La Fabbrica – Oyamada Hiroko

Prima lettura di queste vacanze estive, non conoscevo l’autrice prima di questo romanzo e ne sono rimasta piacevolmente colpita.

Me la sento di suggerirlo non solo a chi si appresta a muovere i primi passi nel mondo del lavoro, ma anche a tutta quella fascia di mezzo troppo “adulta” per talune posizioni o troppo inesperta per altre, a tutti coloro i cui genitori hanno ripetuto per anni “se ti prendono lì sei a posto per la vita”.

A tutti coloro che hanno scoperto le agenzie interinali al loro sbocciare e ne sono rimasti incastrati ancora oggi dopo 20 anni.

Che cosa vuol dire essere un precario?

Quante volte ci siamo sentiti solo un piccolo ingranaggio senza nome all’interno di un processo più vasto? E se questo processo del quale non vediamo né confini né fine non ci mostrasse nemmeno il suo obiettivo produttivo?

Una ragazza dalle 9 del mattino alle 17,30 distrugge documenti avvalendosi di una macchina trita fogli. E’ facile, non serve pensare, non occorre preparazione, indossa il grembiule e infila i fogli, quando terminano ne arriveranno degli altri. “Si prega di non dire a nessuno a quale reparto è stata affidata ed in cosa consiste esattamente la sua mansione, contiamo sulla sua professionalità”.

Un ragazzo viene assunto come correttore di bozze, chiuso nel suo quadrato senza contatto con il resto dei colleghi, la sua penna rossa per le annotazioni, le ore si susseguono l’una dopo l’altra senza comprendere il senso di quello che passa sulla sua scrivania, le bozze talvolta si ripetono, altre sono già state corrette; “fallo con attenzione ma se sbagli qualcosa non è poi così grave, comunque firmali dopo la revisione”.

Un ricercatore viene improvvisamente allontanato dall’università presso la quale opera per essere assunto nella tanto agognata fabbrica, dove ha un dipartimento solo per lui, senza colleghi, senza superiori, senza indicazioni “sappiamo che ci può volere del tempo, ma contiamo su di lei e siamo certi che sia la persona adatta, non si preoccupi, non le corre dietro nessuno, potrebbero servire anni”. Si, ma cosa devo fare?

La Fabbrica è enorme, una città con un fiume, parchi, giardini, vegetazione e fauna a se, un ponte dal quale non si scorgono l’inizio e la fine dello stesso. Uccelli neri più grandi dei corvi che non volano, lucertole che abitano le lavanderie e nutrie onnivore dalle dimensioni di esseri umani.

La morte delle ambizioni in favore di una tranquillità che cancella il pensiero e l’arbitrio mentre si strizza l’occhiolino a Kafka senza rivelarvi segreti tra le righe.

Talvolta un presagio ci sfiora, c’è un mistero da svelare, oppure no? Dobbiamo semplicemente accettare come verità quello che di pagina in pagina viene raccontato dai tre protagonisti?

La lettura è scorrevole, i personaggi umani e credibili, personalmente l’ho apprezzato e letto volentieri, spero vivamente che traducano presto altro di Oyamada che con questo testo ha vinto il prestigioso premio Shinzo per i nuovi scrittori.

SBN: 978-88-545-2217-6

Collana: Bloom

Pagine: 208

Tradotto da: Gianluca Coci

Prezzo: €18,00

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