Heaven – Mieko Kawakami

Leggetelo.

Leggetelo, sopratutto se siete mamme, papà, fratelli o amici di ragazzi in età scolare. Assolutamente, leggetelo.

Se siete insegnanti o avete a che fare con i più giovani: leggetelo, consigliatelo, divulgatelo come potete.

Mieko Kawakami ci racconta in maniera delicata eppure inesorabile la storia di due ragazzini che frequentano la scuola media, apparentemente conducono una vita normale, escono di casa ogni mattina salutando i genitori e rientrano, fanno i compiti, cenano, dormono. Finché l’inferno non li accoglie nuovamente ad ogni rientro in classe.

Gli avvenimenti di questo romanzo sono sassi e pugni nello stomaco, non solo figurati.

Il dolore della violenza, anche verbale ed il suo essere accarezzato e mitigato dall’amicizia.

Un’amicizia che nasce non dalla simpatia ma dalla sofferenza che entrambi i ragazzi vivono. Viviamo quest’ anno scolastico narrato in prima persona dal protagonista, il cui strabismo pare trasformarsi nel pretesto per divenire oggetto di scherno valvola di sfogo per i suoi compagni. Giorno dopo giorno, angheria dopo angheria, gli unici momenti di pace sono quelli regalati da una corrispondenza segreta e qualche incontro con una compagna di classe anch’ella presa di mira dalle compagne di classe per via del suo aspetto trasandato.

I due ragazzi si scrivono, prima timidamente poi sempre più assiduamente, nelle loro lettere non si accenna mai a ciò che vivono sui banchi di scuola ma si raccontano e conoscono. Ho riflettuto spesso su questo tipo di legame, domandandomi in che direzione può portare un rapporto nato dalla sofferenza qualora una delle parti decidesse di porre fine (o quanto meno provare) agli atti denigratori dei coetanei.

E’ un libro emotivamente difficile da affrontare, il nome del protagonista non ci viene mai svelato e potrebbe essere davvero ognuno di noi in un momento della nostra vita, se non ci rivediamo siamo stati fortunati, se ci ritroviamo anche solo in parte nel suo malessere e nelle sue notti insonni questo romanzo ci regala una nota di conforto e comprensione.

Incredibile e a tratti agghiacciante il dialogo tra il protagonista ed uno dei suoi persecutori, un faccia a faccia che vorrebbe trovare la risposta “perché mi tormentate?” “perché proprio io?”. Forse uno dei passaggi più significativi del libro e mi sono ritrovata a rileggerlo una volta terminato.

Un epilogo non epilogo, perché qualunque sia ciò che accade dalla pagina bianca in poi sarà comunque inevitabilmente segnato dal vissuto.

E’ un romanzo breve, si può leggere tranquillamente in un paio di giorni. Qualcuno lo ha definito “tenero”, non sono d’accordo. Sebbene le parole siano scelte con cura e delicatezza non posso definire tenero il racconto di una simile esperienza.

I sette killer dello Shinkansen – Isaka Kotaro

Non so se thriller sia la definizione più appropriata per questo romanzo di Kotaro Isaka, sicuramente la suspense e l’adrenalina non mancano.

Lo definirei piuttosto divertente ed intelligente, ben studiato e con i colpi di scena al momento giusto!

Un gruppo di killer (che non si conoscono tra loro) si trova a a viaggiare sul medesimo treno ad alta velocità, ciascuno con una missione diversa, chi per lavoro chi per motivi personali; ma va da se che per ragioni di sceneggiatura si troveranno presto a doversi relazionare.

I personaggi sono ben caratterizzati, tuttavia a volte paiono poco credibili e leggermente forzati

La scrittura è scorrevole e si presta sicuramente bene come sceneggiatura di un film (pare infatti che uscirà questa primavera il film nelle sale, il cui protagonista sarà Brad Pitt, ma avendo cambiato tutti i nomi non mi è chiaro quale ruolo interpreterà dato che non c’è un personaggio predominante).

Un racconto che intrattiene e diverte senza avere la pretesa di destare chissà quali riflessioni, ma indubbiamente ci ritroveremo a parteggiare per l’uno o per l’altro tra i vari malviventi presenti sul treno.

La mia simpatia tra tutti se l’è guadagnata Mikan, sin dalle prime pagine, mentre ho mal tollerato Ouji, forse perché tra tutti mi è parso il meno credibile sebbene non manchi a tratti di fascino.

Mi rimane qualche perplessità riguardo sia il titolo dell’edizione italiana sia quello che è stato scelto per il film (i cinque killer dello Shinkansen), personalmente avrei tolto numeri per evitare errori e confusione se proprio si voleva rimarcare l’attenzione con “i Killer dello Shinkansen”.

Il titolo originale è Maria Batoru (dove Batoru è la traslitterizzazione di Beetle, una delle possibili traduzioni della coccinella), Coccinella è anche uno dei nostri assassini presenti sul treno, quello più sfortunato e per il quale la legge di Murphy è una regola che non ammette eccezioni. Maria è la donna all’altro capo del telefono con il quale proprio Coccinella interagisce. Sette i puntini sul dorso della coccinella come 7 i dolori di Maria…. coincidenze? Siete curiosi? Considerate che questa è una spiegazione che sono voluta darmi per comprendere l’adattamento del titolo ed alcuni fatti che si svolgono nel libro.

In definitiva non mi sento di consigliare o sconsigliare questo libro, se siete amanti dei romanzi nipponici e come me vi ritrovate a divorare quasi tutto quello che viene tradotto da noi, sicuramente passerete delle ore piacevoli leggendolo.

Se invece cercate un thriller più strutturato oppure avete una pila di libri in attesa, direi che questo può tranquillamente attendere le prossime vacanze.

Personalmente mi è piaciuto e mi ha intrattenuto, ma ripeto, l’ho vissuto come un intermezzo leggero all’interno di una serie di libri molto diversi e in un momento in cui tempo libero ne ho avuto in abbondanza (le vacanze estive).

Dettagli

Autore:Kotaro Isaka

Traduttore:Bruno Forzan

Editore:Einaudi

Collana:Einaudi. Stile libero big

Le Bugie del mare – Kaho Nashiki

In un momento come questo, dove taluni viaggi ci sono ancorapreclusi, la letteratura è diventata una valvola di sfogo importante; mai come in questo momento il non poter pianificare mi risulta quasi doloroso, mi ritrovo così a ricercare nuove esperienze per sopperire una fase (spero di transizione) tanto incerta.

L’approccio con le prime 40 pagine di questo romanzo non è stato tra i più semplici e coinvolgenti, tanti nomi per me difficili di fauna, flora e tradizioni, un inizio quasi accademico che in un paio di punti mi ha portata a pensare “ma succederà qualcosa adesso? …ma quindi?…” 

Siamo negli anni 30, in un isola nel sud del Giappone. Akino vi si reca per un viaggio di ricerca sul territorio e le tradizioni, ma quello che si ritroverà a fare, forse inizialmente inconsciamente, è un viaggio interiore, una profonda riflessione sull’esistenza in un momento tanto delicato per lui, che ha da poco perso, a breve distanza l’uno dall’altro, entrambi i genitori nonché la fidanzata.

Osojima, questo il nome dell’isola, rappresenta un micro universo a se stante, ancora parzialmente incontaminata dal mondo moderno, i ritmi sono lenti, seguono le ore e le stagioni. 

Stupisce che chi abita in montagna non conosca le spiagge e chi le abita, ma siamo ancora in mondi nei mondi, dove le distanze apparentemente più brevi richiedono comunque ore di cammino attraverso sentieri non battuti quotidianamente e pertanto impervi. Dialetti differenti da una parte all’altra dell’isola che necessitano di interpreti locali, tradizioni radicate ed una dolorosa guerra religiosa terminata da poco, che ancora lascia il segno sui figli dell’isola.

Ma il cerchio si chiude molti anni dopo questa esperienza quasi mistica, quando, a distanza di 50 anni, con le guerre ormai lontane il nostro Akino tornerò ad Osojima chiedendosi se quella settimana non fosse il frutto di un sogno.

Se apprezzate Miyazaki sarà come leggere la sceneggiatura di un suo film, non mi sorprenderebbe infatti se un’opera dello studio Ghibli venisse tratta da questo romanzo.

Sarà come un viaggio nel paradiso perduto, o se preferite in una sorta di città incantata dove la magia vi sfiorerà come una brezza senza lasciare prove tangibili. Una nebbia delicata, un miraggio…. O semplicemente una Bugia del Mare.

Dettagli

Autore: 

Kaho Nashiki

Traduttore: 

Gianluca Coci

Editore: 

Feltrinelli

Collana: 

I narratori

Basta un caffè per essere felici – Toshikazu Kawaguchi

L’autore del pluripremiato “Finchè il caffè è caldo” torna a regalarci delle nuove magie accarezzando delicatamente il nostro cuore e, perché no, consolandolo e provando a darci spunti per superare momenti difficili, dolori irrisolti e perdite inconsolabili.

Se è vero che pur tornando nel passato il presente non può essere cambiato, è altresì vero che che il nostro futuro potrà essere diverso da quello che ci eravamo prospettati. Sembra un’equazione difficile eppure è tutto lì, nella durata di un caffè che ci permette.

Le regole sono rimaste invariate:

1. Sei in una caffetteria unica e speciale, aspetta che la Signora vada in bagno, lo fa una volta al giorno
2. Siediti e attendi che il caffè ti venga servito.
3. Tieniti pronto a rivivere un momento importante della tua vita.
4. Mentre lo fai ricordati di gustare il caffè a piccoli sorsi e non alzarti dalla sedia.
5. Non dimenticarti la regola fondamentale: non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

Potenzialmente questi libri potrebbero essere infiniti, e l’autore potrebbe raccontarci tante altre storie che si svolgono in questa piccola caffetteria dove il tempo assume un significato diverso, i cellulari non prendono ed ognuno ha una vita di cui ci mostra generosamente qualche sprazzo.

Personalmente sarei curiosa  di leggere altre storie e vedere come cresce la piccola Miki, ma nulla ci vieta di rileggere queste piccole perle se ne sentiamo la mancanza.

Proprio come il precedente, anche questo libro ci regala una boccata di positività pur commuovendoci, inoltre approfondiamo la conoscenza di chi vive e lavora all’interno del caffè, la verità circa la Signora in Bianco e molto altro.

Vi consiglio di leggere comunque prima “Finchè il caffè è caldo” se non lo avete ancora fatto, perché sebbene le vicende qui siano legate a persone diverse, andiamo davvero ad approfondirne di note!

Per tutte le età, per tutti coloro che hanno una piccola o grande ferita, per tutti, davvero, perché dopotutto, chi non ha di tanto in tanto bisogno di un buon caffè?

Autore:

Toshikazu Kawaguchi

Traduttore:

Claudia Marseguerra

Editore:

Garzanti

Collana:

Narratori moderni

Anno edizione:

2021

Aki Shimazaki – Terzo ciclo

Mi ero ripromessa di attendere la pubblicazione completa di questa nuova pentalogia di Aki Shimazaki, tuttavia l’estate spesso porta con se una bramosia tale di viaggiare laddove ora non è possibile andare… per cui lei ho ceduto ed acquistato quelli editati ad oggi!

Azami, Hôzuki e Suisen sono scorrevoli e delicati, perfettamente coerenti allo stile di lettura cui la Shimazaki ci ha abituati ( dopo Il peso dei segreti e Nel cuore di Yamato ), potremmo definirla minimalista ma onestamente credo che l’aggettivo che più si avvicina sia essenziale.

Nel momento in cui ci immergiamo nella lettura viviamo la parte di storia narrata dal punto di vista del protagonista, diverso ogni volta sebbene legato al precedente e successivo, in ogni libro ci facciamo un’idea degli altri personaggi ed è sorprendente, non appena apriamo il testo successivo, scoprire il pensiero e le motivazioni di qualcuno che avevamo giudicato diversamente, proprio perché raccontatoci da un’esperienza differente.

Quello che apprezzo da sempre in questa autrice è il suo non essere giudicante, il giudizio viene lasciato al lettore qualora abbia voglia di averne uno, ma non è strettamente necessario. Personalmente quando mi appresto alle sue letture preferisco immaginarmi seduta sulle sponde di un fiume mentre sfoglio delle immagini che non hanno bisogno del mio “che bella, che brutta, questa inquadratura l’avrei fatta diversamente” e via discorrendo. Semplicemente posso guardarle per quello che sono, prendere atto e custodire dentro di me una nuova esperienza che non ha bisogno di una valutazione esterna.

Spesso quando leggiamo un libro o guardiamo un film si può aprire un dibattito con se se stessi o con altri circa quali personaggi abbiamo preferito, quali azioni non abbiamo condiviso, quali scelte non ci hanno convinto: è perfettamente normale.

Tuttavia ho imparato che spesso chi racconta una storia non ci sta chiedendo un’opinione, “la nostra” non è sempre fondamentale, anzi forse prima di esprimere giudizi e dispensare consigli dovremmo di tanto in tanto fermarci un istante e domandarci se sia necessario. Evitare il conflitto, evitare di ergersi ad esperto di qualcosa, evitare di dare un peso alla nostra esperienza come se ne avesse più di altre.

Ed è con questo piccolo consiglio che invito alla lettura di questi libri, nell’ordine sopracitato.

I prossimi saranno disponibili ad ottobre 2021 e febbraio 2022, li attendo con ansia e vista la scorrevolezza di questi tre non escludo una rilettura dall’inizio, si lasciano veramente terminare nel giro di qualche ora.

Perché non sto raccontando nel dettaglio la trama? Perché a mio avviso non serve, e se deciderete di acquistarli basta scorrere la terza di copertina, se avete voglia di una lettura piacevole, scorrevole, ma non per questo dai temi leggeri, che vi tocchi alcune corde senza scuoterle ma accarezzandole, sicuramente è una scelta consigliata.

Ho letto in alcuni forum che spesso l’autrice viene considerata “rosa” e che si dedica a trattare e raccontare l’universo femminile; non me ne vogliano coloro che la pensano così, ma non sono d’accordo.

Non tanto perché talvolta i protagonisti narranti sono uomini, ma perché non mi pare che Aki Shimazaki non dia assolutamente un’importanza o un approfondimento diverso a seconda del sesso, anzi, la trovo sempre obiettiva nel descrivere azioni e sentimenti, di chiunque essi siano.

Detto questo, le copertine tendono al rosa ma se siete uomini non perdetevi queste piccole perle!

La Fabbrica – Oyamada Hiroko

Prima lettura di queste vacanze estive, non conoscevo l’autrice prima di questo romanzo e ne sono rimasta piacevolmente colpita.

Me la sento di suggerirlo non solo a chi si appresta a muovere i primi passi nel mondo del lavoro, ma anche a tutta quella fascia di mezzo troppo “adulta” per talune posizioni o troppo inesperta per altre, a tutti coloro i cui genitori hanno ripetuto per anni “se ti prendono lì sei a posto per la vita”.

A tutti coloro che hanno scoperto le agenzie interinali al loro sbocciare e ne sono rimasti incastrati ancora oggi dopo 20 anni.

Che cosa vuol dire essere un precario?

Quante volte ci siamo sentiti solo un piccolo ingranaggio senza nome all’interno di un processo più vasto? E se questo processo del quale non vediamo né confini né fine non ci mostrasse nemmeno il suo obiettivo produttivo?

Una ragazza dalle 9 del mattino alle 17,30 distrugge documenti avvalendosi di una macchina trita fogli. E’ facile, non serve pensare, non occorre preparazione, indossa il grembiule e infila i fogli, quando terminano ne arriveranno degli altri. “Si prega di non dire a nessuno a quale reparto è stata affidata ed in cosa consiste esattamente la sua mansione, contiamo sulla sua professionalità”.

Un ragazzo viene assunto come correttore di bozze, chiuso nel suo quadrato senza contatto con il resto dei colleghi, la sua penna rossa per le annotazioni, le ore si susseguono l’una dopo l’altra senza comprendere il senso di quello che passa sulla sua scrivania, le bozze talvolta si ripetono, altre sono già state corrette; “fallo con attenzione ma se sbagli qualcosa non è poi così grave, comunque firmali dopo la revisione”.

Un ricercatore viene improvvisamente allontanato dall’università presso la quale opera per essere assunto nella tanto agognata fabbrica, dove ha un dipartimento solo per lui, senza colleghi, senza superiori, senza indicazioni “sappiamo che ci può volere del tempo, ma contiamo su di lei e siamo certi che sia la persona adatta, non si preoccupi, non le corre dietro nessuno, potrebbero servire anni”. Si, ma cosa devo fare?

La Fabbrica è enorme, una città con un fiume, parchi, giardini, vegetazione e fauna a se, un ponte dal quale non si scorgono l’inizio e la fine dello stesso. Uccelli neri più grandi dei corvi che non volano, lucertole che abitano le lavanderie e nutrie onnivore dalle dimensioni di esseri umani.

La morte delle ambizioni in favore di una tranquillità che cancella il pensiero e l’arbitrio mentre si strizza l’occhiolino a Kafka senza rivelarvi segreti tra le righe.

Talvolta un presagio ci sfiora, c’è un mistero da svelare, oppure no? Dobbiamo semplicemente accettare come verità quello che di pagina in pagina viene raccontato dai tre protagonisti?

La lettura è scorrevole, i personaggi umani e credibili, personalmente l’ho apprezzato e letto volentieri, spero vivamente che traducano presto altro di Oyamada che con questo testo ha vinto il prestigioso premio Shinzo per i nuovi scrittori.

SBN: 978-88-545-2217-6

Collana: Bloom

Pagine: 208

Tradotto da: Gianluca Coci

Prezzo: €18,00

L’emporio dei piccoli miracoli – Keigo Higashino

Da leggere assolutamente almeno una volta!!

Ne ho terminato da poco la lettura e ne sono rimasta estasiata, non importa che siate o meno appassionati di libri, di cultura giapponese, di un genere in particolare!

L’Emporio dei piccoli miracoli è decisamente una storia per tutti, giovani e grandi, che abbiano voglia di immergersi in una storia a tratti dolce, a tratti divertente, a tratti quasi thriller!

Ci troviamo in compagnia di 3 giovani ladruncoli alle prime armi, i quali durante la loro fuga vengono malauguratamente lasciati a piedi dalla loro auto. Decidono così di ripararsi per la notte all’interno di un vecchio negozio abbandonato da anni conosciuto da uno dei 3 ragazzi. Tuttavia inizia ad accadere qualcosa di strano…. una lettera viene imbucata nella cassetta, si tratta di una richiesta di consiglio. Si da il caso che in passato questo emporio godesse di una certa fama non tanto per le merci vendute, quanto per il fatto che il proprietario dispensasse consigli a chi li avesse chiesti, in forma anonima e con solerzia.

Non ha dunque senso che a distanza di anni queste lettere giungano ancora, eppure… i tre decidono di rispondere, un pò per scherzo, un pò per noia. Ma: dopo qualche istante ricevono a loro volte una risposta. Inizia così un surreale scambio epistolare che porta ben presto i tre a prendere coscienza del fatto che i loro corrispondenti stanno inviando le missive dall’anno 1979. Tra scetticismi e non la notte continua e i lettori verranno coinvolti in diverse storie apparentemente slegate tra loro (ma lo sappiamo che non è mai così, vero?)

E’ un romanzo scorrevole e la magia di fondo si interseca perfettamente senza effetti mirabolanti e senza stupire mai davvero il lettore, si lascia che a destare meraviglia siano le azioni ed i sentimenti, le decisioni dei protagonisti, mentre l’elemento magico rimane come un filo sottile che collega un tempo ad un altro.

Ho sorriso molto mentre scorrevo queste pagine, ho sospirato e mi sono emozionata, ho pensato che mi sarebbe piaciuto averlo scoperto molto prima, nonché che mi piacerebbe rileggerlo tra qualche anno.

Keigo Higashino è un autore che ho scoperto pochi anni fa con “la Seconda Vita di Naoko” (libro molto intenso, morboso e talvolta spietato nonostante la scorrevolezza), per qualche motivo poi erroneamente accantonato, è noto sopratutto per i suoi romanzi gialli e polizieschi, ed effettivamente anche qui non manca l’aspetto investigativo e di ricerca.

Il libro è disponibile sia in formato cartaceo che elettronico!

Buona lettura!

Finché il caffè è caldo – Kawaguchi Toshikazu

Immaginate che sia una giornata molto calda, afosa, forse siete appena usciti dal lavoro o state rientrando da un appuntamento, magari siete in pausa pranzo e desiderate solo un posto fresco dove ritagliarvi un momento di tranquillità.

Passeggiate ma tutti i caffè della zona con aria condizionata che incontrate sulla strada principali sono affollati, le persone vi si riversano all’interno alla ricerca di frescura, è quella la pausa che cercate?

Avete in borsa un libro fermo da settimane che riuscite a leggere soltanto durante i tragitti in treno, oppure avete appena ricevuto la vostra rivista preferita e non vedete l’ora di leggerla, o ancora vi serve semplicemente un istante di pace possibilmente al fresco ed al riparo dalla folla rumorosa.

Mentre passeggiate vi capita di sbirciare distrattamente nelle traverse laterali meno battute ed ecco che una piccola insegna cattura la vostra attenzione, pare proprio esserci una caffetteria proprio lì in fondo alla strada. Pochi gradini vi conducono al piano sotterraneo, la pesante porta di legno si apre con un caratteristico “Dlin” ed ecco un piccolo Caffè pulito ed accogliente, l’arredamento in legno ricorda gli anni sessanta ma è tutto meravigliosamente tenuto e tirato a lucido, non c’è musica in diffusione alle pareti diversi orologi che segnano tutti ore differenti.

Ci sono pochi tavolini ed il bancone con qualche sgabello, una donna in abito bianco siede nel tavolino più distante e legge un libro, un uomo sfoglia una rivista di viaggi e prende appunti, l’unico rumore è quello del sifone per il caffè accompagnato dal suo profumo inebriante. Lasciate pure il vostro telefono cellulare in tasca, qui sotto non c’è campo.

Avete trovato il vostro posto.

Sarà che nei miei viaggi sono costantemente alla ricerca di caffetterie come queste, dove ritagliarmi dei momenti di tranquillità mentre risistemo i miei appunti e pensieri, o semplicemente gustare un buon caffè e fumare una sigaretta prima di ripartire; pertanto sin dalle prime pagine il mio cuore ha avuto una sensazione di calore e nostalgia.

Eppure questo Caffè è speciale, negli anni precedenti circolava una leggenda metropolitana secondo la quale qui fosse possibile viaggiare nel tempo, tuttavia le regole per riuscirvi paiono talmente anguste da disincentivare chi avrebbe interesse nel farlo.

Le uniche persone che possiamo incontrare nel nostro viaggio nel tempo devono essere persone che siano state in questa caffetteria; qualsiasi cosa noi si faccia nel passato il presente non cambierà, c’è soltanto una sedia dove possiamo sederci per fare questo viaggio e non possiamo lasciarla fino al ritorno; non dobbiamo lasciare che il caffè si raffreddi, esso scandisce il tempo a nostra disposizione.

Nonostante questo i nostri protagonisti decidono di farlo, hanno qualcosa di importante da dire, oppure il desiderio di rivedere assolutamente una persona, non importa se il presente non cambierà, la necessità di rivelare i propri veri sentimenti o di proferire quelle parole mai dette è più importante.

Ma è poi vero che non serve a nulla se il presente non cambierà?

In questo racconto dolce ed emotivo impareremo a vivere insieme ai protagonisti l’importanza del momento, perchè ogni respiro ed istante è unico ed irripetibile, esserne consapevoli è importante per decidere cosa dire e fare in “questo” preciso momento, non tra due ore o una settimana.

Lo consiglio vivamente a tutti, indipendentemente da età e gusti letterari. Ritagliatevi un’oretta per ciascuno dei protagonisti e vivete con essi questi momenti, viaggiate con loro ed osservateli come a volerli accompagnare.

Personalmente ho trovato questo romanzo come una carezza, offre spunti di riflessione, fa sorridere, commuove e a tratti posa una copertina sulle ginocchia infreddolite, oppure solleva una brezza nei momenti di afa.

Infine, anche qui abbiamo uno spaccato di realtà su come spesso le relazioni vengono vissute in Giappone. Ogni libro ci da qualcosa, un tassello in più, una virgola, un colore, e sicuramente “Finché il caffè è caldo” fa parte di questi.

Blu quasi trasparente, Ryū Murakami

Blu quasi trasparente di  Ryū Murakami

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Ho atteso per anni una riedizione di questo romanzo, dal momento che la precedente era ormai fuori ristampa da tempo ed era diventato improbabile riuscire a recuperarlo.

Sono come sempre di parte, non posso negarlo, quando mi trovo a dedicare qualche parola ad un autore che apprezzo particolarmente, ma forse è meglio fare una piccola premessa:

Se siete facilmente impressionabili, se lo stomaco si contorce facilmente, se vi fanno impressione descrizioni freddamente esplicite di siringhe, droghe, atti sessuali, malesseri fisici, parti anatomiche: questo libro forse non fa per voi.

Ci troviamo di fronte alla prima opera dell’autore, vincitrice del premio Gunzo nel 1976 ed il cui titolo originale sarebbe dovuto essere Kuritorisu no Bata wo (Burro sul clitoride), ritenuto però troppo esplicito.

Se avete già incontrato Murakami nelle vostre letture non serve invogliarvi, se non lo avete fatto: provateci!

Attraverso le parole e gli occhi del protagonista Ryū ci ritroveremo ora in un campo, ora in un appartamento sporco, assieme a giovani promiscui che trascorrono le ore tra alcol, droghe e sesso.

Non ci sono edulcoranti, tutto quello che accade e viene visto dagli occhi del protagonista viene narrato al lettore senza l’uso di filtri, abbellimenti, addolcimenti di sorta. L’odore acre dell’ananas dimenticato ed ammuffito delle prime pagine salirà alle nostre narici in maniera pungente, lo stomaco avrà dei sussulti fastidiosi. Non ci sono bugie, i personaggi sono quello che sono, non aspettiamoci di scoprire background che ci spieghino cosa li porti a comportare come fanno, perché alcuni agiscono in maniera meschina, perché altri sono così violenti? Da che cosa sono mossi? Queste spiegazioni potremmo provare ad inventarle noi per dare un senso che non viene esplicato, ma non per questo assente.

Non aspettiamoci nemmeno di provare simpatia per loro perché sarà estremamente difficile, ma non per questo sarà improbabile comprenderli, se non tutti, almeno alcuni.

“Ryū, tu sei proprio un tipo strano! Sei da compatire! Anche se chiudi gli occhi cerchi di vedere lo stesso tutta una serie di cose che ti vengono in testa, vero? Non so come dirlo, ma se tu ti divertissi, se provassi veramente piacere nel fare le cose, non dovresti nel bel mezzo metterti a cercare o pensare ad altro, o mi sbaglio?”

Ryū costruisce palazzi e città ma l”enorme uccello nero è qualcosa al quale non possiamo sfuggire. Aleggia minaccioso ed il curatore dell’edizione italiana, Bruno Forzan, ci spiega molto bene cosa rappresenta nelle pagine di postfazione che vale davvero la pena soffermarsi a leggere con calma, magari dopo aver terminato il romanzo, bevuto un caffè bollente e fumato una sigaretta in tranquillità.

Lo si legge in un pomeriggio, la lettura scivola nonostante graffi costantemente e non si arena mai.

Di seguito il link Amazon !

 

Il Paese dei Suicidi – Yu Miri

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Il Paese dei Suicidi – Yu Miri

Questa volta sarei onestamente curiosa di conoscere altre opinioni in merito. Mi sono avvicinata a questo romanzo carica di aspettative, conosco abbastanza bene alcune dinamiche nipponiche riguardo alle costrizioni sociali e le difficoltà che ci si trova a dover affrontare sin dalla più tenera età, l’impegno costante richiesto negli studi e la necessità di sentirsi parte di un gruppo.  Pertanto speravo in un libro che approfondisse o che quantomeno mi raccontasse una bella storia.

E’ scritto bene, una lettura scorrevole, in poche ore si arriva alla fine ma personalmente la parte che ho maggiormente apprezzato è stata la postfazione di Laura Solimando, una bellissima panoramica che va ad approfondire proprio le tematiche di cui sopra, spiegandoci le pressioni a cui si è sottoposti sin da giovanissimi ed il contesto urbano e sociale in cui esse vengono sviluppate.

Il racconto ci parla invece di una ragazza liceale che frequenta un sito destinato ad incontri per suicidarsi, possibilmente in compagnia. Mone vista da fuori è  una ragazza come tante, frequenta una scuola ed ha un gruppo di amiche con cui va al karaoke e a fare shopping, cura il suo aspetto, si trucca, ha una manicure curata, vive in una casa accogliente con la sua famiglia formata dai genitori ed il fratellino minore di 10 anni.

Cosa non va? Mone non vuole morire, ma non ha voglia di vivere e perpetuare ogni giorno della sua esistenza azioni che non le appartengono.

Le amiche che frequenta non le piacciono, ma SI DEVE essere parte di un gruppo per non essere emarginati.

La famiglia non le fa mancare nulla, eppure i genitori sono alle soglie del divorzio, non ci saranno probabilmente molte discussioni sull’affidamento dei ragazzi perché la madre ha già deciso di trasferirsi altrove col figlio minore, capace negli studi e in grado di soddisfare le aspettative della madre.

Il padre pare in qualche modo cercare un avvicinamento con la protagonista nelle rare occasioni in cui è a casa, ma tale obiettivo pare impossibile ora che ha perso totalmente la stima e la considerazione di Mone, la quale ha appreso dal fratellino sia la notizia del divorzio, che quella che il capofamiglia ha una giovane amante da circa una decina di anni.

Mone non vuole vivere.

Si reca quindi ad un appuntamento e qui devo interrompere la mia recensione onde evitare di spoilerare dettagli.

Mi è piaciuto questo racconto? Non molto.

O meglio: trovo che lo stile narrativo sia molto scorrevole ma che non vada mai davvero in profondità. Se le descrizioni degli annunci ferroviari non fossero state così ridondanti avremmo tolto una decina di pagine alla lettura, ma immagino sia un effetto voluto. Sicuramente amplifica il concetto di quanto in realtà sentiamo ogni giorno, che poi lo si ascolti o meno è un altro discorso.

Nonostante non abbia chiuso il libro pensando “fantastico!” mi sento comunque di consigliarne la lettura, è breve e non vi porterà via più di un paio di serate o un pomeriggio, ma vi farà vivere questi due giorni con la protagonista, istante per istante, girovagando tra Shibuya, Shinagawa ed altri posti affollati. Viaggerete in treno con lei e cercherete di capire a cosa stia pensando davvero, vi chiederete se arriverà fino in fondo alla sua decisione oppure se in realtà nessuna decisione è stata presa. Se siete interessati ai contesti sociali, questa lettura può sicuramente offrire degli spunti interessanti.

E poi…cosa penserete di lei? Sentirete empatia? Vi starà simpatica? La troverete irresponsabile o leggera?

Ribadisco infine che la postfazione merita comunque il costo del testo!

Disponibile su Amazon con anteprima di lettura gratuita.