Il Paese dei Suicidi – Yu Miri

img_7194

Il Paese dei Suicidi – Yu Miri

Questa volta sarei onestamente curiosa di conoscere altre opinioni in merito. Mi sono avvicinata a questo romanzo carica di aspettative, conosco abbastanza bene alcune dinamiche nipponiche riguardo alle costrizioni sociali e le difficoltà che ci si trova a dover affrontare sin dalla più tenera età, l’impegno costante richiesto negli studi e la necessità di sentirsi parte di un gruppo.  Pertanto speravo in un libro che approfondisse o che quantomeno mi raccontasse una bella storia.

E’ scritto bene, una lettura scorrevole, in poche ore si arriva alla fine ma personalmente la parte che ho maggiormente apprezzato è stata la postfazione di Laura Solimando, una bellissima panoramica che va ad approfondire proprio le tematiche di cui sopra, spiegandoci le pressioni a cui si è sottoposti sin da giovanissimi ed il contesto urbano e sociale in cui esse vengono sviluppate.

Il racconto ci parla invece di una ragazza liceale che frequenta un sito destinato ad incontri per suicidarsi, possibilmente in compagnia. Mone vista da fuori è  una ragazza come tante, frequenta una scuola ed ha un gruppo di amiche con cui va al karaoke e a fare shopping, cura il suo aspetto, si trucca, ha una manicure curata, vive in una casa accogliente con la sua famiglia formata dai genitori ed il fratellino minore di 10 anni.

Cosa non va? Mone non vuole morire, ma non ha voglia di vivere e perpetuare ogni giorno della sua esistenza azioni che non le appartengono.

Le amiche che frequenta non le piacciono, ma SI DEVE essere parte di un gruppo per non essere emarginati.

La famiglia non le fa mancare nulla, eppure i genitori sono alle soglie del divorzio, non ci saranno probabilmente molte discussioni sull’affidamento dei ragazzi perché la madre ha già deciso di trasferirsi altrove col figlio minore, capace negli studi e in grado di soddisfare le aspettative della madre.

Il padre pare in qualche modo cercare un avvicinamento con la protagonista nelle rare occasioni in cui è a casa, ma tale obiettivo pare impossibile ora che ha perso totalmente la stima e la considerazione di Mone, la quale ha appreso dal fratellino sia la notizia del divorzio, che quella che il capofamiglia ha una giovane amante da circa una decina di anni.

Mone non vuole vivere.

Si reca quindi ad un appuntamento e qui devo interrompere la mia recensione onde evitare di spoilerare dettagli.

Mi è piaciuto questo racconto? Non molto.

O meglio: trovo che lo stile narrativo sia molto scorrevole ma che non vada mai davvero in profondità. Se le descrizioni degli annunci ferroviari non fossero state così ridondanti avremmo tolto una decina di pagine alla lettura, ma immagino sia un effetto voluto. Sicuramente amplifica il concetto di quanto in realtà sentiamo ogni giorno, che poi lo si ascolti o meno è un altro discorso.

Nonostante non abbia chiuso il libro pensando “fantastico!” mi sento comunque di consigliarne la lettura, è breve e non vi porterà via più di un paio di serate o un pomeriggio, ma vi farà vivere questi due giorni con la protagonista, istante per istante, girovagando tra Shibuya, Shinagawa ed altri posti affollati. Viaggerete in treno con lei e cercherete di capire a cosa stia pensando davvero, vi chiederete se arriverà fino in fondo alla sua decisione oppure se in realtà nessuna decisione è stata presa. Se siete interessati ai contesti sociali, questa lettura può sicuramente offrire degli spunti interessanti.

E poi…cosa penserete di lei? Sentirete empatia? Vi starà simpatica? La troverete irresponsabile o leggera?

Ribadisco infine che la postfazione merita comunque il costo del testo!

Disponibile su Amazon con anteprima di lettura gratuita.

 

 

 

La Ragazza del Kyushu

img_3505

Matsumoto Seichō

La ragazza del Kyūshū

Prendere in mano un libro della casa editrice Adelphi è già di per se un’esperienza, la copertina leggermente ruvida, le pagine dal color crema e dal profumo così caratteristico… già questo mette il mio animo in una dolce predisposizione verso il libro che sto approcciando. So che parrebbe non centrare con il testo e la sua recensione, tuttavia credetemi: fa anche questo parte dell’esperienza di lettura.

Kiriko parte dall’estremo sud del Giappone alla volta di Tokyo, dove vuole incontrare un famoso avvocato al fine di chiedergli aiuto. Il fratello della protagonista è infatti accusato di omicidio e rischia la pena di morte; Kiriko pare essere l’unica persona convinta della sua innocenza e non esiterà a dare fondo ai suoi risparmi per intraprendere un viaggio nel tentativo disperato di salvare il fratello.

Ma quanti avvocati esercitano la professione per senso di giustizia e dovere? Chi sosterrebbe un caso simile, dove l’imputato stesso confessa la sua colpevolezza, senza poter emettere una parcella ad un cliente che non ha il necessario per pagare?

In questo noir Matsumoto è crudo e realista, non dà troppo spazio alle descrizioni delle sensazione ma narra il susseguirsi degli avvenimenti con freddezza giornalistica, tuttavia queste emozioni non descritte sono palpabili ed arrivano al lettore senza bisogno di introspezioni messe nere su bianco.

Potete trovare su qualsiasi sito la trama completa del romanzo ed il suo incipit, ma non voglio narrare oltre. Questo libro conta infatti solo 200 pagine circa e si legge velocemente, cattura l’attenzione sin dalla prima pagina e suscita sentimenti contrastanti nel lettore, da che parte vi schiererete? Cosa spererete mentre le pagine si susseguiranno?  Personalmente mi sono ritrovata a sperare soluzioni opposte da un capitolo all’altro.

Kiriko è giovane, ha solo 20 anni, la sua freddezza e forza d’animo sono estremi e risultano quasi “inumani”, rimane un personaggio quasi astratto dall’inizio alla fine; le sue caratteristiche sono forse fin troppo chiare e delineate, non è un personaggio sfaccettato dai mille chiaro scuri, non ci sorprende mai. Personalmente ho sperato in qualche svolta emotiva da parte sua ma la fredda coerenza che la contraddistingue rimane tale dalla prima all’ultima pagina, il che mi ha creato una situazione di disagio per la quale nonostante io consigli caldamente questo libro agli amanti del noir e della letteratura nipponica, non me la sento di annoverarlo tra i miei preferiti.

Tuttavia,  non posso non paragonarla ad una moderna erede di uno dei famosi personaggi di Dumas, certo parliamo di un testo breve, dove il tutto si sviluppa nell’arco di pochi mesi, la caratura letteraria è certamente differente, ma la sensazione di deja vu in me suscitata è stata proprio questa.

Lo consiglio a coloro che conoscono già l’autore e hanno desiderio di completarne la bibliografia, a chi come me è sempre curioso di leggere narrativa del Sol Levante. Gli appassionati invece di noir potrebbero trovarlo un pò noioso e privo di un vero mordente, con una trama forse un pò debole e pochi (talvolta scontati) colpi di scena.

Traduzione di Gala Maria Follaco
Fabula, 348
2019, 3ª ediz., pp. 208, 3 illustrazioni b/n nel testo
Prezzo di copertina: 18 euro

Disponibile anche in formato Kindle su Amazon: https://www.amazon.it/ragazza-del-Kyushu-Seicho-Matsumoto/dp/8845933962/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=JJ9A24NRL6UM&keywords=la+ragazza+del+kyushu&qid=1583745968&sprefix=la+ragazza+del+%2Caps%2C165&sr=8-1

Un’Estate con la Strega dell’Ovest

img_1153

Delicatamente commovente dalla prima all’ultima pagina.

Questo piccolo gioiello vi può scaldare il cuore in una di queste fredde sere invernali, se potete dedicarvi un paio d’ore sul divano, con una copertina, una tazza contenente qualcosa di caldo e profumato da bere, un paio di biscottini e magari il vostro animale domestico (o un peluche…. qualcosa di morbido insomma), ecco, allora vi aspetta una serata dolcissima che vi scalderà il cuore anche per le notti a venire.

Le protagoniste di questo racconto sono Mai: una fanciulla di 13 anni che non vuole più andare a scuola; la mamma: che preoccupata decide di assecondarla ma di non tenere la ragazza in città, bensì di mandarla per qualche tempo dalla nonna: ovvero la Strega dell’Ovest. La nonna si prenderà cura della piccola in maniera discreta, mai invadente, rivelandole una sera che lei è davvero una strega, e che potrà inoltre insegnarle i rudimenti per esserlo a sua volta, in modo da poter meglio gestire la propria vita e le proprie relazioni con il mondo esterno.

Non aspettatevi pentoloni ed incantesimi…. o meglio, pentoloni dove cuocere deliziosa marmellata di fragole selvatiche non mancheranno, ma è nelle piccole attività quotidiane di campagna che Mai troverà le armi per meglio affrontare la propria crescita, lontana dai frenetici ritmi cittadini e dalle difficili e labirintiche dinamiche scolastiche.

Nessuno chiede a Mai perché non voglia andarci, eppure la famiglia accoglie la richiesta e lavora facendo fronte comune per una soluzione in maniera dolce, mantenendo il contatto con la fanciulla, che si trova a combattere con asma e malinconia ma senza mai essere abbandonata a se stessa.

Alla fine del racconto principale, che prende i 3 quarti del romanzo, seguono 3 racconti brevi incentrati sulle protagonisti, altri tre cioccolatini che possiamo decidere se divorare nella stessa sera sul nostro divano, oppure risparmiarli per le prossime.

Mi sento di consigliare questo libro a tutti, indipendentemente dall’età, ma sopratutto a ragazzi adolescenti ed ai loro genitori, perché a mio avviso lo trovo intriso di molteplici chiavi che potrebbero risultare utili nei momenti di difficoltà che inevitabilmente ci troviamo a dover affrontare.

Non si tratta ovviamente delle risposte sociologiche di cui si ha sempre bisogno, né di un saggio su come trattare con chi attraversando un periodo complesso in tenera età, ma di una carezza speziata e come tale a mio avviso va interpretata!

Se lo avete già letto, o avete intenzione di farlo… fatemi sapere a vostra volta cosa ne pensate!

 

Titolo dell’opera: Un’Estate con la Strega dell’Ovest

Editore: Feltrinelli

Pagine 144

Prezzo di copertina: 12 euro

Disponibile anche in Ebook: https://www.lafeltrinelli.it/ebook/kaho-nashiki/un-estate-strega-ovest/9788858835968

Appartamento 401 -di Shuichi Yoshida

img_4335

Editore : FELTRINELLI

Data d’uscita: Febbraio, 2019

Collana: I Narratori

Pagine: 229

Prezzo: 16,00€

 

Conoscevo l’autore per via de “L’uomo che voleva uccidermi” per cui quando lessi la trama di Appartamento 401 rimasi un pò dubbiosa perché mi pareva un titolo totalmente differente e scostato rispetto alla precedente lettura.

Tuttavia l’idea di entrare in un appartamento di Tokyo dove convivono quattro ragazzi dalla quotidianità apparentemente normale non poteva non stuzzicarmi.

Fingiamo di non aver letto la terza e quarta di copertina, fingiamo di non conoscere l’autore ed entriamo a sbirciare quello che accade.

Un appartamento costituito da due stanze da letto, un soggiorno con cucina, bagno e terrazzino.

Kotomi (23 anni, disoccupata) e Mirai (24 anni, illustratrice e commessa) condividono una stanza, mentre la seconda è abitata da Satoru (18 anni, lavora part time) e Naoki (28 anni, impiegato).

Yoshida ci narra la vita di questi ragazzi dal loro punto di vista, uno per volta, seguendo però una linea temporale (quando si interrompe il racconto del primo, attacca infatti la voce narrante del secondo e così via) in modo da non lasciarci mai con buchi nella vicenda. Non sono un gruppo di amici, si trovano a condividere gli spazi ognuno spinto da motivazioni differenti,  non assistiamo a particolari conflitti e nemmeno coinvolgimenti emotivi: semplicemente ognuno fa la sua vita senza dover entrare necessariamente nella sfera privata altrui. Può capitare che si vada insieme al Karaoke o al supermercato vicino, così come può succedere che ci si prenda una sbronza tutti insieme in una stanza, eppure ognuno di essi è solo ciò che gli altri conoscono, come se la vita al di fuori non fosse contemplata, benché ci sia, ovviamente.

Questa routine funzionale subirà uno sfarfallio, proprio come il loro televisore difettoso situato nel soggiorno,  quando un nuovo inquilino entrerà a far parte della loro vita; contemporaneamente alcuni episodi di aggressione si iniziano a verificare nella zona.

Potrei fermarmi qui, anzi, credo lo farò, perché ormai la congettura “ho capito!!” è passata di moda e nessuno cade in un tranello dopo poche righe.

Yoshida è un maestro nel narrare una storia che si lascia divorare in meno di due giorni, tesse una trama thriller seminando indizi ogni due pagine eppure, fino a poco prima della fine, ci siamo totalmente dimenticati che abbiamo acquistato un romanzo di quel genere.

E’ infatti solo nelle ultime pagine che il tutto acquisisce un senso e ci ricordiamo improvvisamente di dettagli fondamentali.

Ho molto apprezzato questo romanzo, non tanto per la trama ed epilogo, quanto per la delicatezza con la quale ancora una volta l’autore ci fa entrare in contatto  con l’animo di un popolo dall’atteggiamento si cortese, ma dalla natura spesso riservata e schiva.

Ed il tutto accade senza perdere, nemmeno per un istante, di coerenza e credibilità.

Mi sento di consigliare questo romanzo non tanto a chi è in cerca di un thriller (temo anzi che costoro ne rimarrebbero delusi, attendendo solo lo sviluppo delle ultime pagine), bensì a chi vuole sbirciare la vita quotidiana dall’interno di un appartamento in affitto, a chi desidera vedere altri angoli di Tokyo, conoscere nuove zone, incontrare protagonisti magari simili a persone che ha già conosciuto e ritrovarle.

Se poi a leggere queste pagine è qualcuno che si è trovato a vivere una situazione simile, magari soggiornando in una Guest house per periodi medio lunghi: non potrete non riconoscere almeno uno dei protagonisti.

 

 

Nel Cuore di Yamato, di Aki Shimazaki

img_2686

Marchio: FELTRINELLI

Data d’uscita: Novembre, 2018

Collana: I Narratori Pagine: 416 Prezzo: 19,50€

 

 

 

 

 

Aki Shimazaki, con questa nuova pentalogia narrata da diversi punti di vista ed in 5 momenti differenti, ci apre nuovamente una finestra sulla storia del  Giappone attraverso le vicende di personaggi assolutamente credibili nella loro straordinarietà.

Nella prima antologia avevamo viaggiato attraverso bombe e terremoti, qui ci troviamo invece a poter osservare la storia economica e politica dal dopoguerra in poi. Non attraverso semplici date e descrizioni di eventi, ma tramite le vicende personali dei protagonisti.

Mentre leggiamo sentiamo il profumo di segreti incofessabili, scelte difficili ed è estremamente difficile non commuoversi di fronte alla delicatezza d’animo con cui vengono affrontati i sentimenti più profondi quali l’amore.

L’amore per la cultura Giapponese da parte dei protagonisti è uno degli ingredienti di questo romanzo: cultura che va compresa, studiata e tramandata, salvaguardata perchè lì sono le nostre radici.

Il desiderio ed i moventi di uomini che dedicano la loro esistenza al lavoro per collaborare ad una crescita economica che coinvolga l’intero Paese.

Ho amato profondamente ogni pagina di questo libro, la prosa è come il precedente scorrevole e raffinata.

Mi sento di suggerirne la lettura un pò a tutti, davvero!

A chi desidera un buon libro, a chi vuole approfondire la storia Nipponica, a chi vuole immergersi in una storia d’amore trovandone più d’una e tutte ammalianti, a chi desidera apprendere qualche sfumatura profumata e delicata dell’animo giapponese. Ma anche a chi è curioso di comprendere cosa spinga un uomo a lavorare così tanto, una donna ad accettare un matrimonio combinato…. e molto altro.

Per me è stato trascorrere ore decisamente belle, e spero vivamente che possa essere lo stesso per molti!

 

“IN” di Natsuo Kirino

img_6042

Mi piacerebbe confrontarmi con alcuni che amano Natsuo Kirino circa il suo ultimo libro pubblicato in Italia: “IN”

L’ho appena terminato e nutro una serie di sentimenti contrastanti.

Partiamo dal presupposto che l’ho divorato in 2 giorni.

Mi è piaciuto? Si.

È scritto bene? Si.

La storia narrata? Bellissima, una storia che si interseca in un’altra, il punto di vista di uno scrittore come protagonista e ricercatore.

L’adattamento? Favoloso come tutti i lavori Neri Pozza affrontati fino ad ora.

Cosa non va allora?

Questo: se sulla copertina anziché Natsuo Kirino ci fosse stato un qualsiasi altro nome avrei riposto il volume, al termine della lettura, entusiasta. Ne sono sicura.

Non sono in grado di trovare alcun tipo di defezione in questa opera. Nessun difetto, la storia funziona perfettamente.

Se non: non ho trovato la mia autrice preferita.

Non ho respirato lo smog alla quale mi ha abituata, non mi ha preso a pugni nello stomaco e non mi ha fatto arrabbiare.

———————————————————————————————————-

Le righe sopra sono state scritte ieri nel tardo pomeriggio, a caldo, pochi minuti dopo l’averlo terminato mentre mi recavo in autobus ad incontrare delle amiche per un aperitivo.

Ovviamente non ho resistito e ho tentato di spiegare loro le mie sensazioni a riguardo, sapevano che tra le varie letture estive avevo posticipato all’ultimo posto questo volume un pò come si lascia per ultimo nel piatto il boccone più succulento.

Forse questo romanzo mi ha fatta arrabbiare, Kirino è come sempre onesta e realista nel dipingere l’animo umano, pertanto era normale che prima o poi avrei incontrato dei personaggi che avrei trovato detestabili, seppure nella loro onestà.

Fin dalle prime pagine ho biasimato i protagonisti maschili, trovandoli così crudeli nel loro essere semplicemente quello che sono: uomini.

Un uomo dice  alla propria amante di esserne perdutamente innamorato e che desidera trascorrere la vita con lei. Non sta mentendo ed il senso di disperazione che si evince anche dalle lacrime e dagli scatti irosi all’idea di perderla non è finzione.

Tuttavia egli tornerà a casa per salvare il proprio matrimonio e si impegnerà anima e corpo nel farlo.

Quante volte abbiamo sentito questa storia? Dalle nostre nonne, mamme, amiche, conoscenti? Quante volte l’abbiamo letta?

“In quel momento lo pensavo davvero” è La Risposta che ci annichilisce. Perchè non è una menzogna, è la crudele, onesta  realtà in una semplice espressione.

Non è solo la protagonista principale, ossessionata dal tema della Soppressione dell’amore, a volerne comprendere il senso ed il modo: ci si rende conto, continuando con la lettura, che recidere ogni legame con l’altro per volontà personale e annientare il suo cuore attraverso l’abbandono e  l’indifferenza sono le uniche risposte possibili se si vuole sopravvivere.

Ma poi è davvero così?

Ho appreso che il volume è idealmente il primo di una trilogia che si ispira ai grandi scrittori del novecento giapponesi; nel romanzo  Midorikawa Mikio è infatti il frutto dell’ispirazione a Hayashi Fumiko,  Tanizaki Jun’ichirō e Shimao Toshio.

Il mio sentimento odierno nei confronti di questa lettura è cambiato rispetto a ieri? Forse si, sebbene mi sia tuttora difficile spiegare in che termini.

Mi piacerebbe davvero conoscere l’opinione di altre persone che si sono dedicate a questa lettura.

 

Disponibile in formato Kindle e cartaceo

Natsuo Kirino
IN
ed. orig. 2009, traduzione dal giapponese di Gianluca Coci
pp. 384, € 18,00
Neri Pozza, Milano 2018

 

Il Peso dei Segreti (Aki Shimazaki)

img_5922

Yukiko ha custodito un segreto per tutta la vita: la mattina del 9 agosto del 1945, poco prima dello sgancio della bomba su Nagasaki, ha ucciso il padre.

L’eredità che Yukiko lascia alla figlia è proprio questo segreto, accompagnato da un altro che si intreccia con altre storie, altri amori ed altri segreti a loro volta inconfessabili.

Una narrativa profonda e scorrevole dove i racconti personali dei protagonisti si intrecciano magistralmente con le vicende storiche della Seconda guerra mondiale in Giappone,  ma non solo: assistiamo ai conflitti con la Corea ed al terribile terremoto che sconvolse il Kanto nel 1923.

Storie che non troveremo nei libri di scuola ma assolutamente credibili nonostante la straordinarietà. Storie che i nonni  potrebbero aver narrato ai loro nipoti giorno dopo giorno preparando una tazza di profumato te’.  Personaggi umani che affrontano la vita, la combattono ma sempre rispettando ciò che le tradizioni impongono loro.

Quale nonno non ha una meravigliosa storia d’amore da raccontarci? Ecco, in questo romanzo l’amore ovviamente non manca, anzi, ma ci viene dipinto nelle sue molteplici forme: l’amore spontaneo, l’amore che si costruisce, l’amore che nasce dal rispetto e dai comportamenti di chi abbiamo vicino, l’amore nato dalla gratitudine.

Ma anche l’amore di due ragazzini che viene distrutto per non infangare l’onore di una  famiglia altolocata.

Posto l’immagine della quarta di copertina dove potete leggere la trama ufficiale, e mi scuso se a mia volta uso l’aggettivo scelto da Elle: un capolavoro. Ma per me di questo si è trattato, una storia di famiglia che si sviluppa nell’arco di mezzo secolo ma che non è solo quella di Yukiko, è quella di migliaia di donne giapponesi e non solo.

img_5933

Raramente rimango così entusiasta al termine di una lettura.

Consigliato caldamente a chi ama il Giappone e desidera approndire tematiche legate alla Seconda guerra Mondiale, a chi desidera immergersi in un storia coinvolgente narrata da diversi punti di vista.

Non nego in alcuni punti un senso di disorientamento, non è sempre facile ricondurre chi sta narrando in quel momento e ricostruire mentalmente in pochi secondi l’albero genealogico, tuttavia bastano pochi istanti di riflessione e la lettura può riprendere fluidamente.

Nota sull’autrice:

Aki Shimazaki (classe 1954) è nata a Gifu, in Giappone, ma vive a Montréal, Canada, dal 1991. I suoi libri sono tradotti in inglese, giapponese, serbo, tedesco, russo e ungherese. È autrice della pentalogia Il peso dei segreti (Feltrinelli, 2016), con cui si è aggiudicata il Prix du Gouverneur-Général nel 2005, di un secondo ciclo romanzesco composto da quattro romanzi intitolato Au coeur du Yamato,  e nel 2015 ha dato inizio ha un terzo ciclo con Azami.

Al momento Il peso dei segreti  è l’unico titolo tradotto in lingua italiana.

Disponibile in formato Kindle e cartaceo su Amazon.it: https://www.amazon.it/peso-dei-segreti-1/dp/8807032104/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1535028975&sr=1-1

Come Sabbia tra le dita (Seichō Matsumoto)

img_5884

Scegliere i libri da portarsi in vacanza si rivela sempre un momento critico, alla fine nel dubbio ne ho portati tre che mi aspettavano impilati sul comodino da settimane, in attesa del momento adatto.

“Come Sabbia tra le dita” si è rivelato una lettura decisamente intrigante e avvincente persino per me che non sono una grande fan dei gialli.

Tuttavia ero incuriosita: sapevo che l’autore era stato uno dei più proliferi in vita (oltre 300 romanzi pubblicati) ed ero stimolata dall’ambientazione in un Giappone degli anni ’60.

Siamo a Tokyo, nella primavera del 1961, e all’alba viene rinvenuto un cadavere sui binari della stazione di Kamata.

L’ispettore  a capo del caso, Eitarô Imanishi, si ritrova a condurre un’indagine in principio infruttuosa quasi frustrante…gli indizi lo porteranno a viaggiare per gran parte del paese che nonostante io abbia visitato talvolta ho faticato a riconoscere.

Siamo agli inizi del boom economico, Ginza è già il quartiere “alto” della città di Tokyo ma le distanze, tra una zona e l’altra della capitale non sono quelle brevi alle quali siamo abituati ai giorni nostri. Si può quindi immaginare quanto tempo fosse necessario per raggiungere le più lontane mete quali Osaka o la zona del Tohoku.

Trascorrono mesi senza che gli interrogativi trovino risposte, tuttavia l’ispettore Imanishi persegue ogni singola pista fino a correlare tra esse alcune morti sospette avvenute in un secondo momento rispetto al primo delitto. Siamo al cospetto di un protagonista caparbio, intelligente, certo, ma che raggiunge l’obiettivo non grazie a lampi di genio tipici di alcuni personaggi ai quali la letteratura ci ha abituati, ma grazie alla metodicità e all’attenzione ad ogni singolo dettaglio. L’illuminazione non arriva grazie al semplice intuito ma va ricercata faticosamente, se necessario camminando per chilometri seguendo i binari di un treno alla ricerca di pezzetti di carta disseminati mesi prima.

Questo è sicuramente uno degli aspetti che mi ha fatto apprezzare maggiormente questo volume.

Alcuni hanno definito Matsumoto un autore pari a Simeon; dal mio canto non sono in grado di esprimere un giudizio coerente a riguardo, in quanto, ribadisco, non sono un’amante del genere.

Tuttavia mi sento di consigliarlo a tutti coloro che hanno il desiderio di una lettura fluida  ma avvincente, ambientata in un contesto sicuramente interessante che ci permette di conoscere altri risvolti di un paese che tanto ci affascina.

Personalmente l’ho apprezzato, prova ne è che l’ho letto in una sola giornata di ombrellone (parliamo di  186 pagine decisamente scorrevoli), e che intendo recuperare anche Tokyo Express, del quale spero di poter scrivere una recensione in queste settimane.

Succede anche a voi, quando vi imbattete in un volume che si rivela interessante, di voler leggere tutto quello scritto dallo stesso autore indipendentemente dalle critiche e recensioni?

Per me è sempre stato così, mi ritrovo ad effettuare ricerche maniacali ovunque per poi scoprire che sto tendando di recuperare qualcosa di editato decenni fa da case editrici che non hanno più ristampato il titolo in oggetto.

 

 

Credits:

Come Sabbia tra le dita (Seichō Matsumoto)

Edito da Mondadori, collana Oscar Absolute, 03/07/2018

Traduttore: Mario Morelli

Disponibile in formato kindle e brossurato su Amazon: https://www.amazon.it/Come-sabbia-dita-Seicho-Matsumoto/dp/8804701196

Tokyo Soup – Ryu Murakami

img_5821

Se non temete un pugno nello stomaco, immagini forti e riflessioni disturbanti ma oneste sull’animo e la psiche umana: allora va bene, lasciatevi accompagnare da Kenji per le notti di Kabukichou, il distretto dell’intrattenimento a luci rosse (ma non solo), di Shinjuku

Kenji è un giovane ventenne che lavora come guida turistica (senza licenza) nei quartieri a luci rosse di Tokyo. La sua mansione consiste nell’interpretare ed assecondare i desideri dei suoi clienti, in modo tale da poterli accompagnare laddove costoro potranno trovare la soddisfazione dei loro istinti.

A sole tre notti dal Capodanno viene assunto da Frank, un turista americano come tanti se ne vedono, come tanti alla ricerca di sesso ed esperienze esotiche eppure…. fin dal principio Kenji sente qualcosa che non va, non si tratta di un evento od un atteggiamento particolare, nè di una frase o un atteggiamento insolito; tuttavia qualcosa nel nuovo cliente inquieta Kenji. Si tratta solo di paranoia date dal tipo di lavoro ed il naturale atteggiamento verso gli stranieri?

Non c’entra nulla il cadavere fatto a pezzi di una studentessa ritrovato poche sere prima, perchè mai Kenji dovrebbe associare un normale cliente ad un omicidio così efferato? Si tratta solo di un turista dopotutto, e la ragazza trovata a brandelli stava praticando “Enjou Kosai” (una forma di prostituzione particolarmente diffusa tra le giovani giapponesi) per cui nemmeno i media hanno indugiato troppo sulla notizia.

Non c’entrano le banconote sporche di sangue con le quali Frank, il nuovo cliente, paga in uno dei bar. La pelle levigata, lo sguardo annoiato, quella luce nello sguardo che talvolta pare spegnersi come un black out improvviso. Le piccole contraddizioni nei racconti di Frank non sono poi così importanti, dopotutto è un turista e sta pagando: può raccontarsi come preferisce, chi è mai Kenji per giudicarlo fintanto che paga?

Eppure il senso di disagio e paura cresce nella mente della voce narrante e nel lettore, pagina dopo pagina, l’inquietudine che qualcosa di tremendo ed irrimediabile stia per accadere diventa sempre più palpabile.

Si tratta davvero soltanto di paranoia?

Tokyo Soup non è soltanto un racconto giallo violento e brutale di quello che può accadere nelle notti di Shinjuku: è un viaggio ed una riflessione sulla la società giapponese da un punto di vista critico ed arrabbiato eppure rassegnato.

L’importanza delle tradizioni nonostante la miriade di priorità moderne, ed il fatto che esse persistano radicate nella coscienza di ogni individuo giapponese indipendentemente dal suo stile di vita non possono non affascinare. La descrizione dei suoni del capodanno, così come il profumo della zuppa di miso sarebbero normalmente fuori contesto in un libro del genere, eppure il tutto si amalgama in maniera coerente.

 

I soli 3 libri di questo meraviglioso autore pubblicati nella nostra lingua non solo sono fuori ristampa, ma introvabili e particolarmente costosi sul mercato dell’usato.

Tuttavia se li avete in qualche su qualche mensola dimenticata della libreria, se vi capita di intravederli in qualche negozio o bancarella non lasciateveli sfuggire, o quanto meno date loro una possibilità.

Tokyo Soup l’ho trovato usato su Amazon.it, se conoscete l’inglese non sarà invece particolarmente arduo procurarselo.

Infine, mi sento di consigliarlo caldamente a chiunque apprezzi la regia di Takashi Miike: Audition per esempio è tratto proprio dall’omonimo libro di Murakami.

 

Credits:

Fuori catalogo – Non ordinabile

  • Editore: Mondadori
  • Collana: Strade blu
  • Traduttori: Tashiro K., Bagnoli K.
  • Data di Pubblicazione: aprile 2006
  • Pagine: 232

 

Il Giovane Robot

Generalmente in estate leggo sempre molto, tuttavia durante queste vacanze pur essendomi portata almeno 3 libri non sono riuscita a portarne a termine nemmeno uno. Il caldo, i panorami meravigliosi ed i profumi del luogo in cui sono stata mi hanno totalmente distolta da quello che da sempre è uno dei miei intrattenimenti preferiti.

Un paio di giorni fa mi sono recata in Stazione Centrale a prendere la mia migliore Amica che finalmente rientrava in città, nell’attesa sono entrata con aria quasi distratta alla Feltrinelli, non avevo bene in mente il titolo di quello che stavo cercando, ricordavo solo vagamente la casa editrice, quando mi sono imbattuta nella copertina che vedete qui sotto.

img_5555

“Il Giovane Robot” di Sakumoto Yōsuke. Edizioni e/o

Subito sono stata incuriosita. Non si giudica un libro dalla sua copertina: corretto. Ma ciò non toglie che sia proprio questa talvolta ad attrarci. Dalla trama non ero riuscita a comprendere se si trattasse di un racconto di fantascienza o qualcosa di differente.

Non ne conoscevo l’autore: Sakumoto Yōsuke, in quarta di copertina è indicato che a 19 anni è stato colpito da una forma di schizofrenia con la quale lotta da anni, ma che ha vinto proprio con questo romanzo un importante premio per autori emergenti.

“Il Giovane Robot” si chiama Rei, veste i panni di uno studente sedicenne ed è progettato per assolvere una missione ambiziosa: portare la felicità agli esseri umani.

Sin dalle prime pagine Rei puntualizza la sua condizione con queste parole:

«Il mio aspetto è quasi uguale a quello umano. Mi rendo conto, però, di essere diverso, perché non provo sentimenti. Se esistessero robot uguali agli umani perfino in questo, come potrebbero avere coscienza di sé in quanto automi?».

Rei non perde mai di vista l’obiettivo per il quale è stato progettato, pagina dopo pagina mi ha accompagnata nella sua quotidianità, sui banchi di scuola, mentre cerca di farsi degli amici non per se stesso ma perchè è così che deve comportarsi per rendere felici i suoi compagni di scuola. E’ studioso e bravo nel ping pong, ma sta attento a non eccedere ovviamente.

E’ di bell’aspetto, riscuote persino un discreto successo con le ragazze, cio nonostante sa fin da subito che non possono esserci relazioni tra gli esseri umani ed i robots. L’impegno che impiega da quando si “accende” è lodevole, un perfetto adolescente giapponese.

E’ tutto qui? La storia già vista e letta in decina di libri, film, manga, serie tv? Il robot che magari può iniziare a provare qualcosa?

No. Non è affatto tutto qui.

Ho terminato la lettura in due giorni, emozionandomi come il protagonista non avrebbe potuto fare (dal momento che non può provare nulla, giusto?). Tuttavia riga dopo riga, pagina dopo pagina gli strati di lettura si moltiplicano, il punto di vista viene allargato, il sorriso iniziale, pur non abbandonandomi totalmente si è trasformato in apprensione.

Rei si trova a dover fare i conti con la complessità dei fragili equilibri che costituiscono le relazioni di qualsiasi natura esse siano; le situazioni inattese si innescano pur impegnandosi al massimo e faranno si che le domande che egli si pone prima di “spegnersi” ogni sera per il riposo di cui necessita siano sempre più simili a quelle degli esseri umani.

Fin dai primi capitoli ci si chiede chi sia quell’uomo dai vestiti sporchi e con un berretto di lana che pare sorvegliarlo da lontano, quando rientra a casa. Che si tratti di qualcuno a conoscenza della sua natura nonostante le attenzioni di Rei nel tenerla segreta?

Mi piacerebbe poter raccontare altro, ma mi rendo conto che non sarebbe corretto. Lo consiglio vivamente a chiunque voglia intraprendere una lettura scorrevole ma non banale. Lo stile narrativo è semplice e adatto a tutti. I temi trattati, così come la storia, ci riguardano indipendentemente dalla nostra età e da quanti anni abbiamo terminato la scuola: proprio perchè di animo umano si tratta.

Uno spaccato della società giapponese già sovente definita “robotica” per i suoi atteggiamenti e rettitudine, quanto bisogna essere perfetti per integrarsi e sopravvivere?

Sakumoto Yōsuke è dotato di una  sapienza narrativa che nella sua semplicità riesce a conciliare non solo i sentimenti, ma anche i drammi dell’esistenza con quel pizzico di humour collocato sempre al posto giusto, mai forzato o esagerato. E’ una sensibilità e delicatezza  tipica di alcuni autori Nipponici, che qui ho ritrovato piacevolmente.

Spero di cuore di poter leggere presto una nuova opera di questo scrittore.

img_5549

Quarta di Copertina

 

 

Credits: “Il Giovane Robot” di Sakumoto Yōsuke. Edizioni e/o

Sito casa editrice dedicata al libro dove è possibile acquistare l’edizione brossurata ed in formato ebook:  https://www.edizionieo.it/catalogue/reply/faa7a2a62f8e773007b2216dc9463250/p1