Appartamento 401 -di Shuichi Yoshida

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Editore : FELTRINELLI

Data d’uscita: Febbraio, 2019

Collana: I Narratori

Pagine: 229

Prezzo: 16,00€

 

Conoscevo l’autore per via de “L’uomo che voleva uccidermi” per cui quando lessi la trama di Appartamento 401 rimasi un pò dubbiosa perché mi pareva un titolo totalmente differente e scostato rispetto alla precedente lettura.

Tuttavia l’idea di entrare in un appartamento di Tokyo dove convivono quattro ragazzi dalla quotidianità apparentemente normale non poteva non stuzzicarmi.

Fingiamo di non aver letto la terza e quarta di copertina, fingiamo di non conoscere l’autore ed entriamo a sbirciare quello che accade.

Un appartamento costituito da due stanze da letto, un soggiorno con cucina, bagno e terrazzino.

Kotomi (23 anni, disoccupata) e Mirai (24 anni, illustratrice e commessa) condividono una stanza, mentre la seconda è abitata da Satoru (18 anni, lavora part time) e Naoki (28 anni, impiegato).

Yoshida ci narra la vita di questi ragazzi dal loro punto di vista, uno per volta, seguendo però una linea temporale (quando si interrompe il racconto del primo, attacca infatti la voce narrante del secondo e così via) in modo da non lasciarci mai con buchi nella vicenda. Non sono un gruppo di amici, si trovano a condividere gli spazi ognuno spinto da motivazioni differenti,  non assistiamo a particolari conflitti e nemmeno coinvolgimenti emotivi: semplicemente ognuno fa la sua vita senza dover entrare necessariamente nella sfera privata altrui. Può capitare che si vada insieme al Karaoke o al supermercato vicino, così come può succedere che ci si prenda una sbronza tutti insieme in una stanza, eppure ognuno di essi è solo ciò che gli altri conoscono, come se la vita al di fuori non fosse contemplata, benché ci sia, ovviamente.

Questa routine funzionale subirà uno sfarfallio, proprio come il loro televisore difettoso situato nel soggiorno,  quando un nuovo inquilino entrerà a far parte della loro vita; contemporaneamente alcuni episodi di aggressione si iniziano a verificare nella zona.

Potrei fermarmi qui, anzi, credo lo farò, perché ormai la congettura “ho capito!!” è passata di moda e nessuno cade in un tranello dopo poche righe.

Yoshida è un maestro nel narrare una storia che si lascia divorare in meno di due giorni, tesse una trama thriller seminando indizi ogni due pagine eppure, fino a poco prima della fine, ci siamo totalmente dimenticati che abbiamo acquistato un romanzo di quel genere.

E’ infatti solo nelle ultime pagine che il tutto acquisisce un senso e ci ricordiamo improvvisamente di dettagli fondamentali.

Ho molto apprezzato questo romanzo, non tanto per la trama ed epilogo, quanto per la delicatezza con la quale ancora una volta l’autore ci fa entrare in contatto  con l’animo di un popolo dall’atteggiamento si cortese, ma dalla natura spesso riservata e schiva.

Ed il tutto accade senza perdere, nemmeno per un istante, di coerenza e credibilità.

Mi sento di consigliare questo romanzo non tanto a chi è in cerca di un thriller (temo anzi che costoro ne rimarrebbero delusi, attendendo solo lo sviluppo delle ultime pagine), bensì a chi vuole sbirciare la vita quotidiana dall’interno di un appartamento in affitto, a chi desidera vedere altri angoli di Tokyo, conoscere nuove zone, incontrare protagonisti magari simili a persone che ha già conosciuto e ritrovarle.

Se poi a leggere queste pagine è qualcuno che si è trovato a vivere una situazione simile, magari soggiornando in una Guest house per periodi medio lunghi: non potrete non riconoscere almeno uno dei protagonisti.

 

 

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