Akihabara…. alla ricerca di un lettore CD!

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Entrata stazione lato Electric Town

Ci sono dei giorni in cui mi sveglio con un desiderio spasmodico di passeggiare per le strade di Akiba, arrampicarmi su per i negozi che si sviluppano in altezza, fare shopping in quegli esercizi che da ragazzina mi sarei solo sognata…. ecco, questo è uno di quei giorni.

Adesso riesco a muovermi abbastanza facilmente in questa zona, ho trovato la via più breve per raggiungerla da Shinjuku spendendo lo stesso prezzo ed una volta arrivata basta seguire i cartelli Electric Town per ritrovarsi nel paese dei balocchi.

Perchè si, la vita notturna è bella e difficilmente vado a dormire presto quando mi trovo a Tokyo, tuttavia parliamo di quella che per molti rappresenta una sorta di Mecca dell’intrattenimento.

Sono sempre stata una fan di manga, animazione, action figure, negli ultimi anni ho iniziato a collezionare bambole di diverso genere e chi mi conosce sa quanto io sia orgogliosa di essere nata il 30 Giugno come la paladina della legge che veste alla marinara, pertanto non stupisce la mia affezione per questo distretto.

La prima volta che mi ci recai rimasi totalmente inebetita e nel giro di qualche ora mi sentii totalmente ubriaca senza aver ingerito nulla.

Se si imbocca l’uscita giusta la prima cosa che si vede nella piazzetta è il Gundam Cafè, ecco, io ci piansi davanti per l’emozione quando mi ci trovai di fronte. Ed io non sono una grande fan di Gundam, tuttavia rappresenta un’era, un pensiero, un’avventura, un mondo; quindi si, mi salì qualche lacrimuccia ma non entrai a bermi un caffè, non ero ancora pronta. Quel primo giorno non riuscii ad acquistare nulla, entravo ed uscivo dai negozi, camminavo con il naso per aria e le musichette che si alternavano da un locale all’altro acuivano il senso di ebbrezza che di lì a poco mi avrebbe sfiancata. Troppe luci, troppe musiche, troppi colori, troppi profumi (un pò forse anche troppa gente?).

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Scorcio della strada principale

Pensi di essere un mezzo otaku (parola decisamente travisata in occidente, meglio non usarla in loco poichè delinea quasi una patologia che è ben lontano dal modo di vivere questo hobby oltreoceano, poi girando per le strade riconosci soltanto i personaggi di Final Fantasy e Yotsuba: questo fu un pò frustrante e ti chiedi “oddio che mi sono perso? Chi sono questi? Voglio vedere tutto!!”

Entravo nei negozi di videogiochi e ne uscivo con una nuova missione: imparare perfettamente il Giapponese per poter giocare a tutti i simulatori di appuntamento e giochi di ruolo per tutte le console sul mercato.  Mi sentivo talmente frastornata che ho pochissime foto di quel primo giorno.

Negli anni ci sono tornata decine di volte ma quel senso di ebbrezza al termine di un pomeriggio trascorso ad Akiba torna sempre a bussare alla mia testa.

Mi ricordo che nel 2012 a maggio ero a Tokyo da sola, avevo pochi soldi e stavo aspettando il 15 del mese per avere finalmente l’accredito dello stipendio, mi serviva disperatamente un lettore cd/dvd e contavo i giorni che mi separavano dalla data fatidica. Mi ero fatta dei giri per la città e in wishlist c’erano due cose: svaligiare i negozi musicali di Shinjuku e acquistare un lettore per poterli ascoltare.

A causa del fuso orario potei prelevare soltanto la notte tra il 15 ed il 16. Ero talmente euforica che dormii 3 ore e la mattina alle 7  correvo (non è vero, camminavo normalmente ma nella mia testa era come se stessi saltellando circondata da fiorellini e stelline colorate) verso la stazione. Ovviamente non avendo ancora scoperto la linea più breve presi il treno che ci metteva 40 minuti. Il sole era già alto nel cielo, la metropolitana era piena ma mi stupii del fatto di essere la sola a scendere ad Akiba. “Ma come? Di solito c’è molta più gente che scende qui, sono già quasi le 8 insomma…”

Quando imboccai l’uscita della stazione rimasi destabilizzata: non c’era nessuno. Mi voltai a controllare la scritta alle mie spalle, ero ad Akihabara senza alcun dubbio e davanti a me c’era il Gundam Cafè chiuso.  Un pò perplessa ma ancora fortemente motivata iniziai a passeggiare per le strade deserte, non ci misi molto a comprendere che i negozi aprono quasi tutti alle 11, molti a mezzogiorno, alcuni (rarissimi) alle 10. Sospirai e mi chiusi all’Excelsior cafè a leggere recensioni su dove acquistare a prezzi convenienti un lettore portatile.

Ero così euforica e piena di energia quel giorno che quando uscii di casa non mi soffermai nemmeno un istante a pensare ad un’evenienza del genere; mi trovavo a Tokyo da due settimane nelle quali avevo sempre trovato tutto aperto, in qualsiasi momento del giorno e della notte. Com’era possibile che Akiba dormisse fino alle 11 del mattino? A metà del mio Iced Coffee ebbi l’illuminazione: ero stata sempre in giro soltanto di pomeriggio e sera. Anche Kabukichou si sveglia tardi ma non avevo ancora avuto modo di accorgermene. Terminai il mio caffè e verso le 10 uscii in cerca del Laox, che pur avendo un insegna enorme decise di nascondersi alla mia vista per cui andai in direzione opposta.

Non ero mai entrata prima in negozi di elettronica così vasti e quello che sembrava dover essere un normale acquisto si rivelò più complesso del previsto. Girai diversi esercizi prima di trovare quello che faceva per me, l’articolo in questione pareva essere più costoso di quanto mi aspettassi ma volevo portare a termine la missione quindi entravo ovunque e mi appuntavo i prezzi più bassi. Nel frattempo il quartiere si stava svegliando, molti negozi avevano già alzato le saracinesche e la strada principale andava popolandosi lentamente. Dal momento che avevo percorso quasi tutta la strada principale dal un lato decisi di attraversare e farla a ritroso per visitare i negozi che nel frattempo avrebbero aperto, ne girai un paio e poi scorsi il famoso negozio che cercavo: era davanti alla stazione. Proprio davanti, come avevo potuto non vederlo? Evidentemente fintanto che non arriva l’orario di apertura rimane occultato come la libreria di Ikebukuro.

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Il Laox di Akihabara – immagine acquisita dal sito ufficiale

Inutile dire che fu proprio qui che trovai il mio meraviglioso, fantastico, superbo lettore DVD e DC portatile, acquistai un Sony in offerta con il tax free a circa 40 euro. Ero convinta di aver fatto l’acquisto del secolo, un vero affare, così saltellando nuovamente attorniata da fiorellini e stelline colorate (sempre nella mia testa, ovvio) tornai verso Shinjuku. Finalmente mi sarei potuta dare allo shopping nei negozi di musica. Avevo acquistato un apparecchio straordinario addirittura dotato di presa scart che avrei potuto collegare al televisore di camera mia (parliamo di un 15 pollici eh… non proprio uno schermo cinematorgrafico) per godermi così ore ed ore di dvd comodamente sdraiata sul tatami! Uno dei momenti più felici della mia vita.

Akihabara è una zona fantastica, e non è necessario essere appassionati di animazione per godersela e divertircisi per ore. A distanza di tempo ho imparato a farci delle vere e proprie toccate e fuga solo atte a visitare quei 3 negozi che mi interessano; ma ci sono forme di intrattenimento per tutti. Qualche volta ho pensato di fare una mappa ed inserirci quelli che sono per me i principali punti di interesse, ma purtroppo se ci so arrivare non li so trovare su un disegno e viceversa;  tuttavia a meno che si cerchi un negozio in particolare credo sia divertente passeggiare e scoprirla pezzetto per pezzetto.

Non ho ancora provato l’esperienza di sorseggiare qualcosa in un Maid Cafè, finisco sempre con il trovarli troppo costosi e una parte di me non sopporta le ragazze che parlano con la vocina stridula e gentile, temo che mi innervosirei e finirei con il trattarle malissimo. C’è un solo Maid Cafè che mi ha avuta come cliente una notte del 2016, ma si trova a Shinjuku ed ha un concept di base un pò diverso.

Akiba vanta anche numerosi locali ottimi dove mangiare, alcuni tra i ramen e i curry più buoni lo ho gustati proprio qui.

Le sale giochi sono sorprendenti e gli Ufo Catcha possono mandarvi sul lastrico ma vale la pena tentare almeno una volta di acchiappare un pupazzino carino della nostra serie preferita. Personalmente ho imparato quasi subito a starne lontana: non sono mai riuscita a prendere nulla che mi interessasse davvero, solo un paio di minuscole pecorelle di peluche color pastello. Tuttavia rimango estasiata ad osservare i ragazzini del posto che con tecnica impeccabile svaligiano gli espositori.  Mentre io sono talmente scarsa che un giorno mentre ci provavo con delle amiche da non so quanto è arrivato un commesso del negozio, dopo avermi chiesto quale mi piacesse ha aperto l’espositore e ha posizionato quello che volevo in modo che fosse più facile da far cadere. Dopo l’iniziale senso di umiliazione ho pensato che tuttosommato me l’ero già ampiamente pagato quel pupazzetto.

Ovviamente anche i posti “per adulti” non mancano, non mi riferisco soltanto a negozi di dvd, riviste ecc, ma a veri e propri mini market di sex toys divisi per pubblico di riferimento. E’ incredibile il numero di ragazze che vi si aggirano testando i vari giochi, da sole o con le amiche. A differenza dei negozi sul genere occidentali qui non ci si sente in difficoltà, è tutto colorato, le musiche divertenti : se non ci si sofferma ad osservare attentamente sembra quasi di essere in un negozio di caramelle. Uno di questi si trova proprio di fianco al famoso Laox….dovesse capitarvi lo consiglio sopratutto alle fanciulle poichè l’atmosfera giocosa che si respira non mette assolutamente a disagio. Inoltre essendo tutto diviso su più piani contrassegnati da simbolini che indicano se si tratta di settore per uomini o donne non si rischia di incorrere in non saprei nemmeno cosa, non avendo mai avuto accesso al piano dedicato ai maschietti!

Solo per i tabagisti Akiba è diventata leggermente ostile negli ultimi 2 anni: le smoking area sono sensibilmente diminuite e all’interno delle sale giochi sono sempre meno gli spazi appositi. Ovviamente nessuno fuma per la strada essendo proibito, ma ho imparato dai giapponesi a munirmi di posacenere portatile: questo consente di potersi fermare in viette nascoste o fuori dai conbini per una pausa sigaretta senza sporcare ed infrangere regole. Per quanto mi riguarda cerco sempre un angolino dove ci sia già qualcun altro che sta fumando, come se questo mi accomodasse quel minimo di autorizzazione necessaria. Nel dubbio rimangono sempre i caffè: lì la smoking area c’è sempre e gli aspiratori fanno miracoli.

Mentre scrivo questo articolo mi rendo conto di quanto altro ci sarebbe da dire e raccontare, nella vita si cambia spesso idea quindi parlerò ancora di Akihabara e preparerò quella mappa di cui accennavo. Senza contare che devo assolutamente fare nuove fotografie a riprova di questo scorcio di Paese delle Meraviglie!

Per concludere, a proposito del mio acquisto del secolo: solo molto, molto tempo dopo scoprii che il mio prodigioso lettore legge solo dvd asiatici per cui qui in Italia non posso nemmeno portarmelo da qualche parte con un paio di film da guardare. Ma non ha importanza, lo strabiliante Sony mi ha accompagnata in ogni mio successivo viaggio in Giappone ed assolve a pieni voti la sua missione: leggere i dvd e cd che acquisto in loco!

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Eccolo qui il Portento!!

Il giorno della Partenza

Passata l’adrenalina del giorno in cui acquisto il biglietto, terminata non soltanto la lista di cosa mettere nei vari bagagli ma anche l’onere di farli,  non resta che attendere l’ora X nella quale uscire di casa.

Sin da bambina i viaggi mi hanno sempre emozionata al punto tale di non riuscire minimamente a dormire durante la notte precedente, e non ha mai avuto importanza il fatto che si trattasse di una vera e propria vacanza o di una semplice gita di un giorno al parco acquatico.

A maggior ragione se si tratta del Viaggio dell’Anno, anche qualora riuscissi a prendere sonno mi ritrovo comunque in piedi alle 5 della mattina pronta per accendere la macchina dell’espresso (il primo di una lunga serie), seguito immediatamente da sigaretta e 20 gocce di Xanax.

I tranquillanti non vanno in conflitto, servono soltanto a placare l’ansia da volo. Già, io sono immensamente terrorizzata all’idea di volare. Non mi piace, ho sempre la paura di qualche catastrofe imminente e il mio unico obiettivo della giornata, a parte pranzare dopo il check in è quello di rimanere inscosciente per quelle 12 ore di sospensione. Quindi le prime 20 gocce di Xanax mi servono a placare l’eventuale tachicardia in agguato.

Dopodichè la prova valigia: provo a sollevarla per capire se sarò in grado di trasportarla agevolmente per le strade di Kabukichou una volta arrivata per rendermi conto puntualmente che no, è troppo pesante: ne segue apertura e sfoltimento fino al raggiungimento dei 19 kg che so essere in grado di trasportare. Perchè non pesarla la sera prima? Ci penso ogni volta, ma sono un’ottimista per natura e pertanto convinta di averla preparata come si deve. Nella mia vita non ci sono mai riuscita… ma perchè perdere l’ottimismo?

Segue fotografia della combinazione (è a prova di ladruncolo improvvisato ma io non sono brava nel ricordare i numeri) e seconda colazione al bar sotto casa.

Voi vi fate belli per i viaggi? Talvolta guardo le immagini di chi si appresta a partire, selfie splendidi e trucco impeccabile, tanta invidia da parte mia che non vado oltre alla crema idratante, un cappello e gli occhiali da sole.

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Partenza del 2016…ma tanto parto sempre vestita uguale.

Da casa mia si potrebbe raggiungere comodamente l’aeroporto di Malpensa con il trenino, velocemente e senza intoppi dovuti al traffico, acquistando comodamente il biglietto on line e tante altri aspetti positivi.

A me piace il Malpensa Shuttle, il bus che parte dalla Stazione Centrale, pertanto prediligo la strada più lunga e perigliosa, anche perchè adoro fermarmi a bere un caffè alla “modica” cifra di 2 euro seduta ai tavolini del bar Motta sul Piazzale della Stazione, proprio di fronte ai bus.

Arrivata in aeroporto seguono altre 20 gocce di tranquillante a scelta tra Lexothan e Valium (di norma Valium, il lexothan è dolce e mi piace quindi tendo a tenerlo per ultimo) mentre pranzo in quello che io definisco “il Nessun Dove” senza che Neil Gaiman ne abbia a male. Una volta fatto il check in (dove mi devo accertare almeno due volte di non avere assolutamente il posto vicino al finestrino) e passati i controlli doganali amo pranzare in quella sorta di limbo, mi da la sensazione di essere in una terra di tutti e di nessuno, come sospesa, si tratta di un punto di vista molto personale e difficile da spiegare, ma è come se tutto il mondo fosse in qualche modo esterno; forse il termine “sospensione” è quello che più si avvicina allo stato d’animo che mi appartiene in quel momento.

Una volta salita a bordo e occupato il mio posto lato corridoio (mi terrorizza l’idea di svegliarmi e scorgere il panorama oltre il finestrino, concretizzerebbe maggiormente il pensiero del volo e mi manderebbe in panico) mi allaccio stretta la cintura di sicurezza e chiedo gentilmente al personale di bordo un bicchiere d’acqua al fine di buttare giù le ultime 20 gocce che mi abbatteranno definitivamente.

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Scattata a tradimento

Volare in mia compagnia non è piacevole.

Sebbene i farmaci mi tramortiscano rendendomi un’ameba ci dev’essere una parte di me estremanemte molesta e fastidiosa. Soffro di un lieve disturbo del sonno che spesso mi fa parlare a caso, inoltre russo e, lo ammetto… nelle fasi di sonno profondo tendo a sbavare un pò, sopratutto se ho preso delle gocce. Inoltre nei rari momenti in cui sono cosciente reclamo cibo, possibilmente un biscotto Grisbì alla nocciola; ma spesso lo reclamo anche nel sonno. Inoltre nonostante io dorma per quasi 13 ore ininterrottamente riesco a fiutare il carrello del pranzo o della merenda ancora prima che si affacci al corridoio. Non so come sia possibile, eppure capita che io apra gli occhi all’improvviso e fiuti l’aria suscitando lo stupore di chi mi sta di fianco e si domanda come possa io svegliarmi esattamente un minuto prima del pasto. Non lo so effettivamente, dev’essere una compensazione di poteri magici che bilancia il mio senso dell’orientamento.

Inutile dire che dopo aver mangiato prendo altre 10 gocce e torno nella mia fase rem.

In volo non bevo caffè (13 ore senza caffè, non dico altro), nemmeno tè od altre bevande contenente caffeina come la Coca Cola, solo succo di frutta e acqua. Questo perchè sono una fumatrice e ciascuna delle bibite sopra elencate richiamerebbe una sigaretta che non potrei concedermi.  Pertanto niente atti masochistici, si torna a dormire sereni fino all’atterraggio.

Sono una di quelle che seppur non batta le mani ad atterraggio avvenuto dentro di se scatena un applauso scrosciante!  Non appena sento le ruote dell’apparecchio posarsi sulla terra ferma ringrazio tutte le divinità di tutti i credi e tutto l’effetto narcotizzante si vaporizza.

Di norma si arriva a Tokyo in mattinata, tra le 9 e le 10 con i voli diretti. Ormai conosco bene Narita, fingo di non sapere nemmeno una parola di giapponese durante i vari controlli, altrimenti si insospettiscono e fanno mille domande alla vista dell’ennesimo timbro sul passaporto:  l’ultima volta mi hanno chiesto di esibire la prenotazione dell’alloggio ove sarei stata ospitata, ero talmente rintronata che ho mostrato loro la prenotazione di un concerto.  Ultimamente mi chiedono se sono per lavoro, studio ecc. Rispondete sempre con un Holiday e non sbaglierete.  Diverso invece il controllo quando si tratta di lasciare il paese del Sol Levante, non vedono l’ora che si levino le tende e normalmente non fanno domande.

A questo proposito mi domando cosa mi diranno a fine ottobre. Già, perchè il mio prossimo viaggio sarà a metà settembre per 2 settimane, poi un mese a Milano e successivamente si riparte per un altro mese. Mi chiederanno se ho dimenticato qualcosa…. in tal caso risponderò di si.

Una volta arrivata nella zona relax indovinate un pò: caffè e poi via verso la smoking area dopo aver settato il wi-fi dell’aeroporto.

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La prima vending machine di Narita

A tal proposito sappiate che è facilissimo: abilitate il wifi, aprendo una qualunque finestra del browser comparirà una schermata in giapponese, in alto a destra scritto piccolo piccolo troverete “english”, da lì date due volte l’ok e sarete collegati perfettamente.

In merito invece alla smoking area di Narita: la prima volta mi ricordo che corsi fuori convinta di ritrovarmi sul marciapiede con altri dodici tabagisti reduci da astinenza forzata….. e invece il nulla. Nessuno, solo taxi e pullman. Nemmeno un posacenere. Al che bisogna guardarsi intorno e…. come per magia si scorgeranno 2 gabbiotti, uno a destra ed uno a sinistra di circa 2 metri per 4.

Ma le smoking area meritano un post dedicato, probabilmente il prossimo!

Sono arrivata, non resta che scegliere se spendere 3500 yen per raggiungere il cuore di Tokyo in poco più di un’ora o spenderne 1000 e metterci un paio d’ore.

 

 

 

I misteri di Ikebukuro

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Il mio primo viaggio a Tokyo risale ormai a diversi anni fa, ed in quella occasione ho soggiornato in una stanza proprio ad Ikebukuro. Dalla volta successiva mi sono sempre occupata personalmente della ricerca di alloggio, inserendo come parola chiave “Shinjuku-Kabukichou”.

Ikebukuro è meravigliosa, la sua stazione ferroviaria è fornita oltremisura, non ricordo esattamente quante linee si intersechino ma stiamo parlando del secondo snodo ferroviario più grande al mondo (ed ignoro quale sia il primo ma non mi vedranno mai).

Ikebukuro è fantastica: locali, bar, karaoke, love hotel, ristoranti e convenience store aperti 24 ore; numerosi negozi per lo shopping di qualsiasi tipo, da qualche parte c’è persino un parco (che non ho mai trovato).

Ikebukuro è sicura: si può girare a piedi a qualsivoglia ora del giorno e della notte in totale sicurezza, i passanti sono gentili e disponibili nel fornire informazioni ed indicazioni (non tra le 8 e le 9 del mattino, a quell’ora difficilmente si fermeranno ad ascoltarvi, ma se vi capitasse ringraziateli a dovere, io avevo sempre con me qualche caramella e cioccolatino).

La stazione di Ikebukuro non è una stazione bensì una città con all’interno supermercati, ristoranti, librerie, fiorai, negozi di abbigliamento, borse, scarpe… il tutto ovviamente su più piani, i bagni sono sempre pulitissimi e ben visibili e ci sono indicazioni per tutto (perfettamente comprensibili) che indicano le varie uscite e direzioni.

Questi sono dati obiettivi ed inconfutabili, nessuno vi dirà mai qualcosa di diverso in merito a questa splendida parte di Tokyo.

Tuttavia….

Ikebukuro è il mio personale inferno, un buco nero dentro al quale una volta entrata non riesco più ad uscire; ed intendo in senso letterale: non riesco nemmeno ad uscire dalla metropolitana il più delle volte, e quando finalmente arrivo allo scoperto ho ovviamente preso l’uscita sbagliata pur seguendo le indicazioni, ritrovandomi così in una parte totalmente nuova e sconosciuta alla ricerca disperata di una smoking area dove fermarmi con calma a fumare una sigaretta e consultare google maps. Cosa che non so fare… per cui se sono sola chiamo la mia socia su Line (il fuso orario? dettagli) e le chiedo di farmi da navigatore.

Mi ricordo con estremo imbarazzo le rare occasioni di quel primo viaggio in cui mi sono ritrovata ad uscire da sola. Una notte non riuscivo a dormire così sono uscita in cerca di un bar aperto, gli svincoli erano troppi e continuavo a girarmi per controllare che l’insegna luminosa della Sakura house fosse ancora lì, alla fine mi sono arresa e sono tornata indietro prima che le strade cambiassero come le scale di Hogwarts e ho finito col passare la notte al caffè dell’albergo che ci ospitava.

Una mattina dovevo andare in posta a prelevare, la mia Amica mi spiegò la strada e disegnò una mappa dopo la mia espressione perplessa al suo “esci dall’hotel, vai dritto e gira alla prima sulla destra”. La posta la trovai… ma ci misi 40 minuti a ritrovare l’hotel.

Questo perchè ad Ikebukuro le strade mutano non appena cambia la visuale, ne sono assolutamente certa. Basta voltarsi a guardare una vetrina un istante e la strada alle nostre spalle è cambiata, magari addirittura è scomparso un palazzo.

La mattina dell’11/11/2011 diluviava, solo in seguito scoprii che ci sono eventi che senza pioggia non potrebbero definirsi tali; dovevo recarmi a Shinjuku per un concerto (che si sarebbe tenuto solo la sera, ma da brava italiana volevo essere fuori dalla live house quelle 9 ore prima “perchènonsisamai”), oltretutto sarebbe stato il primo live della Voce per cui non avevo dormito nulla, ero emozionatissima, ero salita su quel volo essenzialmente per quello e volevo solo correre verso quello che sarebbe diventato il Mio quartiere nei viaggi successivi.

La mia amica aveva 38 di febbre e mi avrebbe raggiunta solo successivamente, per cui ottimista e spavalda mi sono lanciata fuori dall’albergo con la mia mappa verso la stazione, da lì sarebbero state solo 4 fermate, ce l’avrei potuta fare. Si, a prendere il treno ce la farebbe chiunque, oltretutto quelli che vanno in direzione Shinjuku sono sempre contrassegnati chiaramente, il problema fu raggiungere la stazione. Ci misi qualcosa come 45 minuti fermandomi a chiedere a non so quanti passanti, uno di questi dovette aver visto la disperazione sul mio volto affranto, così senza saper dire una parola di inglese (io a quei tempi di giapponese sapevo solo “sumimasen” e poco altro che non è opportuno rivelare al momento) mi accompagnò gentilmente fino all’ingresso della Stazione. Ero commossa, gli regalai un cioccolatino per ringraziarlo e corsi via perchè ormai erano quasi le 11 della mattina e mancavano solo 8 ore all’inizio del concerto.

Il seguito della giornata merita un post differente, volevo tuttavia rendere l’idea di quanto possa essere difficile girare per questo quartiere dalle mille porte dimensionali.

Ricordo che un giorno all’interno della stazione avevo trovato una libreria splendida, una di quelle a più piani che in Italia non sono mai esistite, qualcosa come 8 piani divisi per settore ed argomento, uno dei negozi più belli nei quali io mi sia mai imbattuta. Sono passati anni da allora, ma non sono più riuscita a ritrovarla. Ho pensato che avesse chiuso e puntualmente ogni volta che mi ritrovo a passare per un motivo o per l’altro da Ikebukuro prendo una mappa della stazione, individuo la libreria dei miei sogni ma dopo 40 minuti di ricerca normalmente mi arrendo e prendo un’uscita a caso in cerca della prima smoking area.

Fortunatamente la stessa libreria esiste anche a Shinjuku, tuttavia mi lascia un pò di amaro in bocca che quella che ho scoperto per prima ami giocare così tanto con le porte dimensionali.

Di seguito un estratto della mappa di zona, il lettino indica chiaramente dove alloggiavo, mentre quell’enorme parte viola azzurra è la stazione, la strada sembrerebbe quasi facile a vedersi: avanti un pezzettino, poi si gira a destra su una strada principale ed infine ad un incrocio grandissimo di nuovo a destra.

 

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Estratto della mappa di zona

Potrei raccontare molti altri aneddoti e disavventure legati a questa zona, tuttavia credo di aver reso l’idea, ma sopratutto la sensazione di sconforto ed impotenza che questa parte della città mi riesce a trasmettere ogni volta. Mi rendo conto che possa risultare qualcosa di ironico, ma davvero in qualche occasione mi sono sentita totalmente persa, Ikebukuro è ad oggi l’unica zona che mi faccia sentire lontana e sola. Trovo poi conforto se scorgo una catena di Caffè che frequento abitualmente, come il Becks o l’Excelsior, mi ci fiondo dentro e riprendo fiato. Nonostante io ami le bambole ed un certo tipo di collezionismo credo di non aver mai trovato il famoso Mandarake di questa parte. Ho poi scoperto di non essere l’unica persona con questo problema, evidentemente si tratta di assenza di poteri magici.

Dopo quella prima volta ho capito che il senso dell’orientamento non è propriamente una virtù che mi appartenga, pertanto ho accettato la sconfitta, non avendo bussole d’oro e vari poteri di localizzazione mi sono orientata verso zone a me più congeniali.

Mi piacerebbe leggere di altre esperienze ed opinioni in merito, e magari fare una statistica!

 

 

 

Un biglietto per Tokyo

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Devo partire leggera… e lo zaino è quasi vuoto.

Ogni volta che acquisto un biglietto per Tokyo mi ritrovo con le lacrime agli occhi subito dopo aver ricevuto la mail di conferma dalla compagnia aerea di turno.

Ogni volta, già, nonostante i 7 timbri già impressi sul passaporto… ogni qualvolta il nuovo viaggio si concretizza l’emotività prende il sopravvento.

Le ore che precedono il fatidico “click” spesso sono agitate, con quella sensazione elettrica nell’aria, non ne capisco mai appieno il motivo e quando accade non ho nemmeno ancora guardato le offerte del giorno; semplicemente mi risveglio così: con una leggera tachicardia che non definirei tuttavia negativa. I giapponesi forse userebbero il modo di dire “waku waku”, che per quanto difficilmente traducibile rende bene l’idea come onomatopeica. In quelle ore c’è qualcosa di diverso, inappetenza e tanta, tanta voglia di caffeina. E dopo una tazza di caffè nero bollente con totale noncuranza finisco su un portale di viaggi mettendo il solito “Milano – Tokyo” e delle date plausibili, magari nel frattempo sto fumando la mia Chesterfield rossa alla finestra e non sono ancora totalmente sveglia, semplicemente ho già sfogliato twitter e facebook, visto le news ed ancora intorpidita mi imbatto in un “Milano – Tokyo” 476 euro.

Controllo meglio, pensando si tratti del solito volo con 4 scali per un totale di 72 ore.

No, si tratta di un diretto. Preparo una seconda tazza di caffè, mando lo screenshot della schermata a chi mi conosce bene e accendo il computer. Da qui il passo è veramente breve: essenzialmente organizzativo ma il modo si trova, si insomma era in preventivo no? A questo prezzo meglio approfittare subito, te li anticipo io, lascio la carta di credito a casa, non preoccuparti sulla postepay ci sono.

La giornata prosegue con dosi massicce di caffeina, forse troppa, ma l’adrenalina ne chiama altra ed il batticuore non ha voglia di indugiare nemmeno se male non farebbe, anzi. Ci si deve vedere, parlare, anche se non si partirà insieme, si deve pianificare, guardare le date, cercare case, e sopratutto…. devo avere gli auricolari ben inserite ed ascoltare la mia Voce preferita qualsivoglia tragitto io stia percorrendo. In questa giornata non soffro l’autobus e non ho fretta, i semafori non mi turbano, le biciclette sul marciapiede che suonano il campanello posso anche lasciarle passare, il moccioso che urla come un aquilotto abbandonato sul tram è messo a tacere dai decibel sbloccati del mio lettore mp3 e si…. la mia soglia di tolleranza verso il prossimo si alza a livelli tali da farmi risultare quasi simpatica se non mi si conosce da troppo tempo.

Ho sempre l’agenda con me, adoro gli organizer che acquisto di volta in volta a Tokyo e finisco con il riempire quasi tutte le pagine, ma la cosa che amo di più è fare l’elenco di cosa inserire in borsa, bagaglio a mano e valigia.

Borsa: passaporto, portafoglio italiano, portafoglio giapponese contenente yen avanzati dal viaggio precedente (di norma pochi… il più delle volte si tratta di spiccioli ma se ho i 100 yen per il primo caffè una volta atterrata posso già ritenermi soddisfatta), caricabatterie del telefono, documenti di viaggio, mascherina coprente per gli occhi, xanax, valium, lexothan, sigarette, accendino, una bambola.

Bagaglio a mano: Pantoufle (un coniglio di pelouche di medie dimensioni), cuscino poggiatesta, computer, caricatore pc, console portatile e relativo caricatore (che puntualmente non accendo quasi mai, tuttavia se la lasciassi a Milano si rivelerebbe poi indispensabile, quindi la porto sempre!)

La mia lista è la medesima ogni volta, indipendentemente dalla stagione, eppure sento il bisogno di stenderla ogni volta, forse è ciò che rende concreto il pensiero.

C’è poi la lista dei regali da portare…. e questa ahimè si che varia ogni volta. Tendenzialmente si allunga di viaggio in viaggio poichè se inizialmente non conoscevo nessuno (e tuttavia avevo uno zaino di regali per la Voce), ormai un pò di contatti li ho, pertanto oltre alla lista di cosa portare segue la lista degli amici da incontrare e cosa fare con loro. Sembrerà eccessivamente meticoloso tutto questo, ma se c’è una cosa che ho imparato dai miei amici oltreoceano è proprio l’importanza della pianificazione. Magari non nei dettagli minuto per minuto, ma dal momento che quella che per me è una quasi vacanza per loro è una giornata/serata/nottata ritagliata da massacranti turni lavorativi: è una forma di rispetto stabilire la data ed il luogo con un discreto anticipo e sopratutto rispettarla.

Tornando alla giornata dell’acquisto del biglietto invece…. normalmente si conclude con una (qualche) birra alle colonne di San Lorenzo, perchè va celebrata. Tendo a celebrare molti eventi, lo ammetto, ma il biglietto che mi farà fare scalo a Narita verso le 10 della mattina è qualcosa che non mi permette di tornare semplicemente a casa dopo una giornata di lavoro. Vuole di più… e tendenzialmente quella notte non riesco nemmeno a dormire. Come? L’eccessiva dose di caffeina assunta durante la giornata che si fa sentire? Nah… spesso bevo un caffè dopo cena e non ho nessun disturbo del sonno.