Siamo arrivate a Nagano in una mattina piovosa di maggio, io e la mia migliore amica.
Lo zaino era leggero, l’ombrello stretto in mano, e un nostro carissimo amico ci aspettava (stranamente puntuale) con suo fratello, sotto la tettoia della stazione.
Devo ammetterlo: avrei voluto fermarmi almeno per un caffè — ma niente, via subito!
Per fortuna, sulla strada verso lo Zenko-ji, almeno una smoking area e una vending machine giapponese mi hanno salvata dal crollo.
Nagano ci ha accolte bagnata di nuvole, con le strade lucide e i monti avvolti dalla nebbia.

Prima tappa: lo Zenko-ji, tempio antichissimo che custodisce la più vecchia statua buddista arrivata in Giappone dalla Cina.
Non è visibile a nessuno, eppure la sua presenza sembra respirare tra le pareti di legno scuro.

Abbiamo attraversato cortili e giardini impregnati di pioggia, tra l’incenso che si alzava leggero.
Poi il nostro amico ci ha portate nel cuore segreto del tempio: il passaggio sotterraneo.
Si scende una scala, si entra in un buio totale, si cammina a tentoni, una mano sul muro freddo, l’altra sul cuore.
Nel silenzio, si cerca la Chiave del Paradiso, un anello di metallo che, si dice, garantisce la salvezza a chi lo trova.
Sentire la superficie liscia, lì nel nero più profondo, è un attimo di sorpresa e sollievo: un piccolo miracolo nel ventre di un tempio.
Fuori, la pioggia continuava a cadere, ma non ci importava.
Abbiamo camminato ancora nei giardini, tra statue di pietra e lanterne umide di muschio, respirando un’aria che sapeva di storia e silenzio.



Prima di ripartire, siamo passate per la stazione: Nagano è famosa per le mele, e le vetrine traboccavano di dolci, torte e biscotti ripieni di quella dolcezza unica che solo qui sa di casa.
Ne abbiamo presi scatole intere, da portare a Tokyo per dividerli con gli amici rimasti lì — un piccolo pezzo di Nagano stretto nei sacchetti di carta.
Il tempo era poco, ma non potevamo partire senza un’ultima pausa: una ciotola di soba coi funghi, mangiata in un ristorantino della stazione, tra bagagli e annunci di treni in partenza.
Un momento breve ma perfetto: mani calde intorno alla ciotola, occhi lucidi di pioggia e gratitudine.

Poi un ultimo abbraccio, un ultimo sorriso.
Nagano è rimasta dietro di noi, tra le nuvole basse e l’aroma di mele che ancora sento, se chiudo gli occhi.