Hiroshima… e una parte di cuore è rimasta lì.

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Nel 2018 mi sono spinta per la prima volta un pò più a Sud di questo meraviglioso paese. Mi viene spesso detto che sono “Tokyocentrica” ed in parte è vero, quando mi trovo in Giappone difficilmente mi sposto dalla Capitale, ma credo sia colpa del fatto che nonostante le meraviglie sparse su tutto il territorio… a Tokyo c’è tutto.

Mi hanno spesso consigliato di visitare Hiroshima perchè “si deve fare”, ma una parte di me aveva timore, timore di vedere il luogo che aveva ospitato la tragedia che tutti conosciamo, timore ascoltare i racconti e respirare la storia di persona e non attraverso una cartolina.

In autunno mentre ero ancora in fase di pianificazione il mio artista preferito ha annunciato un concerto in questa città, proprio nel periodo in cui sarei stata in Giappone. Non occorre aggiungere altro, mi rendo conto che la spinta emotiva che mi ha fatto percorrere ore di treno sia discutibile, ma sono il tipo di persona che attraversa gli oceani per la musica.

Sono arrivata in città in una splendida giornata soleggiata di settembre, l’aria mi è parsa così leggera e respirabile e in qualche modo una sensazione di benessere mi ha immediatamente permeata. Ho affittato su Airbnb un appartamento in centro, con la metà dei soldi che costa normalmente nella capitale mi sono ritrovata in una casa con cucina abitabile, camera da letto grande, zona studio, bagno, balcone e ….. armadi!!!! Non mi sembrava vero disporre di tutto quello spazio. Per raggiungerlo dalla stazione non ho dovuto prendere la metropolitana bensì il tram: già, perchè Hiroshima dispone di una fantastica linea tranviaria estremamente capillare ma comoda da usare, a mio avviso più accessibile rispetto ai bus di Kyoto. Girare in tram è bellissimo, personalmente amo il rumore del mezzo sulle rotaie e guardare il panorama anzichè chiudermi nel mio seggiolino della metropolitana.

 

 

Hiroshima si può visitare agevolmente in una giornata, ma esorto a fermarsi almeno una notte per viverne appieno tutte le sfaccettature.

Il mio consiglio è quello di prendere il tram 2 oppure 6 e scendere alla fermata Genbaku-Domu Mae (Atomic Bomb Dome). Non è possibile descrivervi il museo e le immagini non potranno mai trasmettere quello che la visita reale vi farà provare. La prima stanza ci fa immergere nella città che era Hiroshima fino a prima di quel giorno…e pochi passi dopo ci butta al  6 agosto 1945. Impossibile non emozionarsi ed estremamente difficile trattenere le lacrime, sopratutto di fronte ad un ricostruzione in digitale di quanto accaduto.

Mentre mi aggiravo per il museo continuavo a domandarmi per quale assurdo motivo questo popolo aveva meritato una simile carneficina. Questo pensiero mi ha accompagnata durante tutto il mio soggiorno ad Hiroshima, sopratutto ogni qualvolta mi ritrovavo ad interagire con i suoi abitanti.

 

 

Una volta terminata la visita del museo ci si può immergere nella pace del parco e poi raggiungere il Memoriale della Pace. Il monumento rappresenta i resti di un palazzo costruito nel 1915 e destinato ad ospitare fiere ed altri eventi importanti per la città di Hiroshima, i resti del palazzo sono stati preservati ed inseriti nel 1996 tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Proprio qui accanto ci si può sedere per terra e leggere i racconti ed i ricordi di chi visse quel momento, troviamo quaderni tradotti in tantissime lingue tra cui l’Italiano, vale la pena dedicare più di qualche minuto a questo luogo.

Sempre a piedi mi sono poi diretta verso il castello, piccolo se lo paragoniamo ad alcuni altri, ma estremamente suggestivo e collocato nel cuore di un parco meraviglioso.

 

Ma….il motivo per il quale ho lasciato parte del mio cuore qui sono le persone, sono abituata ai ritmi frenetici di Tokyo, specialmente di Shinjuku.

Mi è capitato di entrtare in un convenience store per acquistare una bottiglietta di Oujicha (ho finalmente trovato un tè che mi piaccia); una volta arrivata alla cassa la signora mi ha chiesto se volessi un sacchetto, le ho risposto che lo avrei bevuto subito perchè era molto caldo quel giorno ed avevo sete, lei ha sorriso e mi ha detto ” si ma copriti perchè la sera qui fa freddo”.

Si è trattato di un breve scambio di battute eppure io sono rimasta così felicemente sorpresa e mi sono ritrovata a sorridere come una bambina mentre bevevo il mio oujicha ghiacciato. Non mi era mai successo che mi rivolgessero una parola più del dovuto nei convenience store.

Le persone con cui ho avuto modo di interagire, (sebbene con il mio giapponese veramente molto limitato) si sono dimostrate, senza eccezione alcuna, non soltanto estremamente gentili e disponibili, ma sorridenti e curiose, propense al dialogo ed allo scambio. Un’altra signora mi ha addirittura spiegato come togliere l’amaro dai cetrioli dopo aver intuito che ne fossi particolarmente ghiotta.

Sono stati due giorni in cui il mio cuore è stato costantemente riempito di sorrisi e dolcezza, e più queste persone si dimostravano sensibili e comunicative e più quel pensiero a cui accennavo sopra si faceva insistente “perchè a queste persone è stata fatta vivere un’esperienza così crudele?”.

So perfettamente che si tratta di una domanda infantile, la storia la conosciamo tutti e le guerre non hanno cuore, tuttavia è difficile, almeno per me, discernere ragione e sentimento.

Hiroshima mi ha accarezzato il cuore.

Per questo motivo una parte di esso è rimasta lì in attesa di tornarvici e di visitare anche Miyajima, l’isola vicina che purtroppo questa volta non ho avuto il tempo di vedere.

Mi piace l’idea di non aver ancora “finito”, mi dà l’alibi per poterci tornare. La prossima volta non credo visiterò nuovamente il museo a meno di non doverci accompagnare qualcuno, ma anche in quel caso è possibile che io decida di attendere in un caffè della zona. Non credo di volermi sottoporre ancora a quella tempesta emotiva e temo che non sarei in grado  trattenere le lacrime nemmeno questa volta.

La mia gita in questa città si è conclusa con il motivo per il quale ero stata spinta a prendere il treno: un concerto acustico tenutosi  all’ultimo piano di un grattacielo, e dal quale si poteva ammirare una splendida vista.

E’ stato uno dei live più intensi ai quali io abbia mai assistito. Adesso è difficile asserire con certezza a cosa vada attribuito il merito. La location con vista mozzafiato? Il mio sgabello in prima fila davanti al microfono? La performance perfetta e toccante, che ha incluso la mia canzone preferita di tutti i tempi e che non viene mai suonata dal vivo?

Normalmente ai concerti non socializzo molto, ad altri fan non piace interagire con gli stranieri e difficilmente si attacca bottone. Ma non qui: dove mi sono ritrovata a parlare del fatto che venissi dall’Italia, che il giorno dopo sarei andata a Fukuoka e che allora ci saremmo rivisti.

Non ho parlato del cibo: ma sappiate che c’è un museo dedicato agli okonomiyaki, ed è proprio uno dei piatti che ho assaggiato per cena, ovviamente delizioso!

Grazie dal profondo del cuore Hiroshima, aspetto il giorno in cui ci incontreremo di nuovo.

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