Cercando il Giappone a Parigi

Ho voluto smettere di contare i mesi che sono trascorsi dai miei ultimi giorni a Tokyo, così come ho smesso di monitorare le news quotidianamente alla ricerca di uno spiraglio che accenni un qualche tipo di riapertura anche per il turismo individuale. 

In realtà non ho però smesso di dare un’occhiata alle tratte aeree delle varie compagnie e agli alberghi abituali dove normalmente soggiorno.

Questi mesi (dovrei dire anni…ma sono pochi e la parola “ mesi” pare più leggera) di incertezza ed interrogativi hanno suscitato emozioni così altalenanti al punto che se vi fosse una trascrizione emotiva forse susciterebbero ilarità. Già, perché si passa da un “ma si dai, quando riapre riapre, intanto brindiamo al nuovo anno!!” ad un “chissà quando e se….. vabbè beviamoci su”.

Sempre in alcol finisce, ma con uno stato d’animo totalmente differente. Euforia e tristezza, entusiasmo e rassegnazione. L’altalena emotiva: che giostra meravigliosa, vero?

E intanto cosa si fa? Si vive il momento, si prende il meglio, si organizzano uscite, si va ad i concerti che hanno ripreso, si cena fuori, si passeggia in Darsena e si parte, si acquistano biglietti aerei e si pianificano escursioni in altre città europee meravigliose!!

Andiamo a Parigi? Yeah!!

2 volte a distanza di pochi mesi? Evviva.

Non vi narrerò della vacanza parigina di fine marzo, poiché questo è un blog sul Giappone. Quindi perché dovrei raccontare quella di questi giorni?

Poiché a Parigi esiste un frammento di Giappone in grado di scalfire il cuore di chi come me si era detto “e chi ci pensa a Tokyo? Quando sarà sarà, intanto Vive la France!!!”

Ed io la Francia la amo davvero tanto, chi mi conosce può testimoniare la mia adorazione nei confronti di questa nazione e di chi la abita.

Insomma, prima di partire vengo a sapere che c’è una libreria giapponese molto fornita (a quanto pare lo sapevano tutti i miei conoscenti tranne me), andiamo a farci un salto, è vicino all’Operà e dal momento che l’ultima volta non ero riuscita a vederla e le precedenti era tappata per lavoro è parsa l’occasione perfetta per acchiappare capre e cavoli!

Percorriamo il boulevard e quando sappiamo mancare poche decine di metri la pioggia incessante invita a fermarsi per un caffè, ovviamente all’aperto ma riparati dalle tende, mentre sorseggio il mio cafè creme mi accendo una sigaretta ed alzando lo sguardo leggo Takumi Cheesecake. Per un attimo rimango perplessa, guardo meglio e poco distante riconosco il logo di kuroneko yamato.

Takumi original Japanese Cheesecake

Terminiamo la pausa caffè e ci addentriamo nella strada della libreria, i palazzi sono quelli meravigliosi che sappiamo avere Parigi, eppure  le vetrine e le insegne sono un susseguirsi di kanji, hiragana e katakana che mi ritrovo a scorrere come fossi una bambina delle elementari che riesce finalmente a leggere il primo libro di favole. Anche i profumi sono quelli che escono dalle botteghe giapponesi. Un leggero senso di smarrimento unito alla sensazione di essere a casa, mi riesce davvero complicato descrivere a parole. 

Arriviamo alla libreria Junku, mi sembra di essere da Kinokuniya (grande catena di librerie molto presente sul territorio nipponico), dove al piano terra ci sono libri di ogni genere, riviste, manuali di lingua, libri per ragazzi e bambini, dizionari, sento un nodo alla gola mentre sfoglio una versione giapponese illustrata di Biancaneve. L’inconfondibile profumo della carta, il vociare soffuso delle commesse che parlano tra loro in giapponese, i bambini che si siedono a sfogliare grandi libri puzzle. Articoli da cancelleria, quaderni, qualche gadget. Andiamo al -1 ed eccoci praticamente all’Animate, dove ogni corridoio sembra un piano diverso dell’omonimo negozio. Non vedevo così tanti artbook tutti insieme dal mio ultimo viaggio, lo stupore nel trovarne di davvero recenti, edizioni speciali di manga, un super reparto yaoi (….il mio tallone d’Achille) e ancora quell’odore inconfondibile di carta giapponese.

Onestamente ho perso la nozione del tempo. 

Il piccolo tour è continuato tra altri negozi di vario tipo, dai botteghini di ramen alle panetterie in stile giapponese con gli immancabili kareepan e melonpan. Negozi di alimentari con le immancabili ramune ma dove ho trovato uno dei miei drink estivi preferiti: il mughicha (tè d’orzo, rinfrescante ed adatta anche ai più piccoli per via della mancanza di teina e caffeina).

Eravamo ormai entrati in questa spirale giapponese e non avevamo alcuna intenzione di uscirne, un po’ come bambini in un parco giochi “uh guarda: c’è lo shampoo tsubaki! Gli onigiri!! La fluffy cheesecake! L’oujicha! Rilakkuma! Ecc ecce cc”. 

Mugicha mon amour!!

E poi, sulle vetrine di molti negozi un piccolo poster: MATSURI, ma davvero? Un matsuri a Parigi? Ma quando? Proprio in questi giorni? Cosa fai, non ci vai? Ovviamente ci vai, anche se dista 2 ore a piedi ma siccome sei fermo sulla tua decisione di fare lunghe passeggiate nulla ti fermerà, nemmeno la strada che ad un certo punto diventa deserta e poi malfrequentata, nemmeno il campo di tossicodipendenti nel quale passiamo ignari e in silenzio (impauriti, tanto, ma ormai eravamo lì e il navigatore non forniva strade alternative) insieme ad altre due fanciulle in yukata che ci precedevano a passettini svelti di fronte a noi, e no, nemmeno la polizia che ci ha fermato una volta usciti dal campo per chiederci cosa facessimo lì in mezzo: gli abbiamo mostrato le locandine dell’evento e spiegato che eravamo turisti. Ci hanno praticamente detto che eravamo degli imbecilli ed eravamo stati fortunati, di fare una strada diversa al ritorno e tanti saluti.

Ma alla fine ci siamo arrivati al matsuri, e ne è valsa la pena! Non immaginate la classica festa dove si affiancano una dopo l’altra infinite bancarelle di cibo, si trattava comunque di un evento più piccolo, dove non mancavano ovviamente takoyaki ed altre leccornie, ma vi erano bancarelle di giochi in legno, kimono, spazi con dimostrazioni di karate, un ampio spazio per l’esibizione del taiko, un capannone interamente dedicato alle degustazioni di sake ed altro ancora. Ma, indipendentemente da questo, è stata proprio l’aria festosa a valerne la pena. Famiglie francesi e giapponesi con bambini che giocavano alla pesca dei pesciolini e si divertivano sotto un sole che ci ha regalato una discreta abbronzatura!

La locandina del Matsuri! Se ne avete voglia fate un giro su googlemaps a piedi per Parigi che vi conduca alla Cité Fertile!

Tra i vari stand presenti c’era anche quello della Japan Airlines, era l’unico senza coda e per un attimo mi ha sfiorato il pensiero di chiedere “si, bello che ci sia una tratta diretta ma…avete intenzione di riaprire a breve?” . Un pò per la paura della risposta, un pò perché i giapponesi non amano dare risposte negative, non me la sono sentita di ascoltare qualcosa di evasivo e ho tirato dritto. Chissà, forse non sono stata l’unica ad elaborare questo pensiero dato che come accennato non vi era nessuno a richiedere informazioni.

Insomma, questa vacanza ci ha regalato infine anche un pezzetto di Giappone, il che non fa che accrescere il mio amore già grande verso la città meravigliosa che è Parigi (nonostante lo spavento della zona sopracitata!).

Da un lato avrei potuto dilapidare una fortuna dato che in ogni singolo negozio (sopratutto in libreria) c’era qualcosa che mi piaceva ed interessava notevolmente, tuttavia a parte la mia bottiglia di mugicha non mi sono portata via nulla.

E’ difficile spiegare, da un lato sicuramente vi è il fatto che non avessi oggettivamente bisogno di nulla (quando mi servono creme o altro mi arrangio comunque con gli acquisti dal Giappone e gli amici che abitano lì mi danno una mano), ma non credo si sia trattato solo di questo. A pensarci ora credo che in cuor mio ci fosse il silenzioso augurio “aspetta, compralo a Tokyo, adesso in realtà non ti serve”.

Quindi, nonostante i buoni propositi del non pensarci troppo e non pianificare fintanto che non vi sono certezze, è evidente che il sentimento nostalgico c’è e si fa sentire, diversamente non avremmo trascorso tante ore in queste zone e sopratutto non ne saremmo usciti a mani vuote.

E’ stato un piccolo viaggio nel viaggio, un’esperienza dolce ed avvolgente come la fluffy cheesecake di Osaka, che non vedo l’ora di mangiare quando tornerò a volare oltreoceano.

Se avete intenzione di passare per Parigi e vi manca il Giappone concedetevi questa piccola escursione etnica, ne varrà sicuramente la pena vi regalerà una dolce sensazione di deja vu!

Ho citato solo alcuni dei posti a tema giapponesi in città, e postato pochissime foto perché non ne ho fatte altre, mi sono goduta in prima persona profumi, sapori e colori lasciando lo smartphone in borsa ma se avete bisogno di approfondimenti o informazioni chiedete tranquillamente o navigate on line, ci sono tantissime informazioni a riguardo!

Non sono multitasking.

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Non riesco a tenere la musica di sottofondo, non ne sono mai stata capace.

Sin da ragazzina, quando i miei compagni di scuola mi dicevano di studiare con la radio o una cassetta nel mangianastri. Non che non ci abbia provato, ma immancabilmente finisco col focalizzarmi su uno degli strumenti captati dalle mie orecchie (nel 99% dei casi sulla voce).La Voce è sempre stata lo strumento che maggiormente fa vibrare le corde della mia anima, indipendentemente dal genere musicale. Ho sempre seguito pochi artisti anche per questo, se la voce non mi crea emozioni dopo un paio di brani mi annoio.


Andare a ballare in discoteche con musica new wave o rock mi è sempre piaciuto ma nel momento in cui partiva un brano particolare mi ritrovavo puntualmente a cantare e ballare da sola.


Non posso leggere se ascolto quello che mi piace, non posso concentrarmi sul lavoro, su un pacco da fare; mi capita di scendere alla fermata sbagliata dell’autobus o di non salirci se mi passa davanti.Se sono in giro a piedi  faccio attenzione ai semafori per puro spirito di sopravvivenza ma non mi rendo conto di essere arrivata. Una volta una bambina mi ha investita col suo monopattino.Posso cucinare qualcosa di semplice che so fare in automatico, ma non sono in grado di seguire una ricetta nuova o complessa.

Non sono multitasking.


Ieri per esempio mentre tornavamo da una gita in auto è partita una playlist dei Kαin e ho salutato il navigatore, la mia testa è tornata a quando ho ascoltato quel brano per la prima volta dal vivo, alla gestualità tipica durante quei concerti, a cantare e gli occhi inumiditi hanno faticato a trattenere un pianto che in quel momento era di pura nostalgia, accompagnato dall’incertezza del non sapere quando sarò nuovamente in grado di vivere un’esperienza del genere.

Capita anche a voi?

Cosa c’entrano queste parole con Tokyo? 

A Tokyo finisco con il dormire veramente poco, sopratutto i primi giorni quando sono ancora sopraffatta dall’adrenalina, una sera, saranno state le 23, mi sono infilata gli auricolari e sono uscita di casa. Ho percorso la deserta stradina di Shin-Okubo dove alloggiavo in quel periodo, ho poco senso dell’orientamento per cui faccio sempre le stesse strade per non perdermi. Eppure rimebro perfettamente “quella” sera in particolare ed i dettagli.  Mentre ascoltavo la musica osservavo distrattamente le vending machine di bibite ho controllato di avere in borsa sigarette, accendino e posacenere portatile, alla fine della stradina c’era un negozio di fiori chiuso ma sulla strada principale era quasi tutto aperto, ho sorriso al poliziotto ed ho attraversato la strada per raggiungere l’altro lato della strada ed entrare al seven per comprarmi una birra fresca ed un accendino. Di fianco alla stazione JR di Shin Okubo c’era una grande smoking area, non ho percepito il rumore della lattina che stappavo e il click d’accensione dell’accendino, ho tolto un auricolare e l’ho riacceso due volte. Durane quella singola sigaretta ho visto passare due treni sopra di me, poi mi sono incamminata per la strada che conduce a Shinjuku est.

E’ la strada che costeggia la ferrovia, passano pochissime auto, c’è una piccola corsia destinata ai pedoni ed un paio di ristoranti coreani. Mi piace fare quella strada, è tranquilla e so esattamente dove sbuca, so anche che le altre parallele portano più o meno nello stesso punto ma ogni volta che ne ho imboccata una mi sono persa. Pertanto quella sera, dato che stavo ascoltando musica non potevo permettermi di ritrovarmi chissà dove. Il profumo pungente del curry indiano mi ha indicato che la strada era quasi finita, ho attraversato il sottopassaggio e mi sono fermata alla smoking di fronte allo Yunika Vision dove stavano trasmettendo un estratto di un concerto di Shogo Hamada. Mi sono guardata intorno, la luce abbagliante dello Yunika si mischiava con quella del Pachinko sull’angolo, c’era tanta gente, come sempre. Non ho smesso di cantare mentalmente quello che ascoltavo, ho pensato che forse un riso al curry non sarebbe stato male, o una soba. Mi sono incamminata verso Kabukicho e la folla andava intensificandosi, nulla di strano, ma poi un altro profumo ha iniziato a solleticare le mie narici, qualcosa alla piastra forse, si stava svolgendo un matsuri. Sono rimasta affascinata, sicuramente ci doveva essere confusione ma mi sono ritrovata in un film dove la colonna sonora era quella del mio iPhone. Ho acquistato dei takoyaki e mi sono seduta sui gradini del tempio, che strano questo takoyaki, ma cosa c’è dentro? Non posso sputarlo per controllare…manda giù, scotta, poi ci penserai e cercherai di capirlo dal prossimo, mi serve una birra. Acquisto una birra, 600 yen, ma come, così tanto? La stessa birra al combini costa 328, pazienza, non posso certo andare al seven più vicino poi tornare qui, si raffreddano i takoyaki. Mi risiedo sui gradini e guardo le botti vuote di sake appese intorno a me pensando “che bei regali”, mi cade l’occhio su un baracchino di palloncini di One Piece e Doraemon, di fianco hanno delle chocobanana che mi fanno paura, le mele candite però sono buone. Ah, ma ho i takoyaki, adesso scottano meno, posso mordere e vedere cosa c’è dentro. Una nuvola di fumo mi investe, due ragazzi si siedono di fronte a me con delle seppie giganti fumanti, faccio rotolare il takoyaki nella salsina e lo addento piano, come diavolo fai ad avere ancora la temperatura della lava? Ma resisto e lo osservo, c’è un uovo! Cosa ci va un uovo qui dentro? Com’è piccolo poi! Buono, ah, non è sodo, è barzotto, ma questi takoyaki sono una bomba! Faccio un sorso di birra e mangio il terzo, questa volta in maniera consapevole. Sospiro contenta, skippo la traccia che è appena partita perché si, la band è sempre quella ma la canta il chitarrista e non mi fa impazzire. Faccio un paio di foto e vado alla smoking area del matsuri, abbandono i takoyaki rimasti nel cestino e faccio un paio di foto al tempio, da qui si vede meglio, finisco la birra mentre fumo e noto il baracchino dell’amasake. Che buono, ma non fa così freddo, speriamo che vendano tanto lo stesso, quel signore era stato così gentile l’anno scorso mentre mi porgeva il bicchierino di carta bollente invitandomi a stare attenta a non scottarmi. Ormai sono in giro, potrei andare al Loft, controllo se ho con me carta e penna, si le ho, bè in effetti potrei farci un salto, tanto è qui dietro, devo solo uscire dalla parte giusta del Matsuri. Se lì c’è la chocobanana e più avanti quello delle mele candite sono dalla parte giusta.  Forse so un un pò di pesce grigliato e fritto ma tanto non devo incontrare nessuno. Forse se passerò tra le chocobanane, la frutta candita e lo zucchero filato avrò un odore diverso. Avevo messo il profumo prima di uscire? Figurati, non mi sono nemmeno truccata, ho infilato i primi jeans che ho trovato e gli occhiali da sole. Li ho ancora su? Cavoli Tokyo è proprio illuminata a giorno stasera, non me ne ero resa conto. Ah, i pantaloni sono strappati, pazienza, tanto sotto ho i boxer. Vado a farmi un drink poi torno a casa, si, tanto ormai sono fuori e mi sono svegliata. 

L’unica cosa che posso fare, mentre ascolto musica, è scrivere.

Non scrivere recensioni, per quello mi serve il silenzio assoluto, ma lasciare correre i miei pensieri e le mie emozioni come in questo momento. Non riesco a fare altro. Forse per quello faccio un uso che è più un abuso dei puntini di sospensione (ma sto cercando di controllarmi). Eppure, per qualche strano motivo, alcune cose come quello spezzone di serata appena raccontata rimangono come disegnati perfettamente nella memoria. Non solo le cose che ho visto ma i pensieri, e posso garantire che la mia memoria non è assolutamente degna di nota. 

 

 

 

Il Matsuri di Hanazono Jinja

Matsuri letteralmente significa festa, ed è un’esperienza meravigliosa alla quale partecipare se si ha la fortuna di capitare in uno di quei giorni. Consiglierei di controllare prima ma…. Io personalmente me ne sono dimenticata per anni, affidandomi alla fortuna del momento. E’ solo ultimamente, che dopo aver individuato quello che è indubbiamente il mio Matsuri preferito, ho iniziato a controllare per tempo in modo tale da segnare in agenda i giorni fatidici.

Hanazono Jinja, un piccolo tempio shintoista nascosto tra le intersezioni di Kabukichou. So perfettamente che non si tratta del tempio più maestoso ed importante, non viene particolarmente menzionato nemmeno nelle guide, eppure è uno di quei luoghi che esercita su di me un incanto particolare.

La prima volta che mi ci sono imbattuta è stato durante il mio secondo viaggio a Tokyo. Non ricordo dove fossi diretta ma sbagliai strada tentando di scoprire nuove scorciatoie, mi piacque il percorso di ciottolato e quello che pareva un parco. La stradina mi condusse proprio ai piedi del tempio e ne rimasi affascinata: una piccola bolla silenziosa nel centro di Shinjuku. Tutt’oggi lo trovo estremamente affascinante.

Mentre riprendevo il percorso verso la mia destinazione notai che stavano allestendo delle bancarelle sia all’interno del parchetto sia nelle viette che vi ci conducevano, guardai incuriosita ma non mi soffermai alla ricerca di ulteriori informazioni.

La giornata trascorse normalmente, alloggiavo a Shin Okubo: il quartiere koreano di Shinjuku, quasi ogni sera a seconda dell’insonnia e della stanchezza mi dirigevo poi verso Kabukichou.

Avevo imparato una strada lineare e semplice che mi permetteva di arrivarci in circa 15 minuti: uscita di casa dritto fino alla fine della strada, poi si svolta a destra sulla strada principale, ancora diritto fino alla smoking area adiacente la stazione. Pausa sigaretta dopo essersi muniti di un caffè al Family, e di nuovo dritto lungo la strada semi pedonale per altri 10 minuti, si attraversa il ponte ed eccoci arrivati a destinazione.

Quella sera avevo iniziato a percorrere una delle due strade principali. Generalmente si sentono tutto un insieme di profumi nell’aria, ma questa volta erano più intensi ed amplificati: come una cagnolino da tartufo mi misi a seguirli. Quando mi resi conto di essere nel bel mezzo di un Matsuri notturno per poco non mi misi a saltellare come una bambina. Non solo finalmente vivevo da vicino quel tipo di festa, ma per di più di notte e nel mio quartiere preferito!

Il Matsuri di Hanazono Jinja è un’esplosione di colori, profumi e sapori, occorrerebbe recarcisi dopo 3 giorni di digiuno per potersi godere tutto ed assaggiare il più possibile le leccornie disponibili. Personalmente non ci sono ancora riuscita, un po’ perché sono sempre golosa di riassaporare ciò che mi ha precedentemente conquistata, un po’ perché dopo 3 assaggi sono sazia e non c’è verso di andare oltre.

I miei must sono essenzialmente questi: taiyaki, takoyaki, mela candita, amasake!

Non necessariamente in quest’ordine… ma gli amasake devono essere almeno un paio.

Sempre nello stesso punto, con il tempio alle proprie spalle si sviluppano 3 strade fitte di bancarelle, il chioschetto della coppia miracolosa è il primo della stradina centrale. Questi 2 signori gentili preparano una bevanda dolce, leggermente alcolica che è in grado di scaldare il cuore nelle notti più fredde, è qualcosa di simile ad un amabile abbraccio. Per me è come un rito, prendo il mio bicchierino bollente con attenzione seguendo le raccomandazioni della coppia (è davvero bollente appena versato) e mi sposto a sorseggiarlo nella zona dove ci sono i posaceneri lì a fianco mentre osservo la folla e le botti di sake. E’ un momento magico: il profumo ed il sapore di quel nettare avvolgono totalmente i sensi e per quanto mi riguarda è come se lenissero ogni dolore facendo però affiorare un sottile velo di malinconia anche solo per qualche minuto.

Non ci sono altre bancarelle che lo servono, per cui è impossibile sbagliarsi, per me rimane l’amasake più buono che abbia mai bevuto, e sono talmente convinta delle sue proprietà che poco mi importa assaggiarne altri. So che è possibile prepararlo anche in casa, ma non sarebbe la stessa cosa. Lo scorso Novembre durante la festa pioveva, per cui l’ho sorseggiato sotto la tettoia stando attenta che non si annacquasse, le sue proprietà magiche si amplificano con il maltempo.

Il Taiyaki è un altro cibo magico a mio avviso! Ha la forma di un simpatico pesciolino e il suo ripieno è comunemente crema o azuki (i fagioli dolci rossi); li adoro entrambi, per cui è sempre difficile scegliere… come se non bastasse ad Osaka ho scoperto anche i Croissant Taiyaki: ovvero pesciolini la cui pasta è simile, appunto, a quella dei croissant. Una festa per le papille gustative in entrambi i casi, ai Matsuri si trovano entrambi per tanto è sempre un momento molto difficile quello della scelta. Entrambi? Si, certo… sarebbe possibile. Ma così facendo dovrei rinunciare a qualcos’altro. Ai Takoyaki? Nemmeno sotto tortura!!

 

I Takoyaki sono uno dei cibi da strada più popolari e deliziosi che si possano assaporare, scottano come la lava per almeno 20 minuti ed è difficilissimo gustarli senza il rischio di ustionarsi, ma ne vale decisamente la pena. Queste palline di pastella con il ripieno di polpo, condite con l’apposita salsa, le scaglie di tonno essiccato, alga e maionese sono un’esplosione di sapore (scottante!)

Proprio qui ho scoperto che ne esiste una versione che all’interno contiene anche un piccolo ovetto di quaglia barzotto: per descriverne il gusto mi sfugge l’aggettivo appropriato, tuttavia me ne è venuta una voglia matta in questo momento e so che non potrò soddisfarla per oltre 2 mesi!

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Bancarella di Takoyaki

Arriviamo poi alla mela candita: lo so che non è nulla di speciale, è possibile acquistare frutta candita in tante parti del mondo; eppure le mele candite che è possibile acquistare qui sono così belle, perfette, dolcemente succose e croccanti. Nonostante la glassatura esterna, una volta morsicata si sprigiona il gusto di uno dei frutti più deliziosi di sempre. Se Biancaneve si fosse imbattuta in un cesto di queste golosità non si sarebbe certo limitata ad un primo morsetto, e la favola avrebbe avuto un finale differente da quello che ci hanno raccontato.

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Mela candita

Queste non sono che alcune delle ghiottonerie che è possibile degustare, si tratta solo delle mie preferite. Ma davvero ce n’è per tutti i gusti e prometto di fare un articolo accurato con tante fotografie al prossimo evento (che si terrà il 5 novembre).

La magia del Matsuri non consiste soltanto nel potersi riempire il pancino di tanti cibi deliziosi, sia ben inteso! E’ una festa, vi sono bancarelle di bibite, giocattoli, ma sopratutto oggetti per onorare il nuovo anno, si tratta inoltre dell’occasione per rivolgere una preghiera agli dei, esprimere desideri e raccogliersi in un momento che conserva da millenni una tradizione unica.

Io la vivo da turista, quindi mi fermo alla superficie e non mi prodigo in preghiere verso divinità che non posso dire di conoscere; tuttavia la tradizione di un Paese che tanto si può amare è palpabile, la si respira, ci si può lasciare sfiorare da essa e sentirsi fortunati di poter condividere un simile momento. Senza la presunzione di dover sempre capire tutto, le emozioni non hanno bisogno costante di spiegazione.

L’ultima volta ho vinto la timidezza e ho provato a fare il famoso gioco della pesca dei pesciolini! L’ho visto talmente tante volte negli anime che non sono riuscita a resistere, devo dire che non è affatto facile, sopratutto quando la fanciulla prima di te ne ha presi talmente tanti da aprire un chioschetto simile! Ma ci ho messo tutto l’impegno possibile e dopo svariati tentativi andati a vuoto un minuscolo pescetto rosso ha deciso di assecondarmi ed è saltato nel recipiente! Il signore che gestiva la bancarella mi ha fatto un sacco di complimenti e chiesto se volessi portarmelo a casa, ovviamente l’ho lasciato ributtare in acqua ma è stata un’enorme soddisfazione!!

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il mio trofeo

Sicuramente uno dei lati che rende proprio questo Matsuri tanto affasciante ai miei occhi è proprio il fatto che si svolga di notte. Non ne conosco il motivo, mi sembra così naturale che in una zona così viva di notte anche la festa ad essa legata si svolga dopo il tramonto. Mi documenterò in modo da fare una spiegazione dettagliata in occasione del prossimo articolo a riguardo.

In occasione di un’eventuale pianificazione di viaggio, date un’occhiata alle feste che si terranno. A mio parere questa fa parte delle esperienze che si conservano nel cuore per sempre, perché non ci limitiamo ad osservare qualcosa dall’esterno ma la viviamo, ascoltiamo, tocchiamo, respiriamo, beviamo ed assaporiamo; coinvolgendo così tutti i sensi e non solo.

Di seguito altre immagini di pappa e folla in festa!

 

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