Goth ~ Otsuichi

Avevo bisogno di un libro che mi disturbasse. Non solo che mi inquietasse, ma che mi scavasse dentro, che portasse alla luce quelle zone oscure che normalmente teniamo ben coperte. Goth di Otsuichi è stato esattamente questo. Un pugno gelido nello stomaco, lucido e crudele, narrato con una freddezza quasi clinica che rende ogni storia ancora più agghiacciante.

La struttura a racconti – tutti legati da due protagonisti enigmatici e spaventosamente apatici – contribuisce a creare un senso di sospensione e smarrimento. Si entra in un mondo dove l’orrore non è solo nei delitti, ma soprattutto nell’assenza di empatia, nell’attrazione morbosa verso la morte e nell’ambiguità di chi osserva senza giudicare.

Alcune parti – come il racconto narrato in prima persona da Yuka – mi hanno fatto accelerare sensibilmente il battito cardiaco e suscitato un vero senso di nausea. Non per il gusto del macabro fine a sé stesso, ma per la lucidità con cui viene descritto l’abisso in cui può precipitare la mente umana.

Otsuichi non cerca spiegazioni né redenzione. Il suo stile asciutto ci costringe a guardare l’orrore senza filtri, senza alcuna consolazione. Ed è proprio per questo che Goth è così efficace: perché non ci offre scampo.

Un libro che lascia addosso una sensazione di inquietudine persistente. Perfetto, se è proprio ciò che stai cercando.

La trama ruota attorno a due adolescenti molto particolari: il narratore (un ragazzo affascinato dalla morte) e la misteriosa Yoru Morino, silenziosa, solitaria, attratta a sua volta dal lato più oscuro dell’animo umano. Insieme si muovono sul filo del crimine, indagando (o forse semplicemente osservando) una serie di efferati omicidi, senza mai risultare del tutto esterni a ciò che accade. Ogni racconto è un frammento inquietante di questo viaggio nel macabro, dove il confine tra vittima e carnefice si fa sempre più sottile.

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