Blu quasi trasparente, Ryū Murakami

Blu quasi trasparente di  Ryū Murakami

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Ho atteso per anni una riedizione di questo romanzo, dal momento che la precedente era ormai fuori ristampa da tempo ed era diventato improbabile riuscire a recuperarlo.

Sono come sempre di parte, non posso negarlo, quando mi trovo a dedicare qualche parola ad un autore che apprezzo particolarmente, ma forse è meglio fare una piccola premessa:

Se siete facilmente impressionabili, se lo stomaco si contorce facilmente, se vi fanno impressione descrizioni freddamente esplicite di siringhe, droghe, atti sessuali, malesseri fisici, parti anatomiche: questo libro forse non fa per voi.

Ci troviamo di fronte alla prima opera dell’autore, vincitrice del premio Gunzo nel 1976 ed il cui titolo originale sarebbe dovuto essere Kuritorisu no Bata wo (Burro sul clitoride), ritenuto però troppo esplicito.

Se avete già incontrato Murakami nelle vostre letture non serve invogliarvi, se non lo avete fatto: provateci!

Attraverso le parole e gli occhi del protagonista Ryū ci ritroveremo ora in un campo, ora in un appartamento sporco, assieme a giovani promiscui che trascorrono le ore tra alcol, droghe e sesso.

Non ci sono edulcoranti, tutto quello che accade e viene visto dagli occhi del protagonista viene narrato al lettore senza l’uso di filtri, abbellimenti, addolcimenti di sorta. L’odore acre dell’ananas dimenticato ed ammuffito delle prime pagine salirà alle nostre narici in maniera pungente, lo stomaco avrà dei sussulti fastidiosi. Non ci sono bugie, i personaggi sono quello che sono, non aspettiamoci di scoprire background che ci spieghino cosa li porti a comportare come fanno, perché alcuni agiscono in maniera meschina, perché altri sono così violenti? Da che cosa sono mossi? Queste spiegazioni potremmo provare ad inventarle noi per dare un senso che non viene esplicato, ma non per questo assente.

Non aspettiamoci nemmeno di provare simpatia per loro perché sarà estremamente difficile, ma non per questo sarà improbabile comprenderli, se non tutti, almeno alcuni.

“Ryū, tu sei proprio un tipo strano! Sei da compatire! Anche se chiudi gli occhi cerchi di vedere lo stesso tutta una serie di cose che ti vengono in testa, vero? Non so come dirlo, ma se tu ti divertissi, se provassi veramente piacere nel fare le cose, non dovresti nel bel mezzo metterti a cercare o pensare ad altro, o mi sbaglio?”

Ryū costruisce palazzi e città ma l”enorme uccello nero è qualcosa al quale non possiamo sfuggire. Aleggia minaccioso ed il curatore dell’edizione italiana, Bruno Forzan, ci spiega molto bene cosa rappresenta nelle pagine di postfazione che vale davvero la pena soffermarsi a leggere con calma, magari dopo aver terminato il romanzo, bevuto un caffè bollente e fumato una sigaretta in tranquillità.

Lo si legge in un pomeriggio, la lettura scivola nonostante graffi costantemente e non si arena mai.

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