“IN” di Natsuo Kirino

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Mi piacerebbe confrontarmi con alcuni che amano Natsuo Kirino circa il suo ultimo libro pubblicato in Italia: “IN”

L’ho appena terminato e nutro una serie di sentimenti contrastanti.

Partiamo dal presupposto che l’ho divorato in 2 giorni.

Mi è piaciuto? Si.

È scritto bene? Si.

La storia narrata? Bellissima, una storia che si interseca in un’altra, il punto di vista di uno scrittore come protagonista e ricercatore.

L’adattamento? Favoloso come tutti i lavori Neri Pozza affrontati fino ad ora.

Cosa non va allora?

Questo: se sulla copertina anziché Natsuo Kirino ci fosse stato un qualsiasi altro nome avrei riposto il volume, al termine della lettura, entusiasta. Ne sono sicura.

Non sono in grado di trovare alcun tipo di defezione in questa opera. Nessun difetto, la storia funziona perfettamente.

Se non: non ho trovato la mia autrice preferita.

Non ho respirato lo smog alla quale mi ha abituata, non mi ha preso a pugni nello stomaco e non mi ha fatto arrabbiare.

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Le righe sopra sono state scritte ieri nel tardo pomeriggio, a caldo, pochi minuti dopo l’averlo terminato mentre mi recavo in autobus ad incontrare delle amiche per un aperitivo.

Ovviamente non ho resistito e ho tentato di spiegare loro le mie sensazioni a riguardo, sapevano che tra le varie letture estive avevo posticipato all’ultimo posto questo volume un pò come si lascia per ultimo nel piatto il boccone più succulento.

Forse questo romanzo mi ha fatta arrabbiare, Kirino è come sempre onesta e realista nel dipingere l’animo umano, pertanto era normale che prima o poi avrei incontrato dei personaggi che avrei trovato detestabili, seppure nella loro onestà.

Fin dalle prime pagine ho biasimato i protagonisti maschili, trovandoli così crudeli nel loro essere semplicemente quello che sono: uomini.

Un uomo dice  alla propria amante di esserne perdutamente innamorato e che desidera trascorrere la vita con lei. Non sta mentendo ed il senso di disperazione che si evince anche dalle lacrime e dagli scatti irosi all’idea di perderla non è finzione.

Tuttavia egli tornerà a casa per salvare il proprio matrimonio e si impegnerà anima e corpo nel farlo.

Quante volte abbiamo sentito questa storia? Dalle nostre nonne, mamme, amiche, conoscenti? Quante volte l’abbiamo letta?

“In quel momento lo pensavo davvero” è La Risposta che ci annichilisce. Perchè non è una menzogna, è la crudele, onesta  realtà in una semplice espressione.

Non è solo la protagonista principale, ossessionata dal tema della Soppressione dell’amore, a volerne comprendere il senso ed il modo: ci si rende conto, continuando con la lettura, che recidere ogni legame con l’altro per volontà personale e annientare il suo cuore attraverso l’abbandono e  l’indifferenza sono le uniche risposte possibili se si vuole sopravvivere.

Ma poi è davvero così?

Ho appreso che il volume è idealmente il primo di una trilogia che si ispira ai grandi scrittori del novecento giapponesi; nel romanzo  Midorikawa Mikio è infatti il frutto dell’ispirazione a Hayashi Fumiko,  Tanizaki Jun’ichirō e Shimao Toshio.

Il mio sentimento odierno nei confronti di questa lettura è cambiato rispetto a ieri? Forse si, sebbene mi sia tuttora difficile spiegare in che termini.

Mi piacerebbe davvero conoscere l’opinione di altre persone che si sono dedicate a questa lettura.

 

Disponibile in formato Kindle e cartaceo

Natsuo Kirino
IN
ed. orig. 2009, traduzione dal giapponese di Gianluca Coci
pp. 384, € 18,00
Neri Pozza, Milano 2018

 

Il Peso dei Segreti (Aki Shimazaki)

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Yukiko ha custodito un segreto per tutta la vita: la mattina del 9 agosto del 1945, poco prima dello sgancio della bomba su Nagasaki, ha ucciso il padre.

L’eredità che Yukiko lascia alla figlia è proprio questo segreto, accompagnato da un altro che si intreccia con altre storie, altri amori ed altri segreti a loro volta inconfessabili.

Una narrativa profonda e scorrevole dove i racconti personali dei protagonisti si intrecciano magistralmente con le vicende storiche della Seconda guerra mondiale in Giappone,  ma non solo: assistiamo ai conflitti con la Corea ed al terribile terremoto che sconvolse il Kanto nel 1923.

Storie che non troveremo nei libri di scuola ma assolutamente credibili nonostante la straordinarietà. Storie che i nonni  potrebbero aver narrato ai loro nipoti giorno dopo giorno preparando una tazza di profumato te’.  Personaggi umani che affrontano la vita, la combattono ma sempre rispettando ciò che le tradizioni impongono loro.

Quale nonno non ha una meravigliosa storia d’amore da raccontarci? Ecco, in questo romanzo l’amore ovviamente non manca, anzi, ma ci viene dipinto nelle sue molteplici forme: l’amore spontaneo, l’amore che si costruisce, l’amore che nasce dal rispetto e dai comportamenti di chi abbiamo vicino, l’amore nato dalla gratitudine.

Ma anche l’amore di due ragazzini che viene distrutto per non infangare l’onore di una  famiglia altolocata.

Posto l’immagine della quarta di copertina dove potete leggere la trama ufficiale, e mi scuso se a mia volta uso l’aggettivo scelto da Elle: un capolavoro. Ma per me di questo si è trattato, una storia di famiglia che si sviluppa nell’arco di mezzo secolo ma che non è solo quella di Yukiko, è quella di migliaia di donne giapponesi e non solo.

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Raramente rimango così entusiasta al termine di una lettura.

Consigliato caldamente a chi ama il Giappone e desidera approndire tematiche legate alla Seconda guerra Mondiale, a chi desidera immergersi in un storia coinvolgente narrata da diversi punti di vista.

Non nego in alcuni punti un senso di disorientamento, non è sempre facile ricondurre chi sta narrando in quel momento e ricostruire mentalmente in pochi secondi l’albero genealogico, tuttavia bastano pochi istanti di riflessione e la lettura può riprendere fluidamente.

Nota sull’autrice:

Aki Shimazaki (classe 1954) è nata a Gifu, in Giappone, ma vive a Montréal, Canada, dal 1991. I suoi libri sono tradotti in inglese, giapponese, serbo, tedesco, russo e ungherese. È autrice della pentalogia Il peso dei segreti (Feltrinelli, 2016), con cui si è aggiudicata il Prix du Gouverneur-Général nel 2005, di un secondo ciclo romanzesco composto da quattro romanzi intitolato Au coeur du Yamato,  e nel 2015 ha dato inizio ha un terzo ciclo con Azami.

Al momento Il peso dei segreti  è l’unico titolo tradotto in lingua italiana.

Disponibile in formato Kindle e cartaceo su Amazon.it: https://www.amazon.it/peso-dei-segreti-1/dp/8807032104/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1535028975&sr=1-1

Come Sabbia tra le dita (Seichō Matsumoto)

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Scegliere i libri da portarsi in vacanza si rivela sempre un momento critico, alla fine nel dubbio ne ho portati tre che mi aspettavano impilati sul comodino da settimane, in attesa del momento adatto.

“Come Sabbia tra le dita” si è rivelato una lettura decisamente intrigante e avvincente persino per me che non sono una grande fan dei gialli.

Tuttavia ero incuriosita: sapevo che l’autore era stato uno dei più proliferi in vita (oltre 300 romanzi pubblicati) ed ero stimolata dall’ambientazione in un Giappone degli anni ’60.

Siamo a Tokyo, nella primavera del 1961, e all’alba viene rinvenuto un cadavere sui binari della stazione di Kamata.

L’ispettore  a capo del caso, Eitarô Imanishi, si ritrova a condurre un’indagine in principio infruttuosa quasi frustrante…gli indizi lo porteranno a viaggiare per gran parte del paese che nonostante io abbia visitato talvolta ho faticato a riconoscere.

Siamo agli inizi del boom economico, Ginza è già il quartiere “alto” della città di Tokyo ma le distanze, tra una zona e l’altra della capitale non sono quelle brevi alle quali siamo abituati ai giorni nostri. Si può quindi immaginare quanto tempo fosse necessario per raggiungere le più lontane mete quali Osaka o la zona del Tohoku.

Trascorrono mesi senza che gli interrogativi trovino risposte, tuttavia l’ispettore Imanishi persegue ogni singola pista fino a correlare tra esse alcune morti sospette avvenute in un secondo momento rispetto al primo delitto. Siamo al cospetto di un protagonista caparbio, intelligente, certo, ma che raggiunge l’obiettivo non grazie a lampi di genio tipici di alcuni personaggi ai quali la letteratura ci ha abituati, ma grazie alla metodicità e all’attenzione ad ogni singolo dettaglio. L’illuminazione non arriva grazie al semplice intuito ma va ricercata faticosamente, se necessario camminando per chilometri seguendo i binari di un treno alla ricerca di pezzetti di carta disseminati mesi prima.

Questo è sicuramente uno degli aspetti che mi ha fatto apprezzare maggiormente questo volume.

Alcuni hanno definito Matsumoto un autore pari a Simeon; dal mio canto non sono in grado di esprimere un giudizio coerente a riguardo, in quanto, ribadisco, non sono un’amante del genere.

Tuttavia mi sento di consigliarlo a tutti coloro che hanno il desiderio di una lettura fluida  ma avvincente, ambientata in un contesto sicuramente interessante che ci permette di conoscere altri risvolti di un paese che tanto ci affascina.

Personalmente l’ho apprezzato, prova ne è che l’ho letto in una sola giornata di ombrellone (parliamo di  186 pagine decisamente scorrevoli), e che intendo recuperare anche Tokyo Express, del quale spero di poter scrivere una recensione in queste settimane.

Succede anche a voi, quando vi imbattete in un volume che si rivela interessante, di voler leggere tutto quello scritto dallo stesso autore indipendentemente dalle critiche e recensioni?

Per me è sempre stato così, mi ritrovo ad effettuare ricerche maniacali ovunque per poi scoprire che sto tendando di recuperare qualcosa di editato decenni fa da case editrici che non hanno più ristampato il titolo in oggetto.

 

 

Credits:

Come Sabbia tra le dita (Seichō Matsumoto)

Edito da Mondadori, collana Oscar Absolute, 03/07/2018

Traduttore: Mario Morelli

Disponibile in formato kindle e brossurato su Amazon: https://www.amazon.it/Come-sabbia-dita-Seicho-Matsumoto/dp/8804701196

4 giorni a Tokyo?

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E dopo soli 3 mesi sono pronta a ripartire.
Questa volta si tratta di un breve (brevissimo) soggiorno di soli 4 giorni, so che sembra una follia ma trattandosi di lavoro diventa maggiormente comprensibile.
 
Non per questo la mia emozione è inferiore alle volte precedenti, anzi: se da un lato sono estremamente tranquilla perchè preparare il bagaglio è stato incredibilmente veloce (13 minuti circa), dall’altro l’idea di concentrare tutto quello che devo (e che desidero) fare in un lasso di tempo così breve ha richiesto un po’ più impegno rispetto al solito.
Per la prima volta partirò da Milano Linate ed atterrerò ad Tokyo Haneda (con cambio veloce a Francoforte), il tutto operato da Lufthansa. L’idea di atterrare “già in città” è estremamente ghiotta, non che l’aeroporto di Narita non sia comodo, anzi, tuttavia è innegabile che dopo molte ore di viaggio anche le due aggiuntive di treno abbiano un loro peso.
La seconda ragione che mi entusiasma è che dopo anni alloggerò nuovamente in Hotel! Adoro stare in appartamento ma considerando che il tempo libero sarà pari a zero, non mi dispiace non dover portarmi o acquistare in loco prodotti per pulire dal momento che la stanza verrà riordinata quotidianamente.
La mia valigia questa volta è una matrioska: una grande valigia, che contiene una valigia normale, che a sua volta contiene uno zaino (normalmente il mio bagaglio a mano), contenente il beauty, i  vestiti di ricambio necessari, i caricatori per il telefono.
In borsa come sempre: i documenti necessari, i 2 portafogli (uno per l’Italia ed uno già pronto per Tokyo contenente: tessera dei mezzi, qualche yen, carta di credito).
Non dovrei aver dimenticato nulla!
….o sicuramente si, ma me ne accorgerò soltanto dopo essere decollata per cui inutile stare a tormentarsi sin da ora.
Il mio sentimento predominante in questo momento è indubbiamente la felicità!
Mi aspettano quattro giorni di lavoro intenso ma che adoro, inoltre (ma tu guarda il fato a volte…) venerdì sera avrò la possibilità di andare ad un concerto del mio Artista preferito.
Una volta rientrata, non mancherò di raccontare questa sorta di weekend lungo: sono la prima ad essere curiosa.
Fino a un anno fa non avrei mai considerato un viaggio simile, mi sono sempre detta:
1- Non andrò mai in Giappone in estate! Sono quasi morta a giugno, per cui luglio ed agosto sono fuori discussione!
2- Non ha senso stare meno di 10 giorni…. non c’è tempo di fare nulla.
Devo però ringraziare una mia cara amica che poco più di un anno fa compì una follia meravigliosa che merita di essere anche solo accennata:  partimmo insieme (lei, la mia amica del cuore ed io) ed il suo soggiorno sarebbe terminato circa una settimana prima del nostro. Era davvero un peccato, mentre ci salutavamo pensavamo al fatto che pochi giorni dopo ci sarebbe stato un live imperdibile, del quale tra l’altro (tu pensa sempre il fato!) avevamo anche un biglietto VIP in più.
E insomma lo fece: appena rientrata in Italia acquistò un nuovo biglietto aereo per stare 2 sole notti a Tokyo! Dormimmo in 3 nel nostro mini monolocale, dividendoci i 2 futon disponibili (in realtà in casa ce n’erano altri riposti in armadio, ma non vi era lo spazio sufficiente per stenderli), facendo i turni per vestirsi (una in bagno, una in stanza, l’altra -io- sul balcone a fumare).
Va da se che questa follia verrà ricordata per sempre, non occorre spiegare quanto ci si sia divertite, è la magia stessa di quella decisione che ora fa si che io dica “suvvia, addirittura 4 giorni! Posso fare praticamente tutto quello voglio!”
So di aver trascurato questo blog, c’è sempre tanto da dire ed immancabilmente troppo da fare. Tuttavia mi riprometto che i prossimi post saranno più ravvicinati.
Amo scrivere, raccontare e condividere la mia storia d’Amore con questa città anche solo con pochi amici o con chi ha voglia di trascorrere qualche minuto a leggermi.
Se poi a volte riesco a fornire qualche idea o informazione utile ne sono solo contenta.
A proposito di questo: anche ad Haneda dovrebbe essere acquistabile la scheda telefonica che abilita il 4G senza necessità di attivazione complicata, compatibile con la maggior parte degli smartphone sul mercato! Mi riservo di verificarlo e poi dettagliare le varie informazioni a riguardo!
La mia paura più grande è lo scalo: ho sempre una paura tremenda di volare, prendo talmente tante gocce da dormire per la durata totale del volo.  Domani invece mi aspetta lo scalo e sono mentalmente impreparata ad affrontare la prima parte di viaggio. So che parliamo di una tratta molto breve, eppure non so ancora gestire questo tipo di panico.
Ci farò fronte ovviamente, ed arriverò a destinazione in qualche modo, gli occhiali da sole enormi serviranno pur a qualcosa.

Facciamoci belle (?) ci aiuta anche Sailor Moon!

Rimembro come se fosse ieri la prima volta che mi addentrai in una famosa catena giapponese: Matsumoto Kiyoshi!!

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Ecco l’insegna di Matsumoto KiYoshi! Ritengo opportuno segnalare proprio questo negozio in quanto ha la possibilià di Tax Free ed è presente praticamente ovunque!

A dire la verità quella volta mi occorreva un semplice detersivo per lavatrice, ma ricordo che mi aggiravo affascinata per i corridoi, guardando i numerosi prodotti, creme, lozioni sieri, ma anche medicine e medicazioni senza capirne assolutamente nulla.

Mi disturbava terribilmente guardare tutte quelle confezioni invitanti senza potervi accedere con cognizione di causa; ma per fortuna negli anni, con un pò di migliorie apportate al mio giapponese (sempre carente) ma sopratutto grazie all’aiuto di alcune amiche, le cose sono cambiate! Ho finalmente selezionato una serie di prodotti di cui sinceramente non riesco più a fare a meno, ne faccio sempre scorta quando sono a Tokyo e sono a mio avviso adatti a tutti!

Partiamo dalla base ovvero dalla pulizia: Perfect Whip!

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Questo prodotto si trova praticamente ovunque, anche nei Convenience Store ad una cifra che va dai 4 ai 6 euro a seconda del cambio e delle promozioni del momento.            E’ un sapone si presenta con una texture molto densa, ne basta meno di un’unghia per creare una schiuma soffice ma delicata e senza profumo. Si utilizza come un normale sapone liquido e già mentre lo si massaggia sul volto si ha una sensazione di freschezza e pulizia. Si risciacqua normalmente con acqua tiepida o fresca regalandoci una pelle  compatta, asciutta e pulita veramente a fondo. Mi sento di consigliarlo sopratutto a chi ha problemi di pelle mista o grassa. Un alleato quotidiano di cui davvero non posso più fare a meno! Una confezione di prodotto, usata quotidianamente mattino e sera dura veramente a lungo. (Sono tornata dall’ultimo viaggio a Novembre e non l’ho ancora terminata).

Solo un piccolo accorgimento: stiamo attenti a non far andare per sbaglio il prodotto negli occhi: brucia tantissimo!!

 

Giornata finita e tanto trucco da togliere? Bioré aiuta anche gli occhi più delicati!

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Perfetto per chi come me è un pò pigra e cade in uno stato di sconforto ogni volta che si deve liberare di un make up un pò più intenso del solito, magari costituito da fondotinta, cipria, ombretto, eyeliner, mascara, matita ecc!

Personalmente ho provato tantissimi struccanti, anche specifici per occhi,  ma tutti mi hanno sempre fatta piangere ad oltranza. Poi un giorno, finalmente, il miracolo!

Uno struccante in gel leggermente oleoso, estremamente delicato ma dalla efficacia perfetta anche se dobbiamo lavare via strati di make up water-proof! Si usa come un normale sapone detergente e lascia la pelle non soltanto pulita, ma morbida ed idratata.

L’aspetto che mi ha conquistata al primo utilizzo, non posso non ribadirlo: è il fatto che non brucia agli occhi!

(prezzo dai 7 ai 9 euro; ne basta pochissimo per cui anche qui la confezione dura a lungo).

 

E dopo la pulizia….una lozione tonica non la mettiamo? HADALABO Shirojyun

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Questo prodotto l’ho provato più che altro per curiosità e lo consiglio soltanto a chi non teme di perdere l’eventuale abbronzatura, in quanto ha proprietà schiarenti.

Si tratta di una lozione lattiginosa, senza coloranti e senza profumo, arricchita di acido ialuronico e arbutina (elemento ad azione depigmentante che ha lo scopo di trattare e prevenire i classici disordini da iperpigmentazione).

Nasce come prodotto rivolto a chi vuole rendere la pelle omogenea nel colore, schiarendone il colorito ed attenuandone eventuali macchie.

Lo utilizzo ormai da diversi mesi per cui posso affermare che l’azione schiarente non è poi così evidente, tuttavia il colorito della pelle risulta molto più omogeneo settimana dopo settimana. Il risultato è una pelle compatta ed asciutta, perfettamente levigata.

La lozione non unge e non macchia, se ne viene applicata più del necessario è sufficiente rimuovere quella in eccesso con un foglietto di cotone.

(prezzo dai 7 ai 10 euro circa)

 

Prima della nanna…. consolidiamo tutto il lavoro con HADALABO Shirojyun cream

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Anche questo prodotto ho voluto provarlo più per curiosità; come il precedente si rivolge a chi desidera uniformare il colorito della pelle gradatamente. Parliamo ancora una volta di un prodotto senza profumo e senza coloranti.

Questa crema ha una texture molto delicata e ricorda leggermente il gel, ne basta una piccola quantità per riuscire a coprire perfettamente tutta la superficie del viso.

Idrata e ammorbidisce la pelle secca, sopratutto se stressata da lunghe esposizioni al sole. E’ una crema molto ricca per cui va usata esclusivamente la sera come indicato, in quanto può lasciare quella sensazione di leggero “unto” tipico delle creme molto generose. Nulla di grave però: non macchia anche se dormite con il muso schiacciato sul cuscino, ma sopratutto la mattina questo lieve effetto collaterale sarà totalmente scomparso ed avrete la pelle morbida e liscia come il sedere di un bambino!

(prezzo circa 15 euro)

 

La mattina, prima di truccarci, applichiamo una base! Shiseido Fullmake Washable Base

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Questo è un altro di quei prodotti di cui non posso più fare a meno, credo di averne presi 3 di scorta l’ultima volta!!

Si tratta fondamentalmente di una base primer incolore ed inodore. Rende la pelle estremamente uniforme ed il risultato è immediatamente visibile. La caratteristica principale di questo prodotto è che crea una sorta di filtro tra la pelle ed il make up che andremo successivamente ad applicare, rendendone molto più facile il successivo risciacquo. Già, perchè i vari fondotinta e ciprie che utilizzeremo dopo non andranno a riempire davvero i pori ostruendoli, ma si “adageranno” su questo filtro, senza quindi creare danni alla pelle.

Il motivo per il quale adoro questo prodotto non è tanto per questa sua funzione di “filtro”, quanto per il fatto che spesso, quando sono di corsa e non ho tempo/voglia (sopratutto voglia) di truccarmi, mi basta applicare una piccola quantità di questa crema e il risultato è meraviglioso: si viene a coprire in modo naturale un aspetto spento, rossori, discromie e linee sottili, uniformando e lasciando la pelle luminosa per tutto il giorno. Inoltre assorbe gli eccessi di sebo e si adatta a tutti i tipi di pelle ed incarnato.

(prezzo dai 7 ai 10 euro)

 

Infine…. se proprio un fondotinta ce lo vogliamo mettere: Time Secret

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Questo fondotinta non ha nulla di miracoloso, intendiamoci, tuttavia rimane il mio prediletto ed anche di questo faccio sempre scorta!

Esiste in due colorazioni, quella più lattea  (adatta a pelli molto molto bianche) e quella della foto, per pelli normali (ma non abbronzate, si tratta comunque di una base abbastanza chiara).

Mi piace molto la texture che è facilmente applicabile sia con le dita che con l’apposita spugnetta in silicone. E’ infatti un  fondotinta fluido e leggero. Riduce notevolmente la visibilità dei segni di acne, aspetto spento, occhiaie e pori evidenti.  Ci regala una pelle luminosa ed uniforme priva di iperfezioni ma senza l’effetto “mascherone”! Anzi: l’effetto è quello di una copertura trasparente ed un trucco estremamente naturale.

Esiste anche la versione in budle con la cipria, anch’essa molto delicata e dall’effetto coprente molto naturale!

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(prezzo sui 9-12 euro; bundle fondotinta+cipria circa 18-20 euro).

 

Ed infine……. MOON CRYSTAL POWER: MAKE UP!!!!!!!!!

 

Da brava fan di Sailormoon come potevo farmi scappare queste chicche? Ammetto di averli acquistati più per il packaging ed il mio amore verso questo anime che non per la loro qualità in quanto prodotti, anche perchè non avevo assolutamente idea di che cosa stessi acquistando esattamente.

Nonostante questo sono rimasta favorevolmente colpita! Il fondotinta compatto esiste anch’esso in due colorazioni, essenzialmente come quelle di Time Secret. La texture è molto delicata e piacevole ma l’effetto copertura naturale è garantito, nonchè la lunga durata (dopotutto se si deve combattere per salvare il destino della Terra non possiamo mica permetterci un make up che se ne sparisce al primo Cerchio dello Scettro Lunare!).

Il fard è …. uno sfizio delizioso! Nonostante a guardarlo sembri qualcosa di rosa fragola matura, per renderlo visibile sulla pelle occorre metterne davvero molto.

Il prezzo di questi prodotti è notevolmente più alto rispetto a quelli descritti in precedenza (circa 35-40 euro a cad.) ed il loro packaging varia ogni anno pur mantenendo il contenuto inalterato.

Diciamo che se siete delle combattenti che vestono alla marinara si tratta sicuramente di qualcosa di fondamentale, se invece siete fanciulle dalla vita serena e tranquilla potete farne a meno! In ogni caso si tratta di prodotti di qualità che non lasceranno insoddisfatti!

Ovviamente….non sono una fashion make up blogger, ma una donna che cerca di prendersi cura di se anche quando il tempo è tiranno; per cui questo articolo riporta pareri molto personali e come tali vanno tenuti in considerazione. Non ho alcuna presunzione a riguardo, ma penso spesso che per chi si avventura in Giappone senza conoscere la lingua possa essere frustrante vedere tante cose belle e non acquistarle perchè magari non si capisce di cosa si tratti. Inoltre la scelta è talmente ampia che diventa davvero complicato decidere, motivo per il quale ho deciso di condividere la mia esperienza personale a riguardo!

Ad aprile si riparte: altre scorte in arrivo!!

 

Hiroshima… e una parte di cuore è rimasta lì.

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Nel 2018 mi sono spinta per la prima volta un pò più a Sud di questo meraviglioso paese. Mi viene spesso detto che sono “Tokyocentrica” ed in parte è vero, quando mi trovo in Giappone difficilmente mi sposto dalla Capitale, ma credo sia colpa del fatto che nonostante le meraviglie sparse su tutto il territorio… a Tokyo c’è tutto.

Mi hanno spesso consigliato di visitare Hiroshima perchè “si deve fare”, ma una parte di me aveva timore, timore di vedere il luogo che aveva ospitato la tragedia che tutti conosciamo, timore ascoltare i racconti e respirare la storia di persona e non attraverso una cartolina.

In autunno mentre ero ancora in fase di pianificazione il mio artista preferito ha annunciato un concerto in questa città, proprio nel periodo in cui sarei stata in Giappone. Non occorre aggiungere altro, mi rendo conto che la spinta emotiva che mi ha fatto percorrere ore di treno sia discutibile, ma sono il tipo di persona che attraversa gli oceani per la musica.

Sono arrivata in città in una splendida giornata soleggiata di settembre, l’aria mi è parsa così leggera e respirabile e in qualche modo una sensazione di benessere mi ha immediatamente permeata. Ho affittato su Airbnb un appartamento in centro, con la metà dei soldi che costa normalmente nella capitale mi sono ritrovata in una casa con cucina abitabile, camera da letto grande, zona studio, bagno, balcone e ….. armadi!!!! Non mi sembrava vero disporre di tutto quello spazio. Per raggiungerlo dalla stazione non ho dovuto prendere la metropolitana bensì il tram: già, perchè Hiroshima dispone di una fantastica linea tranviaria estremamente capillare ma comoda da usare, a mio avviso più accessibile rispetto ai bus di Kyoto. Girare in tram è bellissimo, personalmente amo il rumore del mezzo sulle rotaie e guardare il panorama anzichè chiudermi nel mio seggiolino della metropolitana.

 

 

Hiroshima si può visitare agevolmente in una giornata, ma esorto a fermarsi almeno una notte per viverne appieno tutte le sfaccettature.

Il mio consiglio è quello di prendere il tram 2 oppure 6 e scendere alla fermata Genbaku-Domu Mae (Atomic Bomb Dome). Non è possibile descrivervi il museo e le immagini non potranno mai trasmettere quello che la visita reale vi farà provare. La prima stanza ci fa immergere nella città che era Hiroshima fino a prima di quel giorno…e pochi passi dopo ci butta al  6 agosto 1945. Impossibile non emozionarsi ed estremamente difficile trattenere le lacrime, sopratutto di fronte ad un ricostruzione in digitale di quanto accaduto.

Mentre mi aggiravo per il museo continuavo a domandarmi per quale assurdo motivo questo popolo aveva meritato una simile carneficina. Questo pensiero mi ha accompagnata durante tutto il mio soggiorno ad Hiroshima, sopratutto ogni qualvolta mi ritrovavo ad interagire con i suoi abitanti.

 

 

Una volta terminata la visita del museo ci si può immergere nella pace del parco e poi raggiungere il Memoriale della Pace. Il monumento rappresenta i resti di un palazzo costruito nel 1915 e destinato ad ospitare fiere ed altri eventi importanti per la città di Hiroshima, i resti del palazzo sono stati preservati ed inseriti nel 1996 tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Proprio qui accanto ci si può sedere per terra e leggere i racconti ed i ricordi di chi visse quel momento, troviamo quaderni tradotti in tantissime lingue tra cui l’Italiano, vale la pena dedicare più di qualche minuto a questo luogo.

Sempre a piedi mi sono poi diretta verso il castello, piccolo se lo paragoniamo ad alcuni altri, ma estremamente suggestivo e collocato nel cuore di un parco meraviglioso.

 

Ma….il motivo per il quale ho lasciato parte del mio cuore qui sono le persone, sono abituata ai ritmi frenetici di Tokyo, specialmente di Shinjuku.

Mi è capitato di entrtare in un convenience store per acquistare una bottiglietta di Oujicha (ho finalmente trovato un tè che mi piaccia); una volta arrivata alla cassa la signora mi ha chiesto se volessi un sacchetto, le ho risposto che lo avrei bevuto subito perchè era molto caldo quel giorno ed avevo sete, lei ha sorriso e mi ha detto ” si ma copriti perchè la sera qui fa freddo”.

Si è trattato di un breve scambio di battute eppure io sono rimasta così felicemente sorpresa e mi sono ritrovata a sorridere come una bambina mentre bevevo il mio oujicha ghiacciato. Non mi era mai successo che mi rivolgessero una parola più del dovuto nei convenience store.

Le persone con cui ho avuto modo di interagire, (sebbene con il mio giapponese veramente molto limitato) si sono dimostrate, senza eccezione alcuna, non soltanto estremamente gentili e disponibili, ma sorridenti e curiose, propense al dialogo ed allo scambio. Un’altra signora mi ha addirittura spiegato come togliere l’amaro dai cetrioli dopo aver intuito che ne fossi particolarmente ghiotta.

Sono stati due giorni in cui il mio cuore è stato costantemente riempito di sorrisi e dolcezza, e più queste persone si dimostravano sensibili e comunicative e più quel pensiero a cui accennavo sopra si faceva insistente “perchè a queste persone è stata fatta vivere un’esperienza così crudele?”.

So perfettamente che si tratta di una domanda infantile, la storia la conosciamo tutti e le guerre non hanno cuore, tuttavia è difficile, almeno per me, discernere ragione e sentimento.

Hiroshima mi ha accarezzato il cuore.

Per questo motivo una parte di esso è rimasta lì in attesa di tornarvici e di visitare anche Miyajima, l’isola vicina che purtroppo questa volta non ho avuto il tempo di vedere.

Mi piace l’idea di non aver ancora “finito”, mi dà l’alibi per poterci tornare. La prossima volta non credo visiterò nuovamente il museo a meno di non doverci accompagnare qualcuno, ma anche in quel caso è possibile che io decida di attendere in un caffè della zona. Non credo di volermi sottoporre ancora a quella tempesta emotiva e temo che non sarei in grado  trattenere le lacrime nemmeno questa volta.

La mia gita in questa città si è conclusa con il motivo per il quale ero stata spinta a prendere il treno: un concerto acustico tenutosi  all’ultimo piano di un grattacielo, e dal quale si poteva ammirare una splendida vista.

E’ stato uno dei live più intensi ai quali io abbia mai assistito. Adesso è difficile asserire con certezza a cosa vada attribuito il merito. La location con vista mozzafiato? Il mio sgabello in prima fila davanti al microfono? La performance perfetta e toccante, che ha incluso la mia canzone preferita di tutti i tempi e che non viene mai suonata dal vivo?

Normalmente ai concerti non socializzo molto, ad altri fan non piace interagire con gli stranieri e difficilmente si attacca bottone. Ma non qui: dove mi sono ritrovata a parlare del fatto che venissi dall’Italia, che il giorno dopo sarei andata a Fukuoka e che allora ci saremmo rivisti.

Non ho parlato del cibo: ma sappiate che c’è un museo dedicato agli okonomiyaki, ed è proprio uno dei piatti che ho assaggiato per cena, ovviamente delizioso!

Grazie dal profondo del cuore Hiroshima, aspetto il giorno in cui ci incontreremo di nuovo.

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Tokyo Soup – Ryu Murakami

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Se non temete un pugno nello stomaco, immagini forti e riflessioni disturbanti ma oneste sull’animo e la psiche umana: allora va bene, lasciatevi accompagnare da Kenji per le notti di Kabukichou, il distretto dell’intrattenimento a luci rosse (ma non solo), di Shinjuku

Kenji è un giovane ventenne che lavora come guida turistica (senza licenza) nei quartieri a luci rosse di Tokyo. La sua mansione consiste nell’interpretare ed assecondare i desideri dei suoi clienti, in modo tale da poterli accompagnare laddove costoro potranno trovare la soddisfazione dei loro istinti.

A sole tre notti dal Capodanno viene assunto da Frank, un turista americano come tanti se ne vedono, come tanti alla ricerca di sesso ed esperienze esotiche eppure…. fin dal principio Kenji sente qualcosa che non va, non si tratta di un evento od un atteggiamento particolare, nè di una frase o un atteggiamento insolito; tuttavia qualcosa nel nuovo cliente inquieta Kenji. Si tratta solo di paranoia date dal tipo di lavoro ed il naturale atteggiamento verso gli stranieri?

Non c’entra nulla il cadavere fatto a pezzi di una studentessa ritrovato poche sere prima, perchè mai Kenji dovrebbe associare un normale cliente ad un omicidio così efferato? Si tratta solo di un turista dopotutto, e la ragazza trovata a brandelli stava praticando “Enjou Kosai” (una forma di prostituzione particolarmente diffusa tra le giovani giapponesi) per cui nemmeno i media hanno indugiato troppo sulla notizia.

Non c’entrano le banconote sporche di sangue con le quali Frank, il nuovo cliente, paga in uno dei bar. La pelle levigata, lo sguardo annoiato, quella luce nello sguardo che talvolta pare spegnersi come un black out improvviso. Le piccole contraddizioni nei racconti di Frank non sono poi così importanti, dopotutto è un turista e sta pagando: può raccontarsi come preferisce, chi è mai Kenji per giudicarlo fintanto che paga?

Eppure il senso di disagio e paura cresce nella mente della voce narrante e nel lettore, pagina dopo pagina, l’inquietudine che qualcosa di tremendo ed irrimediabile stia per accadere diventa sempre più palpabile.

Si tratta davvero soltanto di paranoia?

Tokyo Soup non è soltanto un racconto giallo violento e brutale di quello che può accadere nelle notti di Shinjuku: è un viaggio ed una riflessione sulla la società giapponese da un punto di vista critico ed arrabbiato eppure rassegnato.

L’importanza delle tradizioni nonostante la miriade di priorità moderne, ed il fatto che esse persistano radicate nella coscienza di ogni individuo giapponese indipendentemente dal suo stile di vita non possono non affascinare. La descrizione dei suoni del capodanno, così come il profumo della zuppa di miso sarebbero normalmente fuori contesto in un libro del genere, eppure il tutto si amalgama in maniera coerente.

 

I soli 3 libri di questo meraviglioso autore pubblicati nella nostra lingua non solo sono fuori ristampa, ma introvabili e particolarmente costosi sul mercato dell’usato.

Tuttavia se li avete in qualche su qualche mensola dimenticata della libreria, se vi capita di intravederli in qualche negozio o bancarella non lasciateveli sfuggire, o quanto meno date loro una possibilità.

Tokyo Soup l’ho trovato usato su Amazon.it, se conoscete l’inglese non sarà invece particolarmente arduo procurarselo.

Infine, mi sento di consigliarlo caldamente a chiunque apprezzi la regia di Takashi Miike: Audition per esempio è tratto proprio dall’omonimo libro di Murakami.

 

Credits:

Fuori catalogo – Non ordinabile

  • Editore: Mondadori
  • Collana: Strade blu
  • Traduttori: Tashiro K., Bagnoli K.
  • Data di Pubblicazione: aprile 2006
  • Pagine: 232

 

Pochi giorni alla partenza

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Controllo sempre la scadenza anche se dovrei sapere che mancano diversi anni!

 

I giorni che precedono la partenza sono sempre intrisi di mille cose da fare… Ogni volta mi dico che non serve agitarsi, che andrà tutto bene e che se anche dovessi dimenticare qualcosa non mi sto recando su di un’isola deserta bensì in una megalopoli quale Tokyo.
Nonostante le raccomandazioni mi ritrovo comunque in stato di agitazione.
Le giornate si infittiscono di impegni pre e post lavoro, se deve capitare un imprevisto è certo che sarà in questi giorni.
A breve andró a stampare tutte le informazioni importanti di viaggio, dopodiché ho incastrato il parrucchiere (molte donne lo amano, per me è un supplizio, odio i posti in cui sai quando entri ma non quando e come ne uscirai), una seduta dall’estetista, una visita a mia madre (la quale ieri aveva urgenza che le prenotassi un volo per domenica), un incontro con la mia amica del cuore (che gentilmente mi presterà una valigia comoda che preparerei forse domani). Sempre oggi occorre fare un salto in farmacia, ho la prescrizione medica di farmaci senza i quali non potrei nemmeno avvicinarmi all’aeroporto, me lo dico da una settimana ma quando ho i soldi con me non trovo farmacie aperte…e quando non ne ho ovviamente si.

Segue il cambio di portafoglio, lasciare le cose inutili qui ed accertarsi di avere le carte giapponesi ed il passaporto al sicuro.

Ogni tanto butto un occhio all’agendina e controllo lo schedule, mai come quest’anno il Japan Rail Pass sarà stato così ben ammortizzato, il che significa anche che sarò una trottola da un punto all’altro. Si è aggiunta all’elenco dei posti dove andrò anche Fukuoka. Il motivo principale che mi spinge fin laggiù è un concerto, tuttavia ho appuntato diverse cose da vedere sopratutto la sera.

Tutta l’itinerario per queste due settimane si è parecchio infittito, tra il nuovo Gundam Unicorn in movimento e almeno quei cari amici da salutare si rischia di non riuscire a fare un all night come si deve al karaoke!

Il dilemma odierno, riguardando la lista delle cose da mettere in valigia è: cosa fare con il 3DS? Portarlo o non portarlo? So che pare un aggeggio piccolo e poco ingombrante, ma posso assicurare che la borsa di una donna può arrivare a pesi terrificanti ed ogni piccola cosa assume un peso specifico diverso dal normale.

L’orologio non segna nemmeno le 8 mentre scrivo questo articolo, ma sono al terzo caffè, doccia già fatta e mi appresto a mettermi in moto verso il primo impegno.

Ma: sono la persona più felice del mondo. L’ansia, il batticuore, i pensieri svaniranno presto, forse dovrei smetterci di combattere dal momento che ogni volta si ripete la medesima situazione. Inoltre a fine ottobre partirò nuovamente, si rischia di entrare in un loop che vorrei evitare. Non sono mai partita|ripartita a così breve distanza, ne farò un esperimento personale e vaglierò i miei stati d’animo con curiosità! Chissà, magari il 27 ottobre sarò la persona più tranquilla mai esistita.

Il Giovane Robot

Generalmente in estate leggo sempre molto, tuttavia durante queste vacanze pur essendomi portata almeno 3 libri non sono riuscita a portarne a termine nemmeno uno. Il caldo, i panorami meravigliosi ed i profumi del luogo in cui sono stata mi hanno totalmente distolta da quello che da sempre è uno dei miei intrattenimenti preferiti.

Un paio di giorni fa mi sono recata in Stazione Centrale a prendere la mia migliore Amica che finalmente rientrava in città, nell’attesa sono entrata con aria quasi distratta alla Feltrinelli, non avevo bene in mente il titolo di quello che stavo cercando, ricordavo solo vagamente la casa editrice, quando mi sono imbattuta nella copertina che vedete qui sotto.

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“Il Giovane Robot” di Sakumoto Yōsuke. Edizioni e/o

Subito sono stata incuriosita. Non si giudica un libro dalla sua copertina: corretto. Ma ciò non toglie che sia proprio questa talvolta ad attrarci. Dalla trama non ero riuscita a comprendere se si trattasse di un racconto di fantascienza o qualcosa di differente.

Non ne conoscevo l’autore: Sakumoto Yōsuke, in quarta di copertina è indicato che a 19 anni è stato colpito da una forma di schizofrenia con la quale lotta da anni, ma che ha vinto proprio con questo romanzo un importante premio per autori emergenti.

“Il Giovane Robot” si chiama Rei, veste i panni di uno studente sedicenne ed è progettato per assolvere una missione ambiziosa: portare la felicità agli esseri umani.

Sin dalle prime pagine Rei puntualizza la sua condizione con queste parole:

«Il mio aspetto è quasi uguale a quello umano. Mi rendo conto, però, di essere diverso, perché non provo sentimenti. Se esistessero robot uguali agli umani perfino in questo, come potrebbero avere coscienza di sé in quanto automi?».

Rei non perde mai di vista l’obiettivo per il quale è stato progettato, pagina dopo pagina mi ha accompagnata nella sua quotidianità, sui banchi di scuola, mentre cerca di farsi degli amici non per se stesso ma perchè è così che deve comportarsi per rendere felici i suoi compagni di scuola. E’ studioso e bravo nel ping pong, ma sta attento a non eccedere ovviamente.

E’ di bell’aspetto, riscuote persino un discreto successo con le ragazze, cio nonostante sa fin da subito che non possono esserci relazioni tra gli esseri umani ed i robots. L’impegno che impiega da quando si “accende” è lodevole, un perfetto adolescente giapponese.

E’ tutto qui? La storia già vista e letta in decina di libri, film, manga, serie tv? Il robot che magari può iniziare a provare qualcosa?

No. Non è affatto tutto qui.

Ho terminato la lettura in due giorni, emozionandomi come il protagonista non avrebbe potuto fare (dal momento che non può provare nulla, giusto?). Tuttavia riga dopo riga, pagina dopo pagina gli strati di lettura si moltiplicano, il punto di vista viene allargato, il sorriso iniziale, pur non abbandonandomi totalmente si è trasformato in apprensione.

Rei si trova a dover fare i conti con la complessità dei fragili equilibri che costituiscono le relazioni di qualsiasi natura esse siano; le situazioni inattese si innescano pur impegnandosi al massimo e faranno si che le domande che egli si pone prima di “spegnersi” ogni sera per il riposo di cui necessita siano sempre più simili a quelle degli esseri umani.

Fin dai primi capitoli ci si chiede chi sia quell’uomo dai vestiti sporchi e con un berretto di lana che pare sorvegliarlo da lontano, quando rientra a casa. Che si tratti di qualcuno a conoscenza della sua natura nonostante le attenzioni di Rei nel tenerla segreta?

Mi piacerebbe poter raccontare altro, ma mi rendo conto che non sarebbe corretto. Lo consiglio vivamente a chiunque voglia intraprendere una lettura scorrevole ma non banale. Lo stile narrativo è semplice e adatto a tutti. I temi trattati, così come la storia, ci riguardano indipendentemente dalla nostra età e da quanti anni abbiamo terminato la scuola: proprio perchè di animo umano si tratta.

Uno spaccato della società giapponese già sovente definita “robotica” per i suoi atteggiamenti e rettitudine, quanto bisogna essere perfetti per integrarsi e sopravvivere?

Sakumoto Yōsuke è dotato di una  sapienza narrativa che nella sua semplicità riesce a conciliare non solo i sentimenti, ma anche i drammi dell’esistenza con quel pizzico di humour collocato sempre al posto giusto, mai forzato o esagerato. E’ una sensibilità e delicatezza  tipica di alcuni autori Nipponici, che qui ho ritrovato piacevolmente.

Spero di cuore di poter leggere presto una nuova opera di questo scrittore.

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Quarta di Copertina

 

 

Credits: “Il Giovane Robot” di Sakumoto Yōsuke. Edizioni e/o

Sito casa editrice dedicata al libro dove è possibile acquistare l’edizione brossurata ed in formato ebook:  https://www.edizionieo.it/catalogue/reply/faa7a2a62f8e773007b2216dc9463250/p1

 

 

Iniziare a curiosare tra gli scaffali

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Quando ci si innamora succede che si vuole conoscere tutto di quella persona che ci ha stregato il cuore, giusto?

Lo stesso accade quando capiamo di amare un posto o semplicemente iniziamo ad interessarcene, quasi senza rendercene conto intraprendiamo ricerche.

Non saprei dire quando ho cominciato ad interessarmi alla cultura Nipponica, forse è iniziato da bambina guardando i primi anime che venivano trasmessi sulle reti private tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, mi incuriosivano quei simbolini strani al termine di ogni episodio ( つづく lo ricordate anche voi?) e alcune sigle che venivano cantate in una lingua che sicuramente non era italiano, ma da bambini non era poi così importante.

E per coltivare quella bambina non ho mai smesso di guardare ed amare quei disegni che mi danno tutt’oggi numerose emozioni; tuttavia sono una persona curiosa, pertanto quando ancora internet non era in ogni casa degli italiani ed i social non esistevano ho scoperto in edicola che esistevano addirittura dei fumetti che ripercorrevano quelle storie che tanto mi affascinavano.
(Se penso che acquistai il primo numero di Bastard edito da Granata Press e che ad oggi Hagiwara non ha ancora terminato la sua opera sono indecisa tra una risata ed un pianto, ma questa è un’altra storia)

Dai primi manga…ai primi libri è stato un salto velocissimo, un pò perché amo leggere e ho la fortuna di essere abbastanza veloce nel farlo, un pò perché la curiosità spinge a saperne sempre di più ed io volevo leggere qualcosa che andasse al di là delle storie a fumetto.

Pur non annoverandola più tra le mie autrici preferite, Banana Yoshimoto conserverà sempre un posto speciale nel mio cuore e nella libreria. E’ stata infatti il primo spiraglio letterario verso l’Oriente. In quegli anni leggevo e rileggevo i suoi libri e controllavo mensilmente in libreria nella speranza che nel frattempo fosse stato editato qualcos’altro.

Ad oggi Tsugumi, Sonno Profondo, Amrita e il racconto breve al termine di Kitchen – Moonlight Shadows- rappresentano letture che consiglio caldamente a chiunque, che si apprezzi o meno una determinata cultura.
Sopratutto Sonno Profondo mi aveva affascinato terribilmente, nonostante siano passati anni il racconto della donna il cui lavoro consiste nel vegliare sull’altrui sonno mi aveva ammaliata; Shiori infatti usava giacere in un grande letto a baldacchino accanto a chi ne richiedeva (sotto compenso) la sua presenza; Il suo compito era di condividerne il sonno, ma dopo un’intera notte sentiva di aver trasportato e in qualche modo condiviso le tenebre delle anime inquiete dei suoi clienti.

Pensare che esiste un paese dove sia possibile un mestiere del genere è strabiliante. Non voglio fare la recensione di un libro che consiglio perché non credo di esserne all’altezza, tuttavia per chi ha un rapporto diverso con il sonno ed il buio è indubbiamente una lettura interessante nella sua semplicità.
Banana Yoshimoto racconta qui con naturalezza anche i sentimenti più complessi, i dialoghi sono essenziali, come del resto molto delle conversazioni private tra giapponesi: tolti i fronzoli dei rapporti formali quello che rimane da dirsi può essere veramente ridotto a poche ma esaustive parole.

La freschezza che portano con se i primi libri editati di quest’autrice mi fa ancora sorridere e sospirare, proprio qualche giorno fa li ho ripresi in mano e sfogliati. Se anche negli anni ho trovato scrittori a me più congeniali, questo non significa che chi ci ha preso per mano inizialmente debba essere dimenticato o accantonato. Mi rendo conto che a volte il tempo è tiranno e sembra quasi una perdita dello stesso rileggere qualcosa che ha già occupato le nostre ore in passato, ciò malgrado se abbiamo provato un’emozione piacevole una volta, perché non rischiare di farcene nuovamente accarezzare?

Cercando sul web i link dove eventualmente acquistare i libri di cui accennavo, mi sono imbattuta in un testo che non conoscevo ma che mi incuriosisce molto: “ I Viaggiatori della Notte”, peccato sia disponibile soltanto in formato digitale e non cartaceo. Amo il profumo della carta stampata e non sono ancora riuscita ad arrendermi ai vari lettori digitali disponibili sul mercato. Ma voglio provare a leggere anche questo, pertanto a breve può essere che io scriva ancora di Banana Yoshimoto, magari prima di dilungarmi con colei che adoro più di ogni altra.

Non smetterò mai di curiosare tra gli scaffali, talvolta senza nemmeno sapere cosa cercare. E’ proprio così che a volte un nome, un colore, un profumo ci attraggono e si aprono nuovi mondi e visioni. Non si conosce mai a fondo un paese, una cultura, un popolo, nemmeno quello al quale apparteniamo; figuriamoci quanto possa essere difficile approcciarsi ad un sito così distante sotto tanti punti di vista. Amo ed odio allo stesso tempo così tanti aspetti del Sol Levante, e nonostante questo ho sempre fame di sapere, vedere, scoprire, toccare.

Ho sempre creduto che leggere sia la prima porta verso una nuova cultura, è quella più semplice ed economica; ci permette di entrare discretamente, in punta di piedi. Sull’autobus mentre andiamo al lavoro, in coda al supermercato o alle poste, la sera per conciliare il sonno. Minuti preziosi che possono essere riempiti trasportandoci con delicatezza nella vita di qualcun altro.

Qualche minuto lo abbiamo tutti.

Di seguito i link:
Sonno Profondo: https://www.amazon.it/SONNO-PROFONDO-Banana-Yoshimoto-ZCG19/dp/B0098MPO4I/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1500998121&sr=8-2&keywords=banana+yoshimoto+sonno+profondo
Tsugumi: https://www.amazon.it/Tsugumi-Universale-economica-Banana-Yoshimoto-ebook/dp/B00B1WDDXM/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1500998828&sr=8-1&keywords=banana+yoshimoto+tsugumi
Amrita: https://www.amazon.it/Amrita-Banana-Yoshimoto/dp/8807815206/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1500998854&sr=8-1&keywords=banana+yoshimoto+amrita