Tragedia d’inverno di Natsumi Takezaki

Ci sono libri che arrivano per caso, quasi come un esperimento. Tragedia d’inverno l’ho scelto approfittando della promozione di Kindle Unlimited (0,99 centesimi per due mesi): un abbonamento che non rinnoverò, perché la maggior parte dei titoli che ho in lista non è disponibile lì. Ma proprio per questo mi è sembrata l’occasione giusta per dare una possibilità a qualcosa di inaspettato, diverso, e vedere dove mi avrebbe portata.

La raccolta mi ha lasciato sensazioni contrastanti. Alcuni racconti mi hanno catturata più di altri, ma il primo rimane senza dubbio quello che mi ha colpita con più forza.

Ha quella capacità di insinuarsi piano e disturbare senza bisogno di colpi di scena eccessivi: un’inquietudine sottile, che resta addosso come un’eco. È il tipo di narrazione che cerco quando ho voglia di noir: storie che non intrattengono soltanto, ma graffiano, turbano, e ti obbligano a restare.

Non mancano però le ombre. La presenza di numerosi refusi e piccoli errori interrompe la fluidità della lettura, lasciando l’impressione di un testo pubblicato senza la cura editoriale che avrebbe meritato. Non è qualcosa che impedisca di andare avanti, ma è sufficiente a distrarre e a togliere un po’ di peso alla scrittura.

Un’altra curiosità riguarda l’autrice stessa. Nei crediti non compare alcun traduttore e Amazon segnala che Natsumi Takezaki è nata in Giappone ma vive da tempo in Italia. Non è chiaro quindi se i racconti siano stati scritti direttamente in italiano o se ci sia dietro uno pseudonimo. La sensazione che ho avuto è di una voce non totalmente autentica, tuttavia interessante, a tratti capace di grande intensità, ma che non sempre trova un sostegno adeguato sul piano stilistico. Come se ci fosse un potenziale forte, ma ancora un po’ grezzo.

Nonostante queste perplessità, non posso dire che la lettura sia stata una perdita di tempo. Al contrario: il libro inquieta al punto giusto, e proprio per questo mi ha lasciato la voglia di esplorare ancora. Mi piacerebbe leggere altro di questa autrice, per capire se, con un editing più attento, la sua voce riesca a esprimersi in modo pieno.

Forse Tragedia d’inverno non è un libro “perfetto”, ma resta uno di quei testi che riescono comunque a insinuarsi. Un po’ come mi era capitato con Il paese dei suicidi di Yu Miri, o con alcuni racconti di Otsuichi: non sempre lineari, non sempre impeccabili, ma capaci di evocare un’inquietudine che resta. Ed è probabilmente questo che mi interessa di più nelle mie letture: non la perfezione formale, ma la capacità di lasciare una traccia.

Consigliato per chi cerca storie che lasciano ombre più che risposte, per chi ama racconti che disturbano come un inverno lungo e silenzioso, e per chi non teme letture imperfette ma capaci di insinuarsi sottopelle, con il fascino di un potenziale narrativo ancora in crescita.

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