La fiera delle parole, Otokawa Yuzaburō

La fiera delle parole è un romanzo che affascina già dal titolo: promette un viaggio in un mondo dove i vocaboli non sono semplici strumenti di comunicazione, ma creature vive, dotate di valore e destino propri.

Otokawa Yuzaburō costruisce una prosa elegante e misurata, che sa concedersi momenti di poesia senza mai scadere nell’eccesso.

Il libro si legge con facilità grazie a uno stile scorrevole e a un’idea narrativa originale, capace di incuriosire. L’autore tratteggia un universo insolito, dove il mercato delle parole diventa specchio dei rapporti umani, delle emozioni e delle ambizioni.

Ho trovato particolarmente stimolante l’approfondimento sulle differenze e le peculiarità dei mestieri di interprete e traduttore: un tema che l’autore affronta con competenza e sensibilità, restituendo la complessità di due lavori spesso confusi tra loro, ma in realtà molto diversi per approccio, ritmo e attitudine richiesta.

Eppure, pur riconoscendone la qualità, non posso dire che mi abbia completamente conquistata. La trama procede in maniera lineare, senza particolari scossoni emotivi, e in alcuni momenti mi è sembrato che la ricchezza dell’idea iniziale non fosse sfruttata fino in fondo. È un romanzo che si apprezza più per la finezza della scrittura che per l’intensità del coinvolgimento.

In definitiva, La fiera delle parole è un testo raffinato e ben costruito, che piacerà a chi ama letture delicate e concettuali, e che offre anche uno sguardo prezioso sul mondo della mediazione linguistica, ma forse lascerà un po’ di distanza emotiva a chi cerca una narrazione più avvolgente e travolgente.

Qualche parola sulla trama dalla seconda di copertina:

Hiroyuki e Yuko hanno vent’anni quando si incontrano al campus della loro università.
È il 1980. Da una parte c’è lei: forbita e diretta; impaziente, spigliata e sfuggente.
Dall’altra, invece, c’è lui: cauto e paziente; ondivago e insicuro.

Entrambi fanno della lotta con le parole il loro mestiere, seppure in modo diverso: lei come interprete simultanea e lui come traduttore di romanzi. Sempre in giro per il mondo, divisa tra una conferenza e l’altra, Yuko è uno spirito libero indomabile. Hiroyuki, invece, si rintana nel suo studio, alla ricerca di frasi e termini appropriati per le sue traduzioni.
L’antitesi caratteriale, che si riflette nelle rispettive scelte professionali, farà nascere un profondo e indissolubile sentimento d’amore tra i due protagonisti.
Ciononostante, le loro strade si divideranno e si incroceranno più volte, fino all’epilogo inatteso…

Lascia un commento