Non sono multitasking.

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Non riesco a tenere la musica di sottofondo, non ne sono mai stata capace.

Sin da ragazzina, quando i miei compagni di scuola mi dicevano di studiare con la radio o una cassetta nel mangianastri. Non che non ci abbia provato, ma immancabilmente finisco col focalizzarmi su uno degli strumenti captati dalle mie orecchie (nel 99% dei casi sulla voce).La Voce è sempre stata lo strumento che maggiormente fa vibrare le corde della mia anima, indipendentemente dal genere musicale. Ho sempre seguito pochi artisti anche per questo, se la voce non mi crea emozioni dopo un paio di brani mi annoio.


Andare a ballare in discoteche con musica new wave o rock mi è sempre piaciuto ma nel momento in cui partiva un brano particolare mi ritrovavo puntualmente a cantare e ballare da sola.


Non posso leggere se ascolto quello che mi piace, non posso concentrarmi sul lavoro, su un pacco da fare; mi capita di scendere alla fermata sbagliata dell’autobus o di non salirci se mi passa davanti.Se sono in giro a piedi  faccio attenzione ai semafori per puro spirito di sopravvivenza ma non mi rendo conto di essere arrivata. Una volta una bambina mi ha investita col suo monopattino.Posso cucinare qualcosa di semplice che so fare in automatico, ma non sono in grado di seguire una ricetta nuova o complessa.

Non sono multitasking.


Ieri per esempio mentre tornavamo da una gita in auto è partita una playlist dei Kαin e ho salutato il navigatore, la mia testa è tornata a quando ho ascoltato quel brano per la prima volta dal vivo, alla gestualità tipica durante quei concerti, a cantare e gli occhi inumiditi hanno faticato a trattenere un pianto che in quel momento era di pura nostalgia, accompagnato dall’incertezza del non sapere quando sarò nuovamente in grado di vivere un’esperienza del genere.

Capita anche a voi?

Cosa c’entrano queste parole con Tokyo? 

A Tokyo finisco con il dormire veramente poco, sopratutto i primi giorni quando sono ancora sopraffatta dall’adrenalina, una sera, saranno state le 23, mi sono infilata gli auricolari e sono uscita di casa. Ho percorso la deserta stradina di Shin-Okubo dove alloggiavo in quel periodo, ho poco senso dell’orientamento per cui faccio sempre le stesse strade per non perdermi. Eppure rimebro perfettamente “quella” sera in particolare ed i dettagli.  Mentre ascoltavo la musica osservavo distrattamente le vending machine di bibite ho controllato di avere in borsa sigarette, accendino e posacenere portatile, alla fine della stradina c’era un negozio di fiori chiuso ma sulla strada principale era quasi tutto aperto, ho sorriso al poliziotto ed ho attraversato la strada per raggiungere l’altro lato della strada ed entrare al seven per comprarmi una birra fresca ed un accendino. Di fianco alla stazione JR di Shin Okubo c’era una grande smoking area, non ho percepito il rumore della lattina che stappavo e il click d’accensione dell’accendino, ho tolto un auricolare e l’ho riacceso due volte. Durane quella singola sigaretta ho visto passare due treni sopra di me, poi mi sono incamminata per la strada che conduce a Shinjuku est.

E’ la strada che costeggia la ferrovia, passano pochissime auto, c’è una piccola corsia destinata ai pedoni ed un paio di ristoranti coreani. Mi piace fare quella strada, è tranquilla e so esattamente dove sbuca, so anche che le altre parallele portano più o meno nello stesso punto ma ogni volta che ne ho imboccata una mi sono persa. Pertanto quella sera, dato che stavo ascoltando musica non potevo permettermi di ritrovarmi chissà dove. Il profumo pungente del curry indiano mi ha indicato che la strada era quasi finita, ho attraversato il sottopassaggio e mi sono fermata alla smoking di fronte allo Yunika Vision dove stavano trasmettendo un estratto di un concerto di Shogo Hamada. Mi sono guardata intorno, la luce abbagliante dello Yunika si mischiava con quella del Pachinko sull’angolo, c’era tanta gente, come sempre. Non ho smesso di cantare mentalmente quello che ascoltavo, ho pensato che forse un riso al curry non sarebbe stato male, o una soba. Mi sono incamminata verso Kabukicho e la folla andava intensificandosi, nulla di strano, ma poi un altro profumo ha iniziato a solleticare le mie narici, qualcosa alla piastra forse, si stava svolgendo un matsuri. Sono rimasta affascinata, sicuramente ci doveva essere confusione ma mi sono ritrovata in un film dove la colonna sonora era quella del mio iPhone. Ho acquistato dei takoyaki e mi sono seduta sui gradini del tempio, che strano questo takoyaki, ma cosa c’è dentro? Non posso sputarlo per controllare…manda giù, scotta, poi ci penserai e cercherai di capirlo dal prossimo, mi serve una birra. Acquisto una birra, 600 yen, ma come, così tanto? La stessa birra al combini costa 328, pazienza, non posso certo andare al seven più vicino poi tornare qui, si raffreddano i takoyaki. Mi risiedo sui gradini e guardo le botti vuote di sake appese intorno a me pensando “che bei regali”, mi cade l’occhio su un baracchino di palloncini di One Piece e Doraemon, di fianco hanno delle chocobanana che mi fanno paura, le mele candite però sono buone. Ah, ma ho i takoyaki, adesso scottano meno, posso mordere e vedere cosa c’è dentro. Una nuvola di fumo mi investe, due ragazzi si siedono di fronte a me con delle seppie giganti fumanti, faccio rotolare il takoyaki nella salsina e lo addento piano, come diavolo fai ad avere ancora la temperatura della lava? Ma resisto e lo osservo, c’è un uovo! Cosa ci va un uovo qui dentro? Com’è piccolo poi! Buono, ah, non è sodo, è barzotto, ma questi takoyaki sono una bomba! Faccio un sorso di birra e mangio il terzo, questa volta in maniera consapevole. Sospiro contenta, skippo la traccia che è appena partita perché si, la band è sempre quella ma la canta il chitarrista e non mi fa impazzire. Faccio un paio di foto e vado alla smoking area del matsuri, abbandono i takoyaki rimasti nel cestino e faccio un paio di foto al tempio, da qui si vede meglio, finisco la birra mentre fumo e noto il baracchino dell’amasake. Che buono, ma non fa così freddo, speriamo che vendano tanto lo stesso, quel signore era stato così gentile l’anno scorso mentre mi porgeva il bicchierino di carta bollente invitandomi a stare attenta a non scottarmi. Ormai sono in giro, potrei andare al Loft, controllo se ho con me carta e penna, si le ho, bè in effetti potrei farci un salto, tanto è qui dietro, devo solo uscire dalla parte giusta del Matsuri. Se lì c’è la chocobanana e più avanti quello delle mele candite sono dalla parte giusta.  Forse so un un pò di pesce grigliato e fritto ma tanto non devo incontrare nessuno. Forse se passerò tra le chocobanane, la frutta candita e lo zucchero filato avrò un odore diverso. Avevo messo il profumo prima di uscire? Figurati, non mi sono nemmeno truccata, ho infilato i primi jeans che ho trovato e gli occhiali da sole. Li ho ancora su? Cavoli Tokyo è proprio illuminata a giorno stasera, non me ne ero resa conto. Ah, i pantaloni sono strappati, pazienza, tanto sotto ho i boxer. Vado a farmi un drink poi torno a casa, si, tanto ormai sono fuori e mi sono svegliata. 

L’unica cosa che posso fare, mentre ascolto musica, è scrivere.

Non scrivere recensioni, per quello mi serve il silenzio assoluto, ma lasciare correre i miei pensieri e le mie emozioni come in questo momento. Non riesco a fare altro. Forse per quello faccio un uso che è più un abuso dei puntini di sospensione (ma sto cercando di controllarmi). Eppure, per qualche strano motivo, alcune cose come quello spezzone di serata appena raccontata rimangono come disegnati perfettamente nella memoria. Non solo le cose che ho visto ma i pensieri, e posso garantire che la mia memoria non è assolutamente degna di nota. 

 

 

 

Facciamoci belle (?) ci aiuta anche Sailor Moon!

Rimembro come se fosse ieri la prima volta che mi addentrai in una famosa catena giapponese: Matsumoto Kiyoshi!!

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Ecco l’insegna di Matsumoto KiYoshi! Ritengo opportuno segnalare proprio questo negozio in quanto ha la possibilià di Tax Free ed è presente praticamente ovunque!

A dire la verità quella volta mi occorreva un semplice detersivo per lavatrice, ma ricordo che mi aggiravo affascinata per i corridoi, guardando i numerosi prodotti, creme, lozioni sieri, ma anche medicine e medicazioni senza capirne assolutamente nulla.

Mi disturbava terribilmente guardare tutte quelle confezioni invitanti senza potervi accedere con cognizione di causa; ma per fortuna negli anni, con un pò di migliorie apportate al mio giapponese (sempre carente) ma sopratutto grazie all’aiuto di alcune amiche, le cose sono cambiate! Ho finalmente selezionato una serie di prodotti di cui sinceramente non riesco più a fare a meno, ne faccio sempre scorta quando sono a Tokyo e sono a mio avviso adatti a tutti!

Partiamo dalla base ovvero dalla pulizia: Perfect Whip!

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Questo prodotto si trova praticamente ovunque, anche nei Convenience Store ad una cifra che va dai 4 ai 6 euro a seconda del cambio e delle promozioni del momento.            E’ un sapone si presenta con una texture molto densa, ne basta meno di un’unghia per creare una schiuma soffice ma delicata e senza profumo. Si utilizza come un normale sapone liquido e già mentre lo si massaggia sul volto si ha una sensazione di freschezza e pulizia. Si risciacqua normalmente con acqua tiepida o fresca regalandoci una pelle  compatta, asciutta e pulita veramente a fondo. Mi sento di consigliarlo sopratutto a chi ha problemi di pelle mista o grassa. Un alleato quotidiano di cui davvero non posso più fare a meno! Una confezione di prodotto, usata quotidianamente mattino e sera dura veramente a lungo. (Sono tornata dall’ultimo viaggio a Novembre e non l’ho ancora terminata).

Solo un piccolo accorgimento: stiamo attenti a non far andare per sbaglio il prodotto negli occhi: brucia tantissimo!!

 

Giornata finita e tanto trucco da togliere? Bioré aiuta anche gli occhi più delicati!

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Perfetto per chi come me è un pò pigra e cade in uno stato di sconforto ogni volta che si deve liberare di un make up un pò più intenso del solito, magari costituito da fondotinta, cipria, ombretto, eyeliner, mascara, matita ecc!

Personalmente ho provato tantissimi struccanti, anche specifici per occhi,  ma tutti mi hanno sempre fatta piangere ad oltranza. Poi un giorno, finalmente, il miracolo!

Uno struccante in gel leggermente oleoso, estremamente delicato ma dalla efficacia perfetta anche se dobbiamo lavare via strati di make up water-proof! Si usa come un normale sapone detergente e lascia la pelle non soltanto pulita, ma morbida ed idratata.

L’aspetto che mi ha conquistata al primo utilizzo, non posso non ribadirlo: è il fatto che non brucia agli occhi!

(prezzo dai 7 ai 9 euro; ne basta pochissimo per cui anche qui la confezione dura a lungo).

 

E dopo la pulizia….una lozione tonica non la mettiamo? HADALABO Shirojyun

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Questo prodotto l’ho provato più che altro per curiosità e lo consiglio soltanto a chi non teme di perdere l’eventuale abbronzatura, in quanto ha proprietà schiarenti.

Si tratta di una lozione lattiginosa, senza coloranti e senza profumo, arricchita di acido ialuronico e arbutina (elemento ad azione depigmentante che ha lo scopo di trattare e prevenire i classici disordini da iperpigmentazione).

Nasce come prodotto rivolto a chi vuole rendere la pelle omogenea nel colore, schiarendone il colorito ed attenuandone eventuali macchie.

Lo utilizzo ormai da diversi mesi per cui posso affermare che l’azione schiarente non è poi così evidente, tuttavia il colorito della pelle risulta molto più omogeneo settimana dopo settimana. Il risultato è una pelle compatta ed asciutta, perfettamente levigata.

La lozione non unge e non macchia, se ne viene applicata più del necessario è sufficiente rimuovere quella in eccesso con un foglietto di cotone.

(prezzo dai 7 ai 10 euro circa)

 

Prima della nanna…. consolidiamo tutto il lavoro con HADALABO Shirojyun cream

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Anche questo prodotto ho voluto provarlo più per curiosità; come il precedente si rivolge a chi desidera uniformare il colorito della pelle gradatamente. Parliamo ancora una volta di un prodotto senza profumo e senza coloranti.

Questa crema ha una texture molto delicata e ricorda leggermente il gel, ne basta una piccola quantità per riuscire a coprire perfettamente tutta la superficie del viso.

Idrata e ammorbidisce la pelle secca, sopratutto se stressata da lunghe esposizioni al sole. E’ una crema molto ricca per cui va usata esclusivamente la sera come indicato, in quanto può lasciare quella sensazione di leggero “unto” tipico delle creme molto generose. Nulla di grave però: non macchia anche se dormite con il muso schiacciato sul cuscino, ma sopratutto la mattina questo lieve effetto collaterale sarà totalmente scomparso ed avrete la pelle morbida e liscia come il sedere di un bambino!

(prezzo circa 15 euro)

 

La mattina, prima di truccarci, applichiamo una base! Shiseido Fullmake Washable Base

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Questo è un altro di quei prodotti di cui non posso più fare a meno, credo di averne presi 3 di scorta l’ultima volta!!

Si tratta fondamentalmente di una base primer incolore ed inodore. Rende la pelle estremamente uniforme ed il risultato è immediatamente visibile. La caratteristica principale di questo prodotto è che crea una sorta di filtro tra la pelle ed il make up che andremo successivamente ad applicare, rendendone molto più facile il successivo risciacquo. Già, perchè i vari fondotinta e ciprie che utilizzeremo dopo non andranno a riempire davvero i pori ostruendoli, ma si “adageranno” su questo filtro, senza quindi creare danni alla pelle.

Il motivo per il quale adoro questo prodotto non è tanto per questa sua funzione di “filtro”, quanto per il fatto che spesso, quando sono di corsa e non ho tempo/voglia (sopratutto voglia) di truccarmi, mi basta applicare una piccola quantità di questa crema e il risultato è meraviglioso: si viene a coprire in modo naturale un aspetto spento, rossori, discromie e linee sottili, uniformando e lasciando la pelle luminosa per tutto il giorno. Inoltre assorbe gli eccessi di sebo e si adatta a tutti i tipi di pelle ed incarnato.

(prezzo dai 7 ai 10 euro)

 

Infine…. se proprio un fondotinta ce lo vogliamo mettere: Time Secret

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Questo fondotinta non ha nulla di miracoloso, intendiamoci, tuttavia rimane il mio prediletto ed anche di questo faccio sempre scorta!

Esiste in due colorazioni, quella più lattea  (adatta a pelli molto molto bianche) e quella della foto, per pelli normali (ma non abbronzate, si tratta comunque di una base abbastanza chiara).

Mi piace molto la texture che è facilmente applicabile sia con le dita che con l’apposita spugnetta in silicone. E’ infatti un  fondotinta fluido e leggero. Riduce notevolmente la visibilità dei segni di acne, aspetto spento, occhiaie e pori evidenti.  Ci regala una pelle luminosa ed uniforme priva di iperfezioni ma senza l’effetto “mascherone”! Anzi: l’effetto è quello di una copertura trasparente ed un trucco estremamente naturale.

Esiste anche la versione in budle con la cipria, anch’essa molto delicata e dall’effetto coprente molto naturale!

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(prezzo sui 9-12 euro; bundle fondotinta+cipria circa 18-20 euro).

 

Ed infine……. MOON CRYSTAL POWER: MAKE UP!!!!!!!!!

 

Da brava fan di Sailormoon come potevo farmi scappare queste chicche? Ammetto di averli acquistati più per il packaging ed il mio amore verso questo anime che non per la loro qualità in quanto prodotti, anche perchè non avevo assolutamente idea di che cosa stessi acquistando esattamente.

Nonostante questo sono rimasta favorevolmente colpita! Il fondotinta compatto esiste anch’esso in due colorazioni, essenzialmente come quelle di Time Secret. La texture è molto delicata e piacevole ma l’effetto copertura naturale è garantito, nonchè la lunga durata (dopotutto se si deve combattere per salvare il destino della Terra non possiamo mica permetterci un make up che se ne sparisce al primo Cerchio dello Scettro Lunare!).

Il fard è …. uno sfizio delizioso! Nonostante a guardarlo sembri qualcosa di rosa fragola matura, per renderlo visibile sulla pelle occorre metterne davvero molto.

Il prezzo di questi prodotti è notevolmente più alto rispetto a quelli descritti in precedenza (circa 35-40 euro a cad.) ed il loro packaging varia ogni anno pur mantenendo il contenuto inalterato.

Diciamo che se siete delle combattenti che vestono alla marinara si tratta sicuramente di qualcosa di fondamentale, se invece siete fanciulle dalla vita serena e tranquilla potete farne a meno! In ogni caso si tratta di prodotti di qualità che non lasceranno insoddisfatti!

Ovviamente….non sono una fashion make up blogger, ma una donna che cerca di prendersi cura di se anche quando il tempo è tiranno; per cui questo articolo riporta pareri molto personali e come tali vanno tenuti in considerazione. Non ho alcuna presunzione a riguardo, ma penso spesso che per chi si avventura in Giappone senza conoscere la lingua possa essere frustrante vedere tante cose belle e non acquistarle perchè magari non si capisce di cosa si tratti. Inoltre la scelta è talmente ampia che diventa davvero complicato decidere, motivo per il quale ho deciso di condividere la mia esperienza personale a riguardo!

Ad aprile si riparte: altre scorte in arrivo!!

 

Hiroshima… e una parte di cuore è rimasta lì.

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Nel 2018 mi sono spinta per la prima volta un pò più a Sud di questo meraviglioso paese. Mi viene spesso detto che sono “Tokyocentrica” ed in parte è vero, quando mi trovo in Giappone difficilmente mi sposto dalla Capitale, ma credo sia colpa del fatto che nonostante le meraviglie sparse su tutto il territorio… a Tokyo c’è tutto.

Mi hanno spesso consigliato di visitare Hiroshima perchè “si deve fare”, ma una parte di me aveva timore, timore di vedere il luogo che aveva ospitato la tragedia che tutti conosciamo, timore ascoltare i racconti e respirare la storia di persona e non attraverso una cartolina.

In autunno mentre ero ancora in fase di pianificazione il mio artista preferito ha annunciato un concerto in questa città, proprio nel periodo in cui sarei stata in Giappone. Non occorre aggiungere altro, mi rendo conto che la spinta emotiva che mi ha fatto percorrere ore di treno sia discutibile, ma sono il tipo di persona che attraversa gli oceani per la musica.

Sono arrivata in città in una splendida giornata soleggiata di settembre, l’aria mi è parsa così leggera e respirabile e in qualche modo una sensazione di benessere mi ha immediatamente permeata. Ho affittato su Airbnb un appartamento in centro, con la metà dei soldi che costa normalmente nella capitale mi sono ritrovata in una casa con cucina abitabile, camera da letto grande, zona studio, bagno, balcone e ….. armadi!!!! Non mi sembrava vero disporre di tutto quello spazio. Per raggiungerlo dalla stazione non ho dovuto prendere la metropolitana bensì il tram: già, perchè Hiroshima dispone di una fantastica linea tranviaria estremamente capillare ma comoda da usare, a mio avviso più accessibile rispetto ai bus di Kyoto. Girare in tram è bellissimo, personalmente amo il rumore del mezzo sulle rotaie e guardare il panorama anzichè chiudermi nel mio seggiolino della metropolitana.

 

 

Hiroshima si può visitare agevolmente in una giornata, ma esorto a fermarsi almeno una notte per viverne appieno tutte le sfaccettature.

Il mio consiglio è quello di prendere il tram 2 oppure 6 e scendere alla fermata Genbaku-Domu Mae (Atomic Bomb Dome). Non è possibile descrivervi il museo e le immagini non potranno mai trasmettere quello che la visita reale vi farà provare. La prima stanza ci fa immergere nella città che era Hiroshima fino a prima di quel giorno…e pochi passi dopo ci butta al  6 agosto 1945. Impossibile non emozionarsi ed estremamente difficile trattenere le lacrime, sopratutto di fronte ad un ricostruzione in digitale di quanto accaduto.

Mentre mi aggiravo per il museo continuavo a domandarmi per quale assurdo motivo questo popolo aveva meritato una simile carneficina. Questo pensiero mi ha accompagnata durante tutto il mio soggiorno ad Hiroshima, sopratutto ogni qualvolta mi ritrovavo ad interagire con i suoi abitanti.

 

 

Una volta terminata la visita del museo ci si può immergere nella pace del parco e poi raggiungere il Memoriale della Pace. Il monumento rappresenta i resti di un palazzo costruito nel 1915 e destinato ad ospitare fiere ed altri eventi importanti per la città di Hiroshima, i resti del palazzo sono stati preservati ed inseriti nel 1996 tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Proprio qui accanto ci si può sedere per terra e leggere i racconti ed i ricordi di chi visse quel momento, troviamo quaderni tradotti in tantissime lingue tra cui l’Italiano, vale la pena dedicare più di qualche minuto a questo luogo.

Sempre a piedi mi sono poi diretta verso il castello, piccolo se lo paragoniamo ad alcuni altri, ma estremamente suggestivo e collocato nel cuore di un parco meraviglioso.

 

Ma….il motivo per il quale ho lasciato parte del mio cuore qui sono le persone, sono abituata ai ritmi frenetici di Tokyo, specialmente di Shinjuku.

Mi è capitato di entrtare in un convenience store per acquistare una bottiglietta di Oujicha (ho finalmente trovato un tè che mi piaccia); una volta arrivata alla cassa la signora mi ha chiesto se volessi un sacchetto, le ho risposto che lo avrei bevuto subito perchè era molto caldo quel giorno ed avevo sete, lei ha sorriso e mi ha detto ” si ma copriti perchè la sera qui fa freddo”.

Si è trattato di un breve scambio di battute eppure io sono rimasta così felicemente sorpresa e mi sono ritrovata a sorridere come una bambina mentre bevevo il mio oujicha ghiacciato. Non mi era mai successo che mi rivolgessero una parola più del dovuto nei convenience store.

Le persone con cui ho avuto modo di interagire, (sebbene con il mio giapponese veramente molto limitato) si sono dimostrate, senza eccezione alcuna, non soltanto estremamente gentili e disponibili, ma sorridenti e curiose, propense al dialogo ed allo scambio. Un’altra signora mi ha addirittura spiegato come togliere l’amaro dai cetrioli dopo aver intuito che ne fossi particolarmente ghiotta.

Sono stati due giorni in cui il mio cuore è stato costantemente riempito di sorrisi e dolcezza, e più queste persone si dimostravano sensibili e comunicative e più quel pensiero a cui accennavo sopra si faceva insistente “perchè a queste persone è stata fatta vivere un’esperienza così crudele?”.

So perfettamente che si tratta di una domanda infantile, la storia la conosciamo tutti e le guerre non hanno cuore, tuttavia è difficile, almeno per me, discernere ragione e sentimento.

Hiroshima mi ha accarezzato il cuore.

Per questo motivo una parte di esso è rimasta lì in attesa di tornarvici e di visitare anche Miyajima, l’isola vicina che purtroppo questa volta non ho avuto il tempo di vedere.

Mi piace l’idea di non aver ancora “finito”, mi dà l’alibi per poterci tornare. La prossima volta non credo visiterò nuovamente il museo a meno di non doverci accompagnare qualcuno, ma anche in quel caso è possibile che io decida di attendere in un caffè della zona. Non credo di volermi sottoporre ancora a quella tempesta emotiva e temo che non sarei in grado  trattenere le lacrime nemmeno questa volta.

La mia gita in questa città si è conclusa con il motivo per il quale ero stata spinta a prendere il treno: un concerto acustico tenutosi  all’ultimo piano di un grattacielo, e dal quale si poteva ammirare una splendida vista.

E’ stato uno dei live più intensi ai quali io abbia mai assistito. Adesso è difficile asserire con certezza a cosa vada attribuito il merito. La location con vista mozzafiato? Il mio sgabello in prima fila davanti al microfono? La performance perfetta e toccante, che ha incluso la mia canzone preferita di tutti i tempi e che non viene mai suonata dal vivo?

Normalmente ai concerti non socializzo molto, ad altri fan non piace interagire con gli stranieri e difficilmente si attacca bottone. Ma non qui: dove mi sono ritrovata a parlare del fatto che venissi dall’Italia, che il giorno dopo sarei andata a Fukuoka e che allora ci saremmo rivisti.

Non ho parlato del cibo: ma sappiate che c’è un museo dedicato agli okonomiyaki, ed è proprio uno dei piatti che ho assaggiato per cena, ovviamente delizioso!

Grazie dal profondo del cuore Hiroshima, aspetto il giorno in cui ci incontreremo di nuovo.

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Pochi giorni alla partenza

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Controllo sempre la scadenza anche se dovrei sapere che mancano diversi anni!

 

I giorni che precedono la partenza sono sempre intrisi di mille cose da fare… Ogni volta mi dico che non serve agitarsi, che andrà tutto bene e che se anche dovessi dimenticare qualcosa non mi sto recando su di un’isola deserta bensì in una megalopoli quale Tokyo.
Nonostante le raccomandazioni mi ritrovo comunque in stato di agitazione.
Le giornate si infittiscono di impegni pre e post lavoro, se deve capitare un imprevisto è certo che sarà in questi giorni.
A breve andró a stampare tutte le informazioni importanti di viaggio, dopodiché ho incastrato il parrucchiere (molte donne lo amano, per me è un supplizio, odio i posti in cui sai quando entri ma non quando e come ne uscirai), una seduta dall’estetista, una visita a mia madre (la quale ieri aveva urgenza che le prenotassi un volo per domenica), un incontro con la mia amica del cuore (che gentilmente mi presterà una valigia comoda che preparerei forse domani). Sempre oggi occorre fare un salto in farmacia, ho la prescrizione medica di farmaci senza i quali non potrei nemmeno avvicinarmi all’aeroporto, me lo dico da una settimana ma quando ho i soldi con me non trovo farmacie aperte…e quando non ne ho ovviamente si.

Segue il cambio di portafoglio, lasciare le cose inutili qui ed accertarsi di avere le carte giapponesi ed il passaporto al sicuro.

Ogni tanto butto un occhio all’agendina e controllo lo schedule, mai come quest’anno il Japan Rail Pass sarà stato così ben ammortizzato, il che significa anche che sarò una trottola da un punto all’altro. Si è aggiunta all’elenco dei posti dove andrò anche Fukuoka. Il motivo principale che mi spinge fin laggiù è un concerto, tuttavia ho appuntato diverse cose da vedere sopratutto la sera.

Tutta l’itinerario per queste due settimane si è parecchio infittito, tra il nuovo Gundam Unicorn in movimento e almeno quei cari amici da salutare si rischia di non riuscire a fare un all night come si deve al karaoke!

Il dilemma odierno, riguardando la lista delle cose da mettere in valigia è: cosa fare con il 3DS? Portarlo o non portarlo? So che pare un aggeggio piccolo e poco ingombrante, ma posso assicurare che la borsa di una donna può arrivare a pesi terrificanti ed ogni piccola cosa assume un peso specifico diverso dal normale.

L’orologio non segna nemmeno le 8 mentre scrivo questo articolo, ma sono al terzo caffè, doccia già fatta e mi appresto a mettermi in moto verso il primo impegno.

Ma: sono la persona più felice del mondo. L’ansia, il batticuore, i pensieri svaniranno presto, forse dovrei smetterci di combattere dal momento che ogni volta si ripete la medesima situazione. Inoltre a fine ottobre partirò nuovamente, si rischia di entrare in un loop che vorrei evitare. Non sono mai partita|ripartita a così breve distanza, ne farò un esperimento personale e vaglierò i miei stati d’animo con curiosità! Chissà, magari il 27 ottobre sarò la persona più tranquilla mai esistita.

I misteri di Ikebukuro

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Il mio primo viaggio a Tokyo risale ormai a diversi anni fa, ed in quella occasione ho soggiornato in una stanza proprio ad Ikebukuro. Dalla volta successiva mi sono sempre occupata personalmente della ricerca di alloggio, inserendo come parola chiave “Shinjuku-Kabukichou”.

Ikebukuro è meravigliosa, la sua stazione ferroviaria è fornita oltremisura, non ricordo esattamente quante linee si intersechino ma stiamo parlando del secondo snodo ferroviario più grande al mondo (ed ignoro quale sia il primo ma non mi vedranno mai).

Ikebukuro è fantastica: locali, bar, karaoke, love hotel, ristoranti e convenience store aperti 24 ore; numerosi negozi per lo shopping di qualsiasi tipo, da qualche parte c’è persino un parco (che non ho mai trovato).

Ikebukuro è sicura: si può girare a piedi a qualsivoglia ora del giorno e della notte in totale sicurezza, i passanti sono gentili e disponibili nel fornire informazioni ed indicazioni (non tra le 8 e le 9 del mattino, a quell’ora difficilmente si fermeranno ad ascoltarvi, ma se vi capitasse ringraziateli a dovere, io avevo sempre con me qualche caramella e cioccolatino).

La stazione di Ikebukuro non è una stazione bensì una città con all’interno supermercati, ristoranti, librerie, fiorai, negozi di abbigliamento, borse, scarpe… il tutto ovviamente su più piani, i bagni sono sempre pulitissimi e ben visibili e ci sono indicazioni per tutto (perfettamente comprensibili) che indicano le varie uscite e direzioni.

Questi sono dati obiettivi ed inconfutabili, nessuno vi dirà mai qualcosa di diverso in merito a questa splendida parte di Tokyo.

Tuttavia….

Ikebukuro è il mio personale inferno, un buco nero dentro al quale una volta entrata non riesco più ad uscire; ed intendo in senso letterale: non riesco nemmeno ad uscire dalla metropolitana il più delle volte, e quando finalmente arrivo allo scoperto ho ovviamente preso l’uscita sbagliata pur seguendo le indicazioni, ritrovandomi così in una parte totalmente nuova e sconosciuta alla ricerca disperata di una smoking area dove fermarmi con calma a fumare una sigaretta e consultare google maps. Cosa che non so fare… per cui se sono sola chiamo la mia socia su Line (il fuso orario? dettagli) e le chiedo di farmi da navigatore.

Mi ricordo con estremo imbarazzo le rare occasioni di quel primo viaggio in cui mi sono ritrovata ad uscire da sola. Una notte non riuscivo a dormire così sono uscita in cerca di un bar aperto, gli svincoli erano troppi e continuavo a girarmi per controllare che l’insegna luminosa della Sakura house fosse ancora lì, alla fine mi sono arresa e sono tornata indietro prima che le strade cambiassero come le scale di Hogwarts e ho finito col passare la notte al caffè dell’albergo che ci ospitava.

Una mattina dovevo andare in posta a prelevare, la mia Amica mi spiegò la strada e disegnò una mappa dopo la mia espressione perplessa al suo “esci dall’hotel, vai dritto e gira alla prima sulla destra”. La posta la trovai… ma ci misi 40 minuti a ritrovare l’hotel.

Questo perchè ad Ikebukuro le strade mutano non appena cambia la visuale, ne sono assolutamente certa. Basta voltarsi a guardare una vetrina un istante e la strada alle nostre spalle è cambiata, magari addirittura è scomparso un palazzo.

La mattina dell’11/11/2011 diluviava, solo in seguito scoprii che ci sono eventi che senza pioggia non potrebbero definirsi tali; dovevo recarmi a Shinjuku per un concerto (che si sarebbe tenuto solo la sera, ma da brava italiana volevo essere fuori dalla live house quelle 9 ore prima “perchènonsisamai”), oltretutto sarebbe stato il primo live della Voce per cui non avevo dormito nulla, ero emozionatissima, ero salita su quel volo essenzialmente per quello e volevo solo correre verso quello che sarebbe diventato il Mio quartiere nei viaggi successivi.

La mia amica aveva 38 di febbre e mi avrebbe raggiunta solo successivamente, per cui ottimista e spavalda mi sono lanciata fuori dall’albergo con la mia mappa verso la stazione, da lì sarebbero state solo 4 fermate, ce l’avrei potuta fare. Si, a prendere il treno ce la farebbe chiunque, oltretutto quelli che vanno in direzione Shinjuku sono sempre contrassegnati chiaramente, il problema fu raggiungere la stazione. Ci misi qualcosa come 45 minuti fermandomi a chiedere a non so quanti passanti, uno di questi dovette aver visto la disperazione sul mio volto affranto, così senza saper dire una parola di inglese (io a quei tempi di giapponese sapevo solo “sumimasen” e poco altro che non è opportuno rivelare al momento) mi accompagnò gentilmente fino all’ingresso della Stazione. Ero commossa, gli regalai un cioccolatino per ringraziarlo e corsi via perchè ormai erano quasi le 11 della mattina e mancavano solo 8 ore all’inizio del concerto.

Il seguito della giornata merita un post differente, volevo tuttavia rendere l’idea di quanto possa essere difficile girare per questo quartiere dalle mille porte dimensionali.

Ricordo che un giorno all’interno della stazione avevo trovato una libreria splendida, una di quelle a più piani che in Italia non sono mai esistite, qualcosa come 8 piani divisi per settore ed argomento, uno dei negozi più belli nei quali io mi sia mai imbattuta. Sono passati anni da allora, ma non sono più riuscita a ritrovarla. Ho pensato che avesse chiuso e puntualmente ogni volta che mi ritrovo a passare per un motivo o per l’altro da Ikebukuro prendo una mappa della stazione, individuo la libreria dei miei sogni ma dopo 40 minuti di ricerca normalmente mi arrendo e prendo un’uscita a caso in cerca della prima smoking area.

Fortunatamente la stessa libreria esiste anche a Shinjuku, tuttavia mi lascia un pò di amaro in bocca che quella che ho scoperto per prima ami giocare così tanto con le porte dimensionali.

Di seguito un estratto della mappa di zona, il lettino indica chiaramente dove alloggiavo, mentre quell’enorme parte viola azzurra è la stazione, la strada sembrerebbe quasi facile a vedersi: avanti un pezzettino, poi si gira a destra su una strada principale ed infine ad un incrocio grandissimo di nuovo a destra.

 

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Estratto della mappa di zona

Potrei raccontare molti altri aneddoti e disavventure legati a questa zona, tuttavia credo di aver reso l’idea, ma sopratutto la sensazione di sconforto ed impotenza che questa parte della città mi riesce a trasmettere ogni volta. Mi rendo conto che possa risultare qualcosa di ironico, ma davvero in qualche occasione mi sono sentita totalmente persa, Ikebukuro è ad oggi l’unica zona che mi faccia sentire lontana e sola. Trovo poi conforto se scorgo una catena di Caffè che frequento abitualmente, come il Becks o l’Excelsior, mi ci fiondo dentro e riprendo fiato. Nonostante io ami le bambole ed un certo tipo di collezionismo credo di non aver mai trovato il famoso Mandarake di questa parte. Ho poi scoperto di non essere l’unica persona con questo problema, evidentemente si tratta di assenza di poteri magici.

Dopo quella prima volta ho capito che il senso dell’orientamento non è propriamente una virtù che mi appartenga, pertanto ho accettato la sconfitta, non avendo bussole d’oro e vari poteri di localizzazione mi sono orientata verso zone a me più congeniali.

Mi piacerebbe leggere di altre esperienze ed opinioni in merito, e magari fare una statistica!